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Il MIRACOLO: MYSTERY O FEDE?

21.07.2018

di Lucetta Scaraffia

Esercita un fascino inquietante la serie Il miracolo, attrae e al tempo stesso riempie di disagio, in questo simile a un’altra serie “religiosa” di grande successo, The Young Pope. Se si cerca di capire cosa hanno in comune, troviamo in entrambe la religione presentata come più vicina al genere mistery che al cristianesimo. Le si possono definire per questo motivo post-cristiane: del cristianesimo rimane la facciata – le devozioni, le statuette di plastica e le processioni di paese, il clero rappresentato in forme quasi caricaturali pur nelle note drammatiche di una crisi evidente – ma niente della sostanza, cioè dell’insegnamento evangelico.

Questo gigantesco fallimento dell’evangelizzazione si incontra-scontra, però, con l’insopprimibile necessità dell’essere umano di trovare un senso nel dolore e nella morte, di riconoscere quanto di se stesso sente esistere ma sfugge ad ogni comprensione, cioè il mistero. La risposta che queste serie offrono all’esigenza religiosa è che esiste un potere misterioso, di cui non sappiamo quasi nulla se non che può essere contattato attraverso la preghiera. Una preghiera anch’essa che ha poco di cristiano: nella serie Il miracolo si tratta di una preghiera ossessiva, praticata da una setta di tipo orientale, che mescola crocifissi a esercizi yoga, in una forma esasperata, molto vicina al fanatismo. Il potere misterioso, eventualmente attivato attraverso la preghiera, è impersonale, parente stretto delle energie che agiscono, più o meno incontrollate, nei romanzi mistery. Per capirci, più vicini a Harry Potter che a Gesù.

I simboli religiosi – come la statuetta della Madonna che piange sangue – sono solo una possibile via di espressione di questa forza, della quale chiunque viene in contatto cerca di appropriarsi, eventualmente anche attraverso la ricerca scientifica. La giovane biologa che analizza il sangue che esce dalla statuetta cerca, con l’aiuto della scienza più avanzata e al tempo stesso più clandestina, di procreare un clone di questa energia misteriosa. Non sappiamo se riuscirà.
Ma nei rapporti instaurati dalla statuetta non rientra mai il tradizionale potere di intercessione e di protezione attribuito dal cristianesimo a Maria. Si direbbe che chi ha scritto la sceneggiatura la consideri alla pari di un frammento misterioso proveniente dallo spazio, del quale è tutto da scoprire sia il potere che le finalità. Sembra che anche i carabinieri di guardia, dopo un po’, siano indotti a pregare davanti a lei: ma pregano la Madonna? C’è da dubitarne, pregano il mistero, che al tempo stesso cercano di svelare attraverso la scienza.

Ma sulla razionalità della scienza, della politica – rappresentata dal premier – e da chiunque creda di vivere dentro a una normalità rassicurante, incombe drammaticamente la paura di una catastrofe, cioè la morte e le sue conseguenze.

Nella trama fin troppo complessa della serie c’è proprio di tutto, soprattutto c’è un po’ di quella Italia popolare e credulona, superstiziosa e perennemente coinvolta nella violenza dalla delinquenza organizzata che piace tanto all’estero, dove gli unici prodotti del nostro cinema che trovano mercato sono quelli – a cominciare da La Piovra per arrivare a Gomorra – che ne fanno il centro della narrazione. Ne Il miracolo questa presenza è una strizzata di occhi a quel mercato, forse, oppure il bisogno di rappresentare il male senza remissione, ma alla ricerca comunque di una via di uscita che rimane misteriosa, e quindi impraticabile.

I riferimenti ai film dell’orrore – il braccio della madre morente che si allunga improvviso a catturare una mosca – la madre ricca e nevrotica che non riesce ad amare i figli preparando la tragedia finale, il premier che sacrifica la famiglia all’ambizione, la donna di mezza età sola e spenta che vive nel ricordo dell’unico amore giovanile, orribili ritratti di madri egoiste e divoratrici, tutto sembra un déja-vu, una citazione.

Anche il rapporto genitori-figli, che indubbiamente è una delle linee narrative condotte con maggiore attenzione, è ritratto senza troppa delicatezza, ogni rapporto umano rasenta l’estremo e la morte incombe su ogni emozione. All’interno di questo tema torna per due volte il riferimento all’episodio biblico di Abramo e Isacco, rappresentato simbolicamente prima da Salvo e dal figlio Nicolino, che sfuggirà alla morte grazie alla scoperta improvvisa della statuetta piangente, poi dal premier e dal figlioletto, che muore in un certo qual modo per colpa di due donne – la sorellina e la madre – provocando la cessazione delle lacrime di sangue della Madonnina. Tanto che alla fine ci si domanda: la Madonna esigeva questo sacrificio umano? Perché con l’inizio della lacrimazione l’ha impedito, salvando il figlio, ma alla fine l’ha premiato, smettendo di piangere sangue, come se dopo la morte del figlio del premier non ce ne fosse più motivo, come se gli esseri umani non offrissero più alla Madonna ragioni di sconforto. Non è facile capire le ragioni sottese a questi due eventi opposti però anche simili, e il loro legame con il pianto della statuetta. Dietro alla storia della statuetta si nasconde anche il ritrovamento di un figlio, Salvo, abbandonato alla nascita. Salvo era l’autore del primo ritrovamento, e alla fine le lunghe avventure intrecciatisi intorno alla statua sanguinante lo portano all’incontro con la madre che lo aveva abbandonato. Si direbbe un miracolo della statuetta, se non fosse circondato da eventi violenti, personaggi inquietanti, giovinette uccise e ritrovate seminude – anche qui si tratta di sacrificio umano? – che riportano sempre lo spettatore al dramma della violenza e della morte.

Certo questo sangue costituisce un evento prodigioso, che la scienza non riesce a decifrare in modo convincente: le risposte che danno le analisi sono decisamente al di sotto del livello delle domande che vengono poste, l’avvenimento miracoloso rimane avvolto nel mistero.

I personaggi – impersonati da ottimi attori – sono in realtà sempre eccessivi, un po’ falsi, troppo prevedibili. Il più riuscito – anche per l’ottima interpretazione – è il generale dei carabinieri al quale viene affidato il compito di custodire la statua e di indagare sul fatto. Ma anche lui non arriverà a niente: il mistero del prodigio del sangue rimanda continuamente ai grandi misteri della vita, la sofferenza e la morte, senza delineare una via di uscita né tanto meno una possibilità di interpretazione.

Lucetta Scaraffia

 

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