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Ornaghi:100 anni dopo, una rivista che genera cultura

21.03.2014
100 anni dopo, una rivista che genera cultura
100 anni dopo, una rivista che genera cultura
autori: Lorenzo Ornaghi
formato: Articolo
prezzo:
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Per chiunque appartenga o si senta vicino alla famiglia di questa nostra rivista, sfogliare il primo fascicolo di "Vita e Pensiero" non può non essere accompagnato da un po’ di emozione. E dall’attesa, che mai viene delusa, di ritrovare in quelle pagine qualcosa che è importante trattenere bene nella memoria seppure il tempo lo abbia magari appannato; qualcosa su cui è utile o necessario riflettere anche oggi.
Redatta – così è subito indicato, appena sotto il titolo del nuovo periodico – da Agostino Gemelli, docente della Regia Università di Torino, Vico Necchi, presidente della Società italiana per gli studi filosofi ci e psicologici, Francesco Olgiati, archivista della Curia arcivescovile di Milano, "Vita e Pensiero" annuncia di voler essere, come chiarisce con precisione la seconda parte del suo nome, una Rassegna italiana di coltura. Il primo numero è aperto dalle ventiquattro pagine del notissimo scritto di Agostino Gemelli Medioevalismo, le cui semplici parole iniziali sono: "Ecco il nostro programma!". E un tale programma, con termini più divulgativi (oggi li penseremmo soprattutto dettati dagli obiettivi tipici del marketing comunicativo), è riassunto nel retro della copertina, quando, tracciando i lineamenti principali e l’identità della rivista che verrà pubblicata «ogni venti giorni in fascicoli illustrati di almeno 48 pagine ciascuno», se ne fi ssano i tratti più caratteristici: "Propugna e illustra la concezione cristiana nel sapere e nella vita. Organo d’informazione e di studio, segue ed esamina ogni corrente di idee, commenta i fatti principali del movimento sociale e politico".
La pubblicazione del primo fascicolo di "Vita e Pensiero. Rassegna italiana di coltura" reca la data dell’1 dicembre 1914. L’anno che stiamo vivendo, dunque, ci conduce diritto al compimento di un secolo dalla nascita della nostra rivista. E, forse, il modo migliore per avviare le celebrazioni di una ricorrenza non ordinaria è proprio quello di ricordare qual è stata, ed è, una delle fonti più vitali del "normale" scorrere di "Vita e Pensiero". Del suo scorrere – anche di quello, appunto, all’apparenza più tranquillo e quasi routinario – dentro, però, i tormenti e le gigantesche, impreviste trasformazioni avvenute nel Novecento, non meno che all’interno dei cambiamenti tuttora in corso, o all’improvviso manifestatisi nei primi anni del nuovo millennio, con tutto il loro carico aggrovigliato di apprensioni, rischi crescenti, positive opportunità.
Tra le fonti che hanno sin qui tenuto giovane e vitale la nostra rivista, vi è certamente quella che le ha altresì consentito di mantenersi aderente e il più possibile fedele ai suoi stessi "princìpi", alle ragioni e motivazioni ideali della sua nascita: vale a dire, il sentirsi fi glia, e al tempo stesso genitrice, di cultura.
Certo, pure la cultura – specialmente la "cultura cattolica" – conosce e non di rado patisce pesantemente su di sé le molteplici rappresentazioni, le differenti valutazioni e il contrapposto uso ideologico che il variare degli eventi e il succedersi delle stagioni della storia inevitabilmente comportano. Ed è soprattutto la cultura – quando il disagio o il malessere di un’epoca sembrano non avere possibilità di soluzioni, se non quelle maggiormente traumatiche – a essere esposta alla tentazione di guardare più al passato che non al presente e al futuro, di autoconvincersi che le responsabilità di tutto ciò che di negativo o inquietante sta avvenendo, insieme con l’incapacità di porvi rimedio, dipendano soltanto dall’altrui mediocrità.
Sin dai suoi "princìpi", "Vita e Pensiero" ha in ogni circostanza cercato di dimostrarsi degna figlia di una cultura mai elitariamente soddisfatta della propria immagine pubblica o delle relazioni di reciproco scambio con altre elitarie cerchie culturali, mai superbamente o settariamente convinta che l’intelligenza o la pur sincera e disinteressata passione di pochi bastino a colmare la distanza dai bisogni e dalle aspettative dei più. Per quanto hanno consentito la forza degli eventi e le differenti capacità personali necessarie a orientare positivamente una simile forza, o almeno a contenerla, la nostra rivista è anche stata – lungo tutti i suoi cent’anni – "genitrice" di cultura. Una cultura che,
senza pretendere di poter salvare o migliorare da sé sola il mondo, è ben consapevole di avere il compito – per scelta convinta, e pur in mezzo a mille diffi coltà – di accompagnare e nutrire un’"azione" non solo coerente con i propri intendimenti, ma anche effi cace nel conseguirli.
