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I diritti degli animali e l'eccezione umana

Perché si deve ancora parlare di “eccezione umana”
Perché si deve ancora parlare di “eccezione umana”
autori: Krzysztof Pomian
formato: Articolo
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La nascita di un Partito animalista e la proposta di uno statuto giuridico ed etico degli animali: d’improvviso il dibattito sui diritti degli animali si infiamma in Francia e assume anche un volto politico. Alla base c’è un’ideologia antispecista che non solo sostiene che gli animali sono esseri sensibili capaci di soffrire e dotati d’intelligenza, ma secondo cui le specie animali meritano lo stesso rispetto della specie umana e sono “soggetti di vita”. Tutto ciò comporta una ridefinizione del ruolo dell’uomo nella natura e nell’universo e finisce per destabilizzare la nostra metafisica antropocentrica. Tendenza che viene messa in discussione da vari filosofi, fra cui Francis Wolff che su “Le monde” definisce la prospettiva dei diritti degli animali come una caricatura grottesca dei diritti dell’uomo.

Curiosamente, sull’ultimo numero di “Vita e Pensiero” due articoli trattano in qualche modo la questione. Innanzitutto lo storico polacco Krzysztof Pomian, per il quale è ancora necessario continuare a parlare di “eccezione umana”. Se alcuni scienziati mettono in dubbio questo paradigma, per Pomian in realtà le sue mani, la sua parola e il suo intelletto lo differenziano sostanzialmente dal mondo animale. “Le specie animali – si legge nell’articolo - non si comportano nei loro rapporti in base a norme morali e non manifestano il senso di appartenenza alla comunità degli esseri sofferenti. Se le cose stanno diversamente a proposito dell’uomo, è perché egli ha abbandonato in larga misura il mondo animale, perché le sue mani, la sua parola e il suo intelletto lo pongono all’esterno di esso, perché vi ha provocato cambiamenti irreversibili, di cui adesso prende coscienza e perché, per questo motivo, egli prende coscienza dei guasti che può provocare la potenza della sua attrezzatura tecnica, se continua a essere utilizzata in maniera sventata”.

In un altro articolo peraltro, un dialogo sulla letteratura fra Carlo Ossola e Franco Marcoaldi, quest’ultimo ricorda una sorta di programma politico delineato dalla scrittrice Anna Maria Ortese nel libro “Le piccole persone”. Di cosa si tratta? Le «piccole persone» sono quelle che Paolo VI definiva i nostri fratelli minori, gli animali. Dice la Ortese: «Per quanto folle possa apparire, il mio programma politico è fondato sul fatto che l’uomo finalmente sarà uomo, e la sua umanità finalmente sarà piena di umanità soltanto nel momento in cui cesserà la violenza ininterrotta che l’uomo esercita su creature ridotte a cose e quindi cesseranno anche tutti quei comportamenti che a questa logica di rapina sono collegati,e che inevitabilmente poi a lungo andare si ribalteranno contro l’uomo». È esattamente – commenta Marcoaldi - quello che dice papa Francesco nella Laudato si’.

 

 

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