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La guerra contro il male radicale

Come si può essere jihadisti? A proposito del male radicale
Come si può essere jihadisti? A proposito del male radicale
autori: Julia Kristeva
formato: Articolo
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Pubblichiamo un breve estratto dal n. 1/2016 dell'articolo Come si può essere jihadisti? A proposito del male radicale della scrittrice e psicoanalista J. Kristeva 


L’avvicinamento degli adolescenti “radicalizzabili” fa parte della guerra virale che si diffonde nel mondo, e di cui gli attentati orditi dal terrorismo islamista e i nostri bombardamenti aerei sono solo la versione militare.
Guerra virale, perché opera, invisibile e invasiva, con formazioni anch’esse (se non più) antiche e resistenti, altrettanto integranti e distruttrici dell’umanità quanto lo sono i virus per le nostre cellule: la guerra virale opera attraverso la pulsione di morte e il male radicale che coabitano con gli organismi viventi e le identità psichiche e che, in talune circostanze, distruggono i loro ospiti e diffondono la malignità attraverso il mondo. [...]

Saremo capaci di mobilitare tutti i mezzi, sia di pubblica sicurezza sia economici, senza dimenticare quel che ci fornisce la conoscenza delle anime, per accompagnare con la delicatezza necessaria dell’ascolto, con un’educazione adeguata e con la dovuta generosità la struggente malattia d’idealità che dilaga tra noi con l’atrocità dei radicalizzati?
Così interpretata, la barbarie dei jihadisti in preda alla malignità del male riguarda i “nostri valori” fondamentali, la nostra cultura umanistica secolarizzata e il nostro modello di civiltà in cui la razionalità non è senza via d’uscita di fronte al male radicale che pretestuosamente si maschera da rivelazione divina.

La guerra contro il male radicale ci chiede di prendere sul serio il progetto di Nietzsche: «Porre un grande punto interrogativo su quanto vi è di più serio», vale a dire, nei riguardi di Dio, degli ideali, e della loro assenza. Per farli conoscere, trasmetterli alle giovani generazioni e rivalutarli, problematizzarli, ripensarli all’infinito, reinventarli.

Interpretare l’orrore e lottare concretamente contro di esso con tutti i mezzi possibili. Non arrendersi davanti al male, nemmeno davanti al male estremo. Ma proseguire pazientemente la ricerca, certamente non a partire da non si sa quale equilibrio utopico e di sicurezza, ma da quel punto fragile che Pascal definisce un «moto perpetuo», scrivendo: «Chi ha trovato il segreto di rallegrarsi del bene senza dolersi del male contrario avrà trovato il punto. È il moto perpetuo». E se la visione che ci manca oggi fosse proprio questo «punto», questo «moto perpetuo», verso il «segreto di rallegrarsi del bene senza dolersi del male»? Un’esperienza interiore molto esigente che i barbari hanno tralasciato…

Non basta bombardare Daesh, incarcerare i jihadisti o promettere di trovare lavoro ai giovani disoccupati delle periferie. È urgente esercitare, con i genitori, fin dalla più tenera età, un controllo attento ai punti deboli nelle possibili prede dei folli di Dio, che si annidano, spesso inavvertite, ai margini della società o nelle patologie latenti. È più che urgente anche forgiare e condividere nuovi ideali civici attrattivi per una giovinezza vissuta come una risorsa e non più come un pericolo. Le sue qualità di generosità, di creatività e di impegno potrebbero venire mobilitate in lavori a vocazione sociale, educativa, culturale, umanitaria: Ong, istituzioni di cooperazione, di aiuto reciproco eccetera. Ricostruire l’Africa è uno dei cantieri che possono appassionare i giovani europei; ma anche l’educazione delle ragazze; lo sviluppo delle energie sostenibili…

Chi può risvegliare, guidare, portare a compimento questi desideri? Diamo un ruolo prioritario alla formazione, abbinata alla conseguente valorizzazione di un “corpo insegnante e formatore” votato ad accompagnare in modo personalizzato il disagio psico-sessuale, il bisogno di credere e il desiderio di sapere degli adolescenti. Gli educatori, insegnanti, professori, assistenti familiari, psicologi, ma anche manager di risorse umane, imprenditori… potrebbero creare una vera passerella al di sopra dell’abisso che si fa sempre più profondo e della minaccia dello stato di guerra. È questa la priorità mondiale della nostra globalizzazione iperconnessa. La sola che può proteggere – attraverso la diversità culturale diventata condivisibile – l’umanità stessa.

(traduzione di Mario Porro)

Julia Kristeva

 

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