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Il futuro della tv? Forse è su YouTube

Il futuro della tv? Forse è su YouTube
Il futuro della tv? Forse è su YouTube
autori: Rosario Fiorello
formato: Articolo
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di Rosario Fiorello

Ogni volta che si propone di realizzare un nuovo programma, si replica che non si può fare perché c’è crisi. Ma esistono almeno altri due problemi fondamentali, secondo me.

Innanzitutto, come chiunque può notare, 
da un sacco di anni troviamo gli stessi programmi: vanno bene e hanno grandissimo 
successo. Ogni volta che un programma si
consolida e ottiene ascolti, i produttori lo vogliono tenere finché funziona. Non c’è verso 
di schiodarli. Per questo immagino che assisteremo a 24 edizioni di Ballando con le stelle. E dopo che il Grande fratello alla prima edizione ha fatto il 28% di share, Canale 5 giustamente ha deciso: «Ma perché se abbiamo questo dobbiamo inventare qualcosa di nuovo?». Il secondo problema, a mio avviso, è una sorta di “sindrome da vigliacchetti” che attanaglia persone come me, e altri grandi e storici personaggi della televisione. Bisogna riconoscerlo chiaramente: abbiamo avuto successo con un programma e abbiamo paura di farne un altro che potrebbe andare male. So che è sbagliato, perché ci si dovrebbe mettere sempre in gioco; tuttavia, temo che anche se lo si volesse fare, sarebbe dura. Per esempio, quest’anno io già ero d’accordo con la Rai per alcuni progetti. Poi è successo un piccolo disguido, sulla stampa ho letto qualche indiscrezione che mi ha fatto venire dei dubbi.

Per ottenere un programma come piace a me, purtroppo, ci vogliono tanti soldi. Solo le prove costano molto: se usi i ballerini devi pagargliele per tutti i giorni; e poi, insomma, mangiano anche. Se vuoi gli ospiti, anche loro chiedono rimborsi e gettoni. Non parliamo del megaospite americano. È quindi un po’ difficile far pagare a un’azienda tipo la Rai un varietà come Stasera pago io, che costava un botto. Anche se va considerato il fatto che durava tre ore: in un colpo solo si prendeva prima, seconda e terza serata... Una volta ho rischiato di fare Unomattina. Ma è troppo difficile riprodurre quel programma oggi.

E poi tutti i giovani, il sabato sera, non stanno più davanti alla tv. Si spiega così perché C’è posta per te, che mia madre vede sempre, continua a registrare lo stesso ascolto (6 milioni e 300.000, uno più uno meno). Quando feci Stasera pago io, si sovrapponeva alla prima edizione di C’è posta per te. Noi andavamo molto forte e il secondo anno battemmo la De Filippi: facevamo 8, 9 milioni, lei 6 e mezzo. Poi, quando me ne sono andato io, lei vinceva contro altri programmi totalizzando sempre i suoi 6 milioni e mezzo. Ci sono quei 6 milioni e mezzo che da dieci anni stanno lì in poltrona a guardarla. Bisognerebbe andare da loro e svegliarli, facendo però davvero qualcosa di nuovo. E non è facile. Credo che i programmi si ripeteranno: fino a quando il Grande fratello non scenderà al 16% di share lo terranno. Quindi in questo senso, alla fine, molto dipende dal pubblico.

In ogni caso, anche se non si innova, l’offerta televisiva si è molto ampliata e le proposte sono ormai innumerevoli. Dunque, chi se ne frega di questa staticità. Se non nasce un programma, me ne vado a cercare un altro. Adesso c’è anche YouTube, che cambia tutto. Io ho trascorso l’altra sera a guardare filmati di Jerry Lewis su internet. Ho trovato di tutto. Ho visto delle gag che non pensavo potessero essere fatte da un essere umano. Provate a digitare Jerry Lewis e vi vedete un comico serio. Oppure Eddie Murphy, in veste di cabarettista, non di attore.

