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Habermas: Heidegger nazi, Quaderni neri non novità

30.05.2016
Filosofia e religioni sfidano la globalizzazione
Filosofia e religioni sfidano la globalizzazione
autori: Jurgen Habermas
formato: Articolo
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"Quando nell’estate 1953, cioè all’epoca dei miei studi a Bonn, lessi un corso di Heidegger intitolato Introduzione alla metafisica risalente al 1935, che era stato appena pubblicato, per me fu immediatamente evidente, in ragione del gergo, della scelta dei concetti e dello stile, che attraverso quei temi, quei pensieri e quelle frasi si stava esprimendo lo spirito del fascismo. Quel libro mi scosse profondamente, perché fino ad allora mi ero considerato un erede spirituale di Heidegger. E’ il motivo per cui l’articolo di giornale nel quale il fine settimana successivo ho sfogato la mia grande delusione politico-filosofica s’intitola: Pensare con Heidegger contro HeideggerAll’epoca si ignorava che Heidegger aveva scritto fin dal 1916 lettere antisemite alla moglie e che era diventato un nazista convinto prima del 1933. Ma al più tardi nel 1953 ci si poté rendere conto che era rimasto un nazista privo di rimorsi".

Così il filosofo tedesco Jürgen Habermas si esprime in un’intervista che compare sul nuovo numero di “Vita e pensiero” a proposito del suo rapporto con Heidegger e sul coinvolgimento dell’autore di Essere e Tempo col regime nazista. Aggiunge Habermas: "Trovo perfettamente assurdo che i Quaderni Neri siano trattati come un elemento nuovo, e che certi colleghi tentino di sublimare dal punto di vista della storia dell’essere l’antisemitismo di Heidegger e tutto il resto del suo indicibile e sordo risentimento. D’altra parte, resto convinto che gli argomenti di Essere e Tempo letti attraverso lo sguardo di Kant e Kierkegaard svolgano un ruolo importante nella storia della filosofia. Il mio amico Karl-Otto Apel ha sempre insistito sul fatto che Heidegger ha tracciato le linee generali, che sfoceranno nell’elaborazione della sua funesta filosofia tardiva, solo nel 1929 in Kant e il problema della metafisica, nel quale si arroga un accesso privilegiato al 'destino della verità dell’essere'. Da allora Heidegger rinuncia progressivamente all’argomentazione filosofica e diventa un pensatore privato. La transizione tra i seminari di Marbourg, in comune con il teologo Rudolf Bultmann, e il Discorso del rettorato segna il passaggio da un apprendimento individuale del Dasein a una lettura collettiva, il Dasein del popolo. E’ stata quest’ultima ad aver portato Heidegger a consegnarsi alla propaganda e, a partire dal 1945, all’apologia del regime nazista, fino a giustificarne gli atti di violenza".

 

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