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Chiaruzzi: Obiettivo Sarajevo: Gerusalemme d’Europa

22.05.2015
Obiettivo Sarajevo: Gerusalemme d’Europa
Obiettivo Sarajevo: Gerusalemme d’Europa
autori: Michele Chiaruzzi
formato: Articolo
prezzo:
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Per l’occasione della prossima visita di Sua Santità Francesco a Sarajevo, le cronache si riempiranno probabilmente d’analisi pietose o impietose, a seconda dei casi, sulla condizione attuale della Bosnia Erzegovina. La generazione sopravvissuta alla guerra fratricida, nostri fratelli e sorelle, toccata dalla concretezza del gesto tangibile di Francesco, se ne farà ben poco di quelle parole. Non solo perché ha imparato bene che l’opinione pubblica mondiale è volubile esattamente come la nebbia: quella è dispersa dall’alterazione delle condizioni climatiche, questa dall’alterazione delle condizioni politiche. Soprattutto perché quella generazione oggi adulta è marcata a sangue dall’uso ipocrita o bellicoso che della parola è stato fatto, e ancor si fa, in base alle circostanze, sulla loro pelle. Il portato dell’esperienza della guerra, della quale, come noto, la prima vittima è la verità, ha difatti profondamente minato la fiducia nella politica, intesa come cifra di un comune destino progettato o perlomeno pensato assieme. In questa disillusione si coglie forse, ai tempi nostri, l’aspetto più evidente del rapporto simbiotico fra i cittadini di Bosnia e i “cittadini” dell’Unione Europea. Ma l’origine di questa disillusione è ben differente, seppur in qualche modo speculare. Il senso della condizione bosniaca, indelebile dunque estremamente attuale, si può cogliere in brutale sintesi nelle parole di un passo dell’Antico Testamento: «Che fiduciaè quella su cui ti appoggi? Pensi forse che la semplice parola possa sostituire il consiglio e la forza nella guerra?» (2Re 18,19-20). L’esperienza della guerra, esperienza al tempo stesso sociale e antisociale, ancora oggi produce il paradosso in realtà solo apparente di unire e dividere la Bosnia dall’Europa.

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