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Editoria cattolica: eppur si muove...

13.04.2018

Dalla provocazione di Roberto Righetto, Editoria cattolica all'anno zero, alle opinioni e al dibattito tra editori e intellettuali uscite su VP plus 14 e VP Plus 15, l'indagine si sposta sulle librerie cattoliche italiane.

di Goffredo Fofi

Mi capita abbastanza spesso di entrare in una libreria religiosa, in genere nelle Paoline (ma anche nelle Claudiane valdesi di Torino, Roma, Firenze...) alla ricerca di cose rare – di recente, che so? un dvd di Bresson o Kurosawa, un “classico” del pensiero religioso che l'editoria “laica” ignora, per esempio le poesie di Angelo Silesio, un vecchio e bellissimo saggio molto “politico” e altrove introvabile di Mario Miegge sulla parabola dei talenti... – e di uscirne soddisfatto, spesso comprando anche altri testi all'azzardo di quel che c'è negli scaffali, nelle loro suddivisioni per temi.

La decadenza delle grandi rete librarie, dominate dalla pluralità delle merci, dei gadget e perfino dei cibi (Feltrinelli docet, che era una volta una rete “di sinistra”) favorisce la nascita, oggi, di piccole librerie di librai-lettori, minoritarie e competenti, dalle scelte, per quanto possibile, austere. Forse è lo stesso per le librerie cattoliche, e certamente ne esistono di piccole e selettive, per lettori più esigenti e più colti del comune. Non ne so abbastanza per poterlo affermare, ma mi piacerebbe che così fosse, perché nelle grandi librerie cattoliche non si respira un'aria diversa da quella delle grandi librerie “capitaliste”. Anche qui abbondano i gadget, anche se di carattere diverso: statuine di santi, regali da prima comunione, catenine, acquasantiere, e anche qui i tavoli sono pieni di novità per l'80% simili tra loro: soprattutto vite di santi, manuali per una buona coscienza, e quella infinita serie di predicozzi in cui eccellono autori che vi si sono specializzati e preti d.o.c.. Insomma, quei libri che, si diceva una volta in modo volgare ma non esagerato, puzzano di sacrestia. E si finisce per sentirsi, anche i non credenti, irritati come doveva essere il giovane Lutero davanti ai mercatini della fede del suo tempo.

Si fa fatica a cercare e si fa fatica a trovare, in questi grandi magazzini del sacro, per di più di un sacro a senso unico, confessionale. Ma alla fine qualcosa si trova, anzi molto! Qualche libro delle Dehoniane, della Morcelliana, della Scuola, di Città Nuova, di Marietti (un tempo), di Jaca, dell'Ancora, della minima e magnifica Locusta (un tempo) cresciuta attorno al magistero di don Mazzolari e dell'amico Rienzo Colla, di La Meridiana di Molfetta cresciuta attorno al magistero di don Tonino Bello e degli amici Guglielmo Minervini, precocemente scomparso, ed Elvira Zaccagnino, del Pozzo di Giacobbe, di Piemme, della Libreria Editrice Fiorentina che pubblicò don Milani, delle Edizioni Cultura della Pace animate da padre Balducci, eccetera eccetera. Grandi medie o piccole, la loro idea di religione contemplava l'attenzione al presente e la rilettura del passato, Un ostinato interesse per il sociale e per la storia recente di cui siamo figli, e infine un'idea di cristianesimo che poteva andar oltre i canoni del cattolicesimo.

La parola “apertura”, una parola chiave del linguaggio capitiniano, ha caratterizzato e caratterizza un'area di pensiero che ha osato confrontarsi con la complessità e la durezza del mondo moderno, e che osa confrontarsi oggi con quella, non minore, del mondo post-moderno. Ho sempre pensato (con la Weil, per esempio) che i cristiani più rigorosi hanno insistito e insistono sulla tragedia della croce più che sulla consolazione della resurrezione. O, insistendo sulla resurrezione, non dimenticando però la croce, il suo peso, la sua tragedia.

Nell'Italia di oggi, dopo la morte per insipienza e per corruzione della sinistra
(cresciuta “sviluppista” e diventata capitalista) è di nuovo tempo di scelte radicali e decise, per quanto difficili e rischiose. E' confortante che ci siano minoranze attive - anche se rare e in pochi campi, non solo in quelli d'impostazione religiosa - che tengono viva l'esigenza di un pensiero all'altezza dei bisogni della nostra epoca. A ben vedere essa è cupa e mortuaria al punto di mettere in forse il futuro stesso del genere umano, ma sono pochi quelli che se ne rendono conto, perennemente illusi delle “magnifiche sorti progressive” o dell'arte di arrangiarsi rinunciando, per lo star bene presente, a ogni responsabilità verso il futuro, verso i propri figli.

Pochi sanno reagire, perlopiù con poche forze e pochi mezzi, al conformismo imposto dalla “comunicazione” di cui si servono i poteri. E dovremmo invece osare tutti di più, donne e uomini di buona volontà, rifiutando le piccole e grandi droghe che il mercato ci propone, non accettando il ricatto delle risposte convenzionali, tornando a essere reattivi e attivi, insoddisfatti ed esigenti a cominciare dal campo delle idee, dello studio, del pensiero. Scrivendo e leggendo ciò che nutre e risveglia e non ciò che conferma e addormenta.

Goffredo Fofi

Goffredo Fofi (1937) è una voce autorevole del panorama culturale nazionale. Ha contribuito alla nascita di riviste storiche come i «Quaderni Piacentini» e altre. È inoltre tra i fondatori e coordinatori delle Edizioni dell’asino e della rivista «Gli asini». Tra i suoi libri: "Elogio della disobbedienza civile" (2015); "Totò. L’uomo e la maschera" (2017, con Franca Faldini).

Guarda tutti gli articoli scritti da Goffredo Fofi
 

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