Comunque un po’ di novità si può ancora tentare: nel mio piccolo, ad esempio, sono convinto che quello che ho fatto con Sky fosse qualcosa di nuovo: si è mai visto un pubblico televisivo pagante? Era un programma ibrido, certo, come l’auto a benzina ed elettrica. C’era lo spettacolo teatrale, di cui una parte andava in televisione, mentre alcuni passaggi venivano concepiti solo per la tv. Era un esperimento. Ma che è successo? Mi hanno massacrato. E perché? Perché avevo 300.000 ascolti – cioè, si noti, a tutt’oggi il risultato più alto su Sky dopo le partite. Il mio spettacolo è stato giudicato con il metro della televisione generalista, che è una vigliaccata. Mi è stato detto: «Prima faceva 8 milioni di ascolti e ora 300.000». Ovvio, ora mi trovavo sul canale satellitare, prima sulla Rai. Critiche del genere fanno passare anche la voglia di lavorare: addirittura, avevo deciso di non fare più nulla. Ma per mia fortuna sono uno che va a casa, vede sua figlia che fa un sorriso, ed è felice come prima, già pronto per ricominciare.

La televisione, però, spesso genera ansia. Sei sempre con qualcuno al telefono, sempre dietro agli ascolti. Gli studenti di comunicazione dovrebbero assistere a una riunione autoriale di un programma tv il giorno dopo la messa in onda; sarebbe davvero istruttivo. Vi viene illustrato un grafico che mostra gli ascolti minuto per minuto. Appena si vede un picco dicono: «Cosa c’era lì, cos’era quello?». Qualcuno risponde: «Era tizio che faceva la cacca in mezzo allo studio»; e la considerazione finale: «Rifacciamolo la prossima puntata». Così ho capito che le cose che funzionano, anche se bruttissime, si tende a rifarle perché hanno funzionato nella prima puntata. Io non lo sapevo, ma Aldo Grasso mi ha spiegato che questa si chiama “teoria Boncompagni”. Fu infatti Gianni Boncompagni il primo che chiese il “minuto per minuto” dei suoi programmi. Poi per le puntate successive decise di mantenere solo i picchi. E siccome nei picchi c’erano cose oscene, la televisione ha cominciato a duplicarsi in quella maniera. Io questo fenomeno l’ho vissuto. Alle volte suggerivo di cambiare, sparigliare le carte, altrimenti la gente si aspetta già tutto. È come nei duetti: ormai è palese, si sa, che quando uno comincia a cantare pezzi tipo Perdere l’amore arriva il duetto.

Per fortuna, però, non c’è solo la tv dei programmi di varietà: c’è anche la fiction! Io non me ne perdo nessuna se c’è mio fratello, perché «in famiglia ci dobbiamo aiutare a vicenda. O’ fratello non si tocca». Il piccolino! Che poi, in realtà, anche se Giuseppe ha nove anni meno di me, ne dimostra di più: è uomo lui! E mio padre, quand’eravamo piccoli, lo chiamava già l’attore: «Eccolo qua il mio attore», diceva. A me invece: «Ecco o’ cretino». A livello caratteriale, lui è veramente un’altra persona. Se si vede l’armadio di mio fratello, dove tiene le camicie, si può andare con un metro per misurare la distanza precisa da una camicia all’altra, con gradazioni di colore che vanno a calare. Lui ha tutti i copioni in ordine, perfetti, studia, s’impegna. Io per trovare la camicia che indosso ci ho messo una vita. Ma forse è anche il mio bello.

Ci penso ogni tanto, quando ricordo gli anni passati, com’ero diverso. A come anche il nostro ambiente è cambiato, non solo ciascuno di noi. Tutto oggi, in effetti, appare molto più pericoloso. Grazie a telecamere e telefonini – oltre, per fortuna, a poter assicurare criminali alla giustizia – si scoprono fatti terribili. Però, se ai miei tempi ci fossero state tutte le possibilità che ci sono adesso, anch’io sarei potuto finire sulle prime pagine dei giornali. Non nego niente, però devo confessare di aver l’impressione che in quest’ultimo periodo si stia un po’ esagerando con l’ipocrisia.

Rosario Fiorello

Rosario Tindaro Fiorello è uno showman, imitatore, attore, comico, cantante, conduttore radiofonico, dj e conduttore radiotelevisivo.

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