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Un sinodo "incasinato"

20.10.2018

di Chiara Giaccardi

«Fate chiasso, fate casino e smuovete la chiesa!», aveva raccomandato Papa Francesco ai giovani partecipanti alla GMG a Copacabana, nel luglio 2013.

E oggi, al sinodo su ‘I giovani, la fede e il discernimento vocazionale’, i giovani arrivati da tutto il mondo come ‘uditori’ (che seguono i lavori e possono anche prendere la parola durante le congregazioni generali, proprio come i padri sinodali) lo stanno facendo davvero un bel po’ di lío, nel senso più costruttivo del termine.

Non solo perché con le loro testimonianze fresche e appassionate, parole impregnate di vita che preme per trovare forme più adeguate a ospitarne la ricchezza plurale, hanno aperto i lavori del sinodo e ritmato il loro svolgimento; soprattutto perché hanno saputo entrare in un dialogo vero con i padri sinodali. Un dialogo che ha preso diverse forme. Molti padri si sono indirizzati esplicitamente a loro negli interventi, rispondendo in qualche modo alle istanze sollevate nel cammino presinodale. Chiedendo perdono, per esempio, per le difficoltà e i fallimenti della chiesa nei loro confronti e soprattutto per aver tradito la loro fiducia.

Qualche giovane poi si è rivolto direttamente ai padri, in modo rispettosamente provocatorio: parlate di