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Cari genitori non pensate solo ai licei

26.01.2019
di Pierpaolo Triani

I dati degli ultimi anni sono chiari: i ragazzi e le loro famiglie (perché la scelta della scuola superiore è solitamente una scelta di famiglia) tendono a privilegiare gli indirizzi liceali e tra essi soprattutto lo scientifico. Il 2018 ha visto il rafforzamento di questo trend: il 55,3% degli studenti ha scelto i licei, e il 25,6% il liceo scientifico; il 30,7% gli istituti tecnici; il 14% gli istituti professionali.

Gli studenti liceali poi sono quelli che maggiormente scelgono il percorso universitario; tuttavia almeno un quarto di loro decide di non intraprendere gli studi accademici, e almeno un altro quarto non porta a termine il corso di laurea scelto.

Le ragioni che portano una ragazza o un ragazzo e le loro famiglie a prediligere una scuola piuttosto che un’altra sono molteplici. Certamente non contano solo le attitudini personali, ma hanno ancora un ruolo molto importante l’istruzione dei genitori, lo status socio-economico del nucleo familiare, gli istituti realmente a disposizione in un determinato territorio. Anche il sistema dei trasporti ha una sua rilevanza.

Si fa sempre la scelta giusta? Sembrerebbe di no. Sebbene ogni scelta vada rispettata, chi vive all’interno della scuola si accorge come alcune persone non riescano ad esprimere al meglio le loro risorse e i loro talenti proprio perché il percorso che stanno compiendo sembra essere lontano o dai loro interessi o dai loro punti di forza.

È possibile trovare il modo di fare sempre la scelta giusta? Non esiste la formula magica per una buona scelta scolastica; gli studiosi del settore però hanno messo in luce degli errori da evitare.

Alcuni errori
che possiamo commettere noi genitori, sono quelli di considerare principalmente le nostre attese sul figlio oppure le nostre paure e i nostri timori, relativizzando invece le sue aspirazioni, le sue opinioni e sottovalutando i campi nei quali mostra maggiore capacità. I ragazzi hanno bisogno del nostro supporto e del nostro accompagnamento, ma non possiamo sostituirci a loro. Possiamo anche lasciarci influenzare dal parere del nostro gruppo sociale di appartenenza senza chiederci se il percorso scelto possa essere realmente formativo per nostro figlio.


Alcuni errori che possono commettere i nostri figli, sono quello di considerare solo la propria idea, senza attivare confronti e ascoltare consigli; mettere al primo posto, perché più rassicurante, quello che fanno i propri amici; corrispondere alla richiesta dei genitori senza però riflettere adeguatamente su che cosa comporti il percorso che si sta iniziando.

Per contenere gli errori, può essere utile richiamare tre consigli.


Il primo è quello di non restringere subito il campo della scelta al già noto, ma di iniziare con un allargamento di orizzonti ossia prendendo in considerazione più percorsi di studio; provando ad esplorare anche campi di sapere diversi da quelli ai quali si pensa spontaneamente. Il secondo è quello di non sottovalutare il consiglio orientativo delle scuole ‘medie’, ma anche quando non si è d’accordo con esso renderlo comunque oggetto di attenzione e riflessione. Il terzo è quello di non fermarsi alla superficie dei percorsi di studio che si prendono in considerazione; non considerare solo alcuni aspetti, ma il percorso nella sua globalità. Soprattutto è importante leggere attentamente il profilo in uscita che è descritto nei piani dell’offerta formativa delle diverse scuole e raccogliere informazioni su quali siano le conoscenze e le abilità ritenuti più rilevanti per iniziare bene.

Il quarto è mantenere aperto, anche dopo la scelta, un atteggiamento di ascolto nei confronti del proprio figlio. Scegliere la scuola infatti è solo l’inizio di un cammino.


Pierpaolo Triani

Pierpaolo Triani è professore associato di Didattica generale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Direttore della rivista “Scuola e Didattica”, è membro dell’Osservatorio nazionale dell’infanzia e dell’adolescenza. Si dedica allo studio dei temi della formazione, dei metodi educativi, della condizione ed educazione dell’infanzia e dell’adolescenza, del disagio scolastico, dei rapporti tra sistema scolastico e sistema sociale. Inoltre si interessa da tempo ai modelli e alle pratiche educative nella realtà ecclesiale.

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