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Vi racconto i misteri della cultura del lago

11.02.2019
Vi racconto i misteri della cultura del lago
Vi racconto i misteri della cultura del lago
autori: Andrea Vitali
formato: Articolo
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Dalla semplicità e dalla bellezza che gli fece intuire la madre a quelle sensazioni che gli fecero toccare da vicino l’anima del luogo. Lo scrittore Andrea Vitali descrive il suo amore per il lago, che cela il suo vero cuore negli anfratti più profondi.

«Ella è cotesta una passeggiata simpatica, a cui s’invita il pubblico delle quattro mura della città ai piani azzurri del più bel lago d’Italia…». S’avvia così uno dei libri che mi fanno più spesso compagnia, di quelli che si usano tenere sul comodino e prendere di tanto in tanto, aprendoli a caso, certi di trovarsi in un luogo amico, noto e accogliente. Mi riferisco a una guida di fine Ottocento, Como, il suo lago, le sue valli e le sue ville, uscita dalla penna del concittadino Antonio Balbiani. Scoperta per caso nella libreria della casa paterna, fu un viatico, una delle prime chiavi di lettura per imparare l’alfabeto grazie al quale leggere il paesaggio che mi stava attorno, imparare non solo a guardare ma a penetrare dentro i segreti del luogo, impadronirmi di loro e farli diventare i punti cardinali della mia quotidianità. Certo la guida sopra citata narra di un luogo che per caratteristiche, usi e costumi ha ben poco da condividere con l’attuale. Ma il leggerla come favola, e non più come consigliera di sentieri o stazioni di posta dove potersi ristorare, induce a sentirsi quasi eredi di coloro che quelle stesse rive hanno abitato e in possesso di una rigida consegna che impone di non abbandonarle mai. La scoprii giovane, ancora farcito del sogno di farmi scrittore da grande ma senza immaginare quali storie poter raccontare, né di quali strumenti dovessi dotarmi per raggiungere un simile, ambizioso progetto. La gioventù mi portava a credere che tanta grazia dovesse discendermi in capo dal cielo, quasi che, come nella rappresentazione di un evento biblico, prima o poi le nuvole si sarebbero aperte sopra di me per dare il passo al fulmine che mi avrebbe folgorato, illuminandomi la strada. Ero ben lontano dal sapere, e capire, che la semplicità, tanto del sentire quanto del comunicare, era la via più agevole, anche se non la più facile, per raggiungere l’animo altrui. Dovevo attendere alcune lezioni, di vita vera, per cominciare a maturare in questo senso. 

La prima, come la prima pietra di una casa, mi giunse offerta da mia madre, intenzionale certamente anche se non precisamente diretta a fare di me uno scrittore. Piuttosto dettata dalla necessità di condividere un’emozione, chiamare la bellezza con il suo nome. Era settembre, quel mese che, quando fa giudizio, sul lago offre estenuanti sensazioni di incanto. Vi sono, nelle ore di quel mese, silenzi che sono grevi di sensazioni di attesa, momenti di sospensione della coscienza. La nostra piccolezza si palesa in tutta la sua evidenza ed è un bene che di fronte alla magnificenza della natura e della sua ineffabile lingua il nostro essere si sottragga per diventarne parte al pari di un albero o di un sasso. Era settembre, quindi, un mese in cui anche l’animo ha la sua transumanza, e mia madre mi chiamò a sé, sul terrazzo della casa a lago dove allora abitavo, per mostrarmi l’esplosione di un tramonto che aveva più di un colore d’altri mondi. Mi chiamò e mi disse «Vieni e guarda com’è bello». E io obbedii e guardai e vidi, posso ora dire, oltre la cartolina che a taluni avrebbe potuto sembrare. Vidi e sentii quanto la semplicità di poche parole pronunciate con emozione possano rivelare ben più di articolate descrizioni. Avevo sotto il mio sguardo quello che sarebbe diventato non solo il luogo che mai avrei abbandonato, ma anche quello che, aprendomi via via le porte delle sue innumerevoli stanze, sarebbe diventato anche il teatro delle mie storie. Le storie nascono da quegli umori di cui si impregnano i pensieri e le nostalgie per non più abbandonarti. E chi quei luoghi sa e vive, chi cerca di raccontarli agli altri, magari anche senza intenzione ne impregna le parole, profuma di essi, mi piace dire, anche le pagine.

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Andrea Vitali

Andrea Vitali è nato a Bellano, sul lago di Como, nel 1956. Medico di professione, ha coltivato da sempre la passione per la scrittura esordendo nel 1989 con il romanzo Il procuratore, che si è aggiudicato l’anno seguente il premio Montblanc. Nel 1996 ha vinto il premio letterario Piero Chiara con "L’ombra di Marinetti". Approdato alla Garzanti nel 2003 con "Una finestra vistalago" (premio Grinzane Cavour), ha continuato a riscuotere ampio consenso di pubblico e di critica, ottenendo, tra gli altri, il premio Bancarella nel 2006 ("La figlia del podestà"), il premio Ernest Hemingway nel 2008 ("La modista"), il premio Campiello nel 2009 ("Almeno il cappello"). Nel 2008 gli è stato conferito il premio letterario Boccaccio per l’opera omnia e nel 2015 il premio De Sica. Il suo ultimo romanzo si intitola "Gli ultimi passi del sindacone" (2018).

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