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Al museo per cercare le tracce del divino

28.09.2018
Al museo per cercare le tracce del divino
Al museo per cercare le tracce del divino
autori: Barbara Jatta, Domenica Primerano, Nadia Righi
formato: Articolo
prezzo:
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Com’è possibile oggi parlare di arte sacra? Realizzare un dialogo aperto con gli artisti? E come rendere sempre più accessibili e comprensibili i capolavori del passato? A confronto le direttrici dei Musei Vaticani, del Museo Diocesano Tridentino, del Museo Diocesano di Milano.

Attraverso la voce e le competenze di tre donne, esperte e appassionate di arte, e direttrici di tre importanti luoghi di cultura, «Vita e Pensiero» sonda il ruolo dei musei che si occupano specificamente di arte sacra, promuovendola e facendone emergere la funzione pedagogica svolta all’interno di un contesto, quello attuale, in cui l’immagine è presenza ma nel quale non sempre i simboli e i segni del Sacro, anche quelli filtrati e narrati dall’arte, sono colti e interpretati.
Le voci ascoltate sono quelle di Barbara Jatta, direttrice dei più visitati musei al mondo, i Musei Vaticani, di Domenica Primerano, direttrice del Museo Diocesano Tridentino e alla guida dell’Amei (Associazione musei ecclesiastici italiani), e di  Nadia Righi, direttrice del Museo Diocesano di Milano. Si tratta di musei molto differenti fra loro, per genesi, per radicamento geografico e culturale, che condividono una comune tensione: quella di accompagnare i visitatori a incontrare, ripercorrendo un’espressione di Georges Rouault, le tracce del Divino e a trovare serenità e armonia spirituale, offrendo un’esperienza non di estraneazione ma di immersione nella storia dell’Umano.

Cosa cerca e cosa trova, che altrove non c’è, il visitatore che varca la soglia del suo museo?

PRIMERANO: Per comprendere quale sia la specificità del Museo Diocesano Tridentino occorre premettere alcune note sulla storia di questa istituzione. Il Museo venne fondato nel 1903 quando ancora il Trentino faceva parte dell’Impero Austro Ungarico. Ricordo che i primi Musei diocesani furono istituiti nei Paesi di lingua tedesca intorno alla metà dell’Ottocento, mentre in Italia la sollecitazione a fondare musei diocesani risale alla lettera del cardinale Pietro Gasparri del 1923. Il Museo, allestito nel Seminario teologico, fungeva da laboratorio didattico per il corso di Arte sacra e archeologia cristiana, attivato dal suo primo direttore, monsignor Vincenzo Casagrande. Nel corso degli anni i beni inventariati sono passati dai 2.415 registrati nel catalogo pubblicato nel 1908 agli attuali 17.223, un patrimonio cospicuo di cui il museo solo in minima parte è proprietario. Non abbiamo capolavori imperdibili da proporre al pubblico, anche se non mancano opere di pregio. In linea con la mission che i Musei diocesani condividono, puntiamo piuttosto a offrire al visitatore un ampio spaccato della produzione artistica locale ma, soprattutto, il racconto di una comunità ecclesiale che, nei secoli, ha affidato all’arte il compito di stabilire una relazione signifi cativa tra il vivere
quotidiano e la dimensione del Sacro. Codici miniati, altari, dipinti, paramenti, suppellettili ecclesiastiche danno voce aitanti committenti (sacerdoti, singoli donatori, comunità di fedeli) che li destinarono alle chiese trentine per accompagnare le celebrazioni liturgiche e la preghiera. [...]

RIGHI: Il Museo Diocesano Carlo Maria Martini è uno dei musei diocesani più recenti in Italia. Alla sua creazione hanno dato decisivo contributo alcune delle più grandi fi gure di arcivescovi milanesi del Novecento, dal cardinale Schuster, che per primo ne intuì la necessità, al cardinal Montini, che indicava i Chiostri di Sant’Eustorgio come sede. Tuttavia, il museo fu inaugurato solo nel 2001 dal cardinale Carlo Maria Martini, al quale nel 2017 è stato dedicato. Dal 2016 il Museo fa parte del Complesso dei Chiostri di Sant’Eustorgio, che comprende anche il cimitero paleocristiano, nei sotterranei dell’omonima basilica, e la Cappella Portinari, espressione straordinaria del Rinascimento in Lombardia. Il cardinal Martini desiderava che il museo fosse una realtà viva nella Chiesa milanese, a disposizione dei fedeli e di chi comprendeva il valore culturale e formativo dell’arte sacra. [...]

JATTA: I Musei Vaticani sono “i” Musei Vaticani: un insieme unico, multiforme, armonioso, irripetibile creato da innumerevoli addizioni e integrazioni del nucleo originario con l’espansione in ambienti del Palazzo Apostolico Vaticano (cappelle Niccolina e Sistina, Stanze di Raffaello, Appartamento Borgia, Galleria delle carte geografiche eccetera) e la moltiplicazione di nuovi musei destinati a specifi che collezioni (Gregoriano etrusco, Pio cristiano, Gregoriano profano, Museo missionario etnologico, Collezione d’arte religiosa moderna, eccetera).
Attraverso la conoscenza degli ambienti, delle collezioni e dei singoli capolavori artistici databili dal paleolitico all’età contemporanea provenienti da tutti i continenti, i visitatori percepiscono le infi nite sfaccettature della viva sedimentazione di tanti secoli di storia, di arte e di fede che risalgono indietro nel tempo ben oltre il fatidico anno
1506, data ufficiale di inizio delle Collezioni Pontificie, e vengono a contatto con l’esplicita testimonianza di quanto i Pontefici hanno operato e operano per il salvataggio delle opere d’arte e per l’incremento della cultura, con la storia attuale della Chiesa che ogni giorno convive negli stessi ambienti, con la stessa storia dell’umanità che ogni giorno si interfaccia con il cuore pulsante del Vaticano. [...]

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di Barbara Jatta, Domenica Primerano, Nadia Righi

 

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