Se è stata capace di generare quella cultura che sa incrociare utilmente domande o aspettative di una più vasta collettività e rispondere alle "cose nuove" con cui le trasformazioni già avvenute o ancora in corso ci sorprendono e talvolta disorientano, "Vita e Pensiero" lo deve quasi interamente all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Dopo
aver aperto la strada all’Ateneo dei cattolici italiani e forse accorciato i tempi della sua nascita, la rivista ne è diventata il vessillo. Lo è stata, e continua a esserlo, poiché nelle sue pagine si rifl ette ciò che l’Università Cattolica realizza e propone con la ricerca scientifi ca e con l’impegno educativo. Nel medesimo tempo, è rivista - vessillo dell’intera Università, perché – diversamente da ciò che accade per quasi tutte le altre Università – essa rende visibile e attiva la presenza dell’intero Ateneo in quel campo della cultura che, anche quando sembri arido e più infruttuoso delle stagioni passate, resta tuttavia il solo terreno da cui nascono le idee e le azioni in grado di oltrepassare e vincere ogni avversità che arresti o metta in pericolo il cammino di un popolo o di una grande collettività.
Nel suo secolo di vita, la nostra rivista è entrata nella storia. In quella del Paese e del cattolicesimo sociale e politico italiano, in quella della Chiesa. Ha saputo entrarvi, certo, con modalità e intensità differenti. Con determinazione coraggiosa o con esitazioni. Vi è entrata con la consapevolezza di “volere” fare storia, di voler essere protagonista
di una storia che, nella varietà delle sue declinazioni di superficie, resta nel profondo un’unica storia. Ed è riuscita a fare storia, poiché – secondo un recente richiamo di papa Francesco – non ha mirato a "privilegiare gli spazi di potere rispetto ai tempi, anche lunghi, dei processi", bensì ha scelto di "avviare processi", di far nascere e crescere, con pazienza e senza proclami ideologici, quelle "azioni che generano dinamiche nuove". Forse, per comprendere di più e meglio quale ruolo abbia svolto "Vita e Pensiero" nell’avviare processi, dal suo primo fascicolo fino alla partecipazione al Progetto culturale orientato in senso cristiano, e anche per confi dare con ragionevolezza in quello che potrà o dovrà essere questo ruolo nel futuro prossimo, davvero bisognerebbe riuscire a cogliere con maggiore profondità tutto ciò che costituisce l’autentico signifi cato, e ciò che ancora rimane inespresso, della parte più profetica del suo nome: "Vita".
Lo straordinario compleanno della rivista verrà celebrato in autunno con tre giorni di dialogo fra esponenti della cultura italiana e internazionale, attorno a "dieci parole" che, oltre a sottolineare in quale modo e perché la nostra epoca ha bisogno di Dio, delineano per il futuro che è già incominciato una possibile realtà migliore e più giusta
di quella presente. Da questo primo fascicolo dell’anno centenario, e per i cinque fascicoli successivi, "Vita e Pensiero" ripubblicherà altresì due articoli apparsi, l’uno, nei primi cinquant’anni e, l’altro, nella seconda parte del secolo di esistenza della nostra rivista. 
Se, infine, lo sguardo si allunga sui decenni a venire, "Vita e Pensiero" – forse un po’ compiaciuta di aver toccato un traguardo rivelatosi pressoché impossibile alle riviste del Novecento – ha almeno un motivo ulteriore per proseguire con fi ducia il proprio cammino. È il senso di fi ducia che nasce dalla sicurezza di avere a disposizione la risorsa più impareggiabile per una rivista. Non per caso, e senza alcun velo di retorica, il riferimento alla partecipazione viva della "famiglia" di "Vita e Pensiero" è posto all’inizio stesso di queste pagine. E, proprio scorrendo il fascicolo dell’1 dicembre 1914, ci si accorge come questa grande famiglia fosse fra quei desideri belli e quelle più audaci speranze, che sempre accompagnano una nascita. Concluso il saggio programmatico Medioevalismo di Agostino Gemelli, e subito dopo l’annuncio che nel numero successivo sarebbe stato pubblicato un articolo sulla prima enciclica di Benedetto XV, una densa e intelligente nota di dodici righe, non firmata, esordiva con queste parole: "Anche chi legge una rivista, ne è collaboratore. Una rivista è una grande famiglia; chi ci legge fa parte della nostra famiglia e ci segue ed ama noi che la scriviamo, non perché diciamo cose grandi, ma perché diciamo agli altri come noi amiamo cose grandi". Nella sua parte finale, la nota così riconosceva: "Da noi soli non saremmo capaci di sacrifi cio, da noi soli non avremmo entusiasmo; i lettori ci danno l’uno e ci rendono capaci dell’altro".
La grande famiglia di "Vita e Pensiero" sarà ancora attorno alla rivista negli anni a venire. E con entusiasmo, non c’è da dubitarne, la sosterrà in tutti quei nuovi processi – di cultura e di azione – cui sarà indispensabile dare avvio, se vogliamo generare "dinamiche nuove".

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Lorenzo Ornaghi

 

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