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Lustiger e la Shoah: noi cristiani responsabili

Ebrei e cattolici amici sopra il “nulla” della Shoah
Ebrei e cattolici amici sopra il “nulla” della Shoah
autori: Jean-Marie Lustiger
formato: Articolo
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La Giornata della memoria che si celebra il 27 gennaio può essere un’occasione per riannodare i fili del dialogo fra ebrei e cristiani? Alla domanda risponde positivamente un testo inedito del cardinale Jean-Marie Lustiger sull’ultimo numero di “Vita e Pensiero”. Di origini ebraiche e nazionalità francese, Lustiger è stato per lunghi anni arcivescovo di Parigi, dov’era nato nel 1926 e dove è morto nel 2007. La necessità di tenere sempre viva la memoria della terribile tragedia della Shoah, così come quella di instaurare un rapporto amichevole fra cattolici ed ebrei sono una costante del suo magistero, che si rifaceva al dialogo fra Giovanni Paolo II ed Emmanuel Lévinas.

Si legge nel testo di Lustiger: “Wojtyla conosceva la condizione ebraica. Erano ebrei alcuni suoi vicini, suoi condiscepoli e amici. Le loro consuetudini gli erano familiari, come pure la loro memoria delle persecuzioni. Ha visto il loro annientamento nella sua patria smembrata. Dopo la guerra, è nell’antica cultura dell’Europa centrale, a cui tanti intellettuali e artisti ebrei hanno contribuito, che si è sviluppata la sua comprensione del mondo e della storia. Egli è il primo papa ad aver conosciuto per esperienza diretta il mondo oggi scomparso delle comunità ebraiche dell’Europa centrale”.

Nel momento in cui Karol Wojtyła inaugurava il suo pontificato, la generazione dei contemporanei della Shoah, quella europea almeno, aveva cominciato a uscire dal suo silenzio. “Allora – dice Lustiger - coloro che “non sapevano” provarono il senso del nulla che aveva segnato tale generazione, il nulla delle vite sterminate, il nulla delle credenze e delle speranze, il nulla della memoria. Ormai Auschwitz è diventato per tutti il simbolo di una memoria incenerita, e riporta tutto ciò che l’ha preceduto - la vecchia Europa – al nulla”.

Per l’allora arcivescovo di Parigi, uno degli intellettuali più prestigiosi dell’Europa del dopoguerra, “un enorme lavoro deve dunque essere compiuto nelle menti dei cristiani come in quelle degli ebrei: fare luce sulle responsabilità cristiane nel dramma della seconda guerra mondiale e riconoscerle. Riannodare i fili spezzati di una comune storia bimillenaria, di una comune cultura. Dirsi i motivi di risentimento accumulati, nella loro verità, seppur crudele, in modo che non vi siano più non-detti fra gli eredi di tale storia. Ristabilire così, al di sopra del nulla della Shoah, la continuità della storia europea, ritrovare un dialogo iniziato, interrotto, ripreso, da due millenni: così, insieme scopriamo che Auschwitz non ha fermato la storia perché, facendoci carico di tutto il passato, abbiamo la volontà comune di vivere il nostro futuro comune per il servizio dell’umanità”.

 

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