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Massimo Cacciari: L'Europa di Voegelin

29.03.2017
Alla ricerca dell'Ordine: l'Europa di Voegelin
Alla ricerca dell'Ordine: l'Europa di Voegelin
autori: Massimo Cacciari
formato: Articolo
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Il filosofo veneziano Massimo Cacciari offre in questo articolo una riflessione sul pensatore tedesco sempre più inattuale e perciò attualissimo. La storia delle civiltà secondo epoche assiali e la ricerca dei simboli che le sostengono. Fino alla prefigurazione di una nuova epoca per la Cristianità, ma senza Europa.

La traduzione italiana del secondo volume del monumentale Order and History di Eric Voegelin, per l’attenta cura di Nicoletta Scotti Muth (che già aveva curato l’edizione italiana del primo, Israel and Revelation), induce a una riconsiderazione critica complessiva dell’opera di questo autore, la cui importanza è pari forse soltanto all’ancora feconda inattualità del suo pensiero.
Inattualità non soltanto per l’audacia nell’affrontare temi riguardanti la comparazione tra le civiltà e il destino di quella occidentale, non soltanto per la sua implicita ed esplicita polemica contro ogni sedentario incasellamento disciplinare e per la sua capacità di affrontare lo stesso problema sul terreno della politica come del diritto, della religione come della letteratura e dell’arte. L’inattualità è del suo metodo e della sua filosofia (sottolineo questo termine, perché filosofo, per i motivi che vedremo, è certamente Voegelin).

Il suo metodo si basa sulla critica all’idea di un “progresso” verso l’affermazione di un modello universalmente applicabile, desunto dalle scienze fisiche, a ogni forma del sapere. Il fatto storico è per lui, invece, naturalisticamente irriducibile, implicante una prospettiva di valore, che la considerazione storica non può ignorare e di fronte alla quale, anzi, è sempre costretta a prender parte, a formulare un proprio giudizio. Cosa del tutto diversa dall’assumere una posizione ideologica, che è, per se stessa, pre-giudiziale. Lo storico non pre-comprende i fatti alla luce di categorie generali, o a sostegno di interessi sociali e politici presenti, bensì dai fatti, e in base ai contrasti e alle contraddizioni che in essi si esprimono, cerca di comprendere le connessioni tra le forze in gioco, e individuarne quelle che più sembrano pregne di un destino.

Al centro dell’analisi non saranno perciò le idee che nella storia si sono andate esprimendo; anche le più grandi manifestazioni della cultura di un popolo verranno indagate essenzialmente nel loro contesto, in quanto forme di vita. Da qui anche la difficoltà incontrata nell’elaborazione dell’altra grande opera, History of political ideas, concepita anch’essa in più volumi e di cui solo alcune parti comparvero durante la vita dell’autore. Uno dei capitoli chiave di questa Storia è dedicato a Vico; a Vico rimandano davvero motivi fondamentali del metodo e della filosofia di Voegelin: la sua peculiare filo-logia, in quanto ricerca della genesi dei linguaggi e delle istituzioni oggetto della ricerca; la sua critica della assunzione razionalistica dell’Ego come subiectum o nuovo hypokeimenon; la differenza tra verum-factum e verum-genitum (differenza che l’interpretazione idealistica di Vico, per Voegelin, finirebbe con l’ignorare o col ritenere addirittura il caput mortuum della Scienza Nuova). Accanto al fatto, prodotto storico della prassi umana, e intrecciato ad essi, le civiltà custodiscono in sé caratteri essenziali e si evolvono secondo linee che mostrano una natura provvidenziale-destinale. Queste linee non possono essere messe tra parentesi o ritenute irrilevanti, come non fossero altro che espressione di disposizioni o intenzioni soggettive di fronte a stati di fatto fisici o sociali (è l’idea conduttrice di un altro classico, contra il quale potrebbe essere letta la Storia di Voegelin, A History of Political Theory di George H. Sabine, uscita in prima edizione nel 1937, il cui nume tutelare è Hume, la distinzione insuperabile che egli pone tra descrizione e prescrizione).

Potremmo dire che “storia profana” e “storia sacra” si illuminano reciprocamente, o, meglio, che nessun fatto può essere letto o in chiave storico-profana o in chiave sacra soltanto.

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Massimo Cacciari

 

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