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Donne CON uomini, l’avvenire della Chiesa

13.06.2017
Donne con uomini, l’avvenire della Chiesa
Donne con uomini, l’avvenire della Chiesa
autori: Anne-Marie Pelletier
formato: Articolo
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Nel 1963 papa Giovanni invitava a considerare l’accesso delle donne alla vita pubblica come un segno dei tempi. Dopo più di 50 anni, s’impone la domanda: la Chiesa, da allora, ha effettivamente onorato quel segno, in parole e azioni? Anne-Marie Pelletier ripercorre il tema del ruolo delle donne nella Chiesa dal Concilio Vaticano II a Papa Francesco

La sollecitudine con la quale papa Francesco, fin dalla sua elezione, si è dedicato al tema dell’accesso delle donne alle responsabilità ecclesiali suggerisce, in ogni caso, che la questione è lungi dall’essere archiviata. È peraltro significativo che il Papa abbia subito attirato l’attenzione con un gesto posto al cuore della liturgia della Settimana Santa, che ha sorpreso e provocato più d’uno, invitando due donne, due detenute, alla lavanda dei piedi che celebrava il Giovedì Santo. Una breccia nella maschilità del rito, così come viene ordinariamente celebrato. Quel gesto rilevante consegnato alla Chiesa per esprimere e dispiegare il mistero pasquale nella carne del mondo cessava di essere confiscato a vantaggio degli uomini, si ricongiungeva al tutto dell’umanità, fino alle donne… Subito dopo, con l’annuncio pasquale, Francesco aveva celebrato la testimonianza resa dalle donne al Risorto, in contrasto con le professioni di fede a venire che si limiteranno a riformulare quanto attesta il racconto femminile vicinissimo all’evento, vibrante di esperienza viva. Il tono era dato, manifestando il modo in cui papa Francesco era cristiano e invitava a esserlo. Venne poi l’intervista della «Civiltà Cattolica» che enumerava obiettivi: «Accrescere gli spazi per una presenza femminile più incisiva nella Chiesa», «elaborare una teologia approfondita del femminile», introdurre le donne «là dove si esercita l’autorità dei diversi ambiti della Chiesa». Tutte cose che, nello stesso periodo, erano espresse nell’Evangelii gaudium e che, negli ultimi tre anni, numerosi interventi, talora a braccio, hanno confermato, evidenziando in particolare il modo in cui le donne sono trattate e, va detto, più di una volta maltrattate nella Chiesa.
In ogni caso l’insistenza del discorso e l’urgenza dichiarata farebbero quasi dimenticare che il cantiere che il Papa chiama a insediare è aperto da anni. Di fatto sarebbe una leggerezza ignorare che la “questione delle donne” è diventata da mezzo secolo una preoccupazione insistente del magistero della Chiesa cattolica. Sin dalla fine del Concilio, papa Paolo VI volle dare rilievo alle citazioni sparse di Gaudium et spes attraverso un “Messaggio alle donne”. Le stesse donne che avrebbe celebrato nel 1975, in occasione dell’Anno internazionale della donna, con un accento di ammirazione la cui sincerità impressiona. Tale causa sarà in primo piano nel pontificato di Giovanni Paolo II, il quale le darà la sua carta nel 1988 con Mulieris dignitatem, declinata in molteplici interventi, in un registro prioritariamente antropologico, valorizzato dalla sua teologia del corpo e della coppia. Come cardinale Joseph Ratzinger, Benedetto XVI firmerà nel 2004 una lettera ai vescovi sulla «collaborazione dell’uomo e della donna». Gesti altamente simbolici raddoppiarono questo corpo del magistero, in special modo con la promozione di parecchie donne al rango di dottori della Chiesa – Caterina da Siena, Teresa d’Avila, Teresa del Bambino Gesù, Ildegarda di Bingen – e con la designazione di Brigitta di Svezia e di Edith Stein a patrone d’Europa. Mai visto prima.

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Anne-Marie Pelletier

 

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