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Pagnoncelli: Giovani e università, risorse per un Paese in affanno

08.07.2015
Giovani e università, risorse per un Paese in affanno
Giovani e università, risorse per un Paese in affanno
autori: Nando Pagnoncelli
formato: Articolo
prezzo:
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Sappiamo tutti di vivere momenti complessi, difficili. Un periodo in cui i cambiamenti intorno a noi (e dentro di noi) si fanno vorticosi, veloci, spesso imprevedibili. Sono questi i sentimenti che appaiono dominare il nostro tempo. Definito dai grandi sociologi di volta in volta il tempo del rischio, il mondo dell’incertezza, la società liquida, che si conforma come l’acqua all’esistente. Tempi cupi si direbbe. Eppure, vorrei dire che non è (proprio) così. Vorrei dire che dobbiamo cogliere i segnali positivi che ci vengono dal nostro tempo, aperti come sempre al dialogo, lontani da demonizzazioni e da uno sguardo “passatista”. Cercherò di raccontare perché, dal mio punto di vista, questi possano essere anche tempi fecondi. E come l’università e la formazione siano strategici per assecondare il meglio che questo contesto ci offre. I segni dei cambiamenti di questi ultimi anni sembrano indicare due grandi direzioni insieme convergenti e contrastanti. Una è la direzione della mondializzazione, del mondo che entra dentro di noi, l’altra è la direzione dell’individualizzazione, che non vorrei chiamare, e cercherò di spiegare perché, individualismo. La mondializzazione. Per definirla userò il dizionario Treccani, che dice esattamente: «Nel linguaggio della politica, il fenomeno per cui determinati problemi politici, economici e sociali (inizialmente circoscritti ad alcune zone) acquistano una dimensione e una portata di risonanza mondiale, suscitando una presa di coscienza comune che spinge alla collaborazione generale nel tentativo di affrontarli e risolverli adeguatamente». E, appunto, cercheremo di capire, tra le pieghe delle difficoltà che affrontiamo collettivamente e individualmente, se ci sia e dove sia questa presa di coscienza. Un sinonimo che usiamo largamente, direi prevalentemente, è globalizzazione. Il cui senso è più marcatamente economico. È l’unificazione dei mercati, la diffusione pervasiva delle tecnologie, l’apparente prevalere della tecnica il cui scopo, come direbbe Severino, è in se stessa. Stiamo in un mondo che ci appare contemporaneamente vicino e lontano, chiaro e confuso, fraterno e minaccioso.

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