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Dove va la Russia nuova superpotenza

La Russia può essere di nuovo un nemico?
La Russia può essere di nuovo un nemico?
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Dopo la dissoluzione dell’Unione sovietica, molti osservatori avevano dato per scontato un netto ridimensionamento del ruolo della Russia, sia sotto il profilo militare, sia sotto quello politico. A oltre un ventennio di distanza, la tendenza sembra essersi almeno parzialmente invertita: la guerra in Siria (cui pare legato l’attentato alla metropolitana di San Pietroburgo) ha fatto riemergere molti dei vecchi timori sulle aspirazioni russe di ricoprire un ruolo di grande potenza nello scacchiere mondiale. Anche per questo è indispensabile tornare a riflettere non solo sui mutamenti interni al sistema politico russo, ma anche sul modo con cui l’Occidente ha guardato alla Russia dopo il 1989, cercando di capire se dobbiamo ricominciare a considerare la Russia un nemico e a seguire con preoccupazione le mosse del Cremlino. Un forum realizzato da “Vita e Pensiero” e pubblicato nel n.6-2008 rivela a tutt’oggi tutta la sua attualità: curato da Damiano Palano, parteciparono al dibattito Matthew Evangelista, Vittorio Strada, Adriano Roccucci e Filippo Andreatta.

Per quest’ultimo “la Russia si sente essa stessa distinta dall’Occidente, in una collocazione amichevole, ma diversa. Non credo che sia un’aspirazione di Mosca diventare una potenza occidentale, e, almeno per ora, dunque, la linea di confine dell’Occidente passa a Ovest della Russia, senza comprenderla. Penso invece che l’aspirazione del Cremlino sia di diventare una potenza europea, con buoni rapporti con l’Occidente, ma soprattutto rispettata come grande potenza”.

Per Roccucci “Mosca ha superato la sindrome di Weimar provocata dalla sconfitta nella Guerra fredda. Da parte occidentale si è rivelato miope sottovalutarne le potenzialità economiche, geopolitiche, culturali, umane, anche se non mancano elementi di debolezza, tra tutti quello demografico. Il rafforzamento dell’economia e dello Stato realizzato da Putin e la congiuntura internazionale favorevole agli interessi russi, con l’indebolimento degli Stati Uniti e dell’Unione europea, hanno permesso alla Federazione Russa di uscire da una condizione di sostanziale sottomissione”.

Per il politologo Usa Evangelista “era del tutto irrealistico pensare che la Russia potesse trasformarsi in una democrazia liberale sotto le condizioni imposte da quella terapia economica shock che, nei primi anni Novanta, fece precipitare il prodotto interno del Paese del 50%. A dispetto dell’assenza di una tradizione democratica, in Russia esisteva comunque una considerevole simpatia per un allontanamento da un regime autoritario e fortemente centralizzato. Ma democrazia è diventata una parola sgradevole dal momento in cui è venuta ad associarsi con una situazione di caos economico e corruzione, apparentemente incoraggiata dall’Occidente. Un piano Marshall per la Russia poteva in questo senso facilitare una transizione più democratica”.

Infine, lo slavista Strada rileva come “la Russia è sempre stata anche altro rispetto all’Occidente e all’Europa, e quest’alterità ha trovato le radici più forti nella rivendicazione dell’identità religiosa ortodossa. I due atteggiamenti si ritrovano anche nella Russia contemporanea. Negli anni Novanta, le classi dirigenti guardavano all’Occidente come a un modello in grado di indirizzare positivamente il nuovo corso, mentre oggi questo atteggiamento rimane solo per quanto concerne gli aspetti economici. Resta invece piuttosto forte, nella produzione dottrinaria e ideologica, l’idea di Eurasia, che individua nell’Europa un’area geostrategica cruciale per la potenza russa”.

 

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