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Promozione della lettura: la politica come miraggio

Promozione della lettura: la politica come miraggio
Promozione della lettura: la politica come miraggio
autori: Giuliano Vigini
formato: Articolo
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Sono vent’anni che in Italia si discute di una legge sul libro che aiuti e sostenga la sua diffusione. Ma non si è arrivati ancora a una sua approvazione. E mentre pullulano le iniziative non si placa la polemica sul Salone che si è sdoppiato fra Milano e Torino.

Da almeno vent’anni si dibatte in Italia il tema della promozione della lettura e delle relative proposte di legge avanzate per diffonderla e sostenerla. Convegni, tavole rotonde, incontri ormai non si contano più. Nel dibattito sono emersi anche importanti contributi di rifl essione, così come non sono mancate e non mancano ogni anno, su tutto il territorio, numerose iniziative aventi come lodevole obiettivo di portare grandi o piccoli mattoni alla costruzione di un edificio culturale meno precario di quanto oggi non sia. Basterebbe ricordare quanto si fa da anni il 23 aprile, quando si celebra in tutto il mondo la “Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore”, proclamata dall’Unesco per onorare la memoria di tre grandi scrittori venuti a mancare in quel giorno, nel 1616 (Cervantes, Shakespeare e il peruviano Garcilaso de la Vega). Questo giorno è diventato un enorme cantiere di idee e manifestazioni: e anche in Italia, specialmente a maggio, si assiste a tutta una serie variegata di iniziative che, soprattutto nelle scuole e nelle biblioteche (molto attive, da Bolzano a Palermo), vogliono mettere al centro la lettura: se non altro per far capire che non è una medicina, ma può essere un piacere se si incontra il libro giusto. Detto questo, è chiaro che la promozione della lettura non si esaurisce in una festa o in qualche incontro con gli scrittori, ma è un lavoro di lunga lena che, risorse permettendo, è da prolungare sistematicamente per anni perché possa avere un’incidenza durevole.

Ogni Paese – fermo restando per tutti che la lettura è una grande opportunità di sviluppo culturale, sociale ed economico – ha dei piani e delle strategie che giudica idonee a favorirla e a incrementarla, nel suo specifico contesto. Non ci sono idee, progetti e iniziative standardizzate: esiste una gran varietà di modi per raggiungere l’obiettivo comune. Se uno sfoglia i siti dove sono evidenziati tutti questi “Piani nazionali” si renderà facilmente conto di quanto articolata possa essere l’azione intrapresa nei vari Paesi. Ora è chiaro che, per tutti, oltre ad assicurare le condizioni di base, si tratta di creare o ricostituire un tessuto culturale in cui la lettura diventi spontaneamente un’esperienza desiderabile.

Ma il problema è: da dove cominciare per far capire la necessità o almeno l’utilità della lettura per la propria formazione, il proprio arricchimento spirituale, la propria crescita economica? Direi che, in generale, il primo investimento pubblico su cui tutti puntano sono i ragazzi: in famiglia, a scuola, in biblioteca. In famiglia, per creare un ambiente idoneo a stimolare alla lettura e in particolare per sensibilizzare i genitori a leggere libri ai propri fi gli. A scuola, per aiutare a vivere l’esperienza della lettura come esercizio libero e creativo, capace di coinvolgere e suscitare emozioni. In biblioteca, per abituare i ragazzi e i giovani ad allargare gli orizzonti, a fare ricerca, a familiarizzare con lo studio.

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Giuliano Vigini

 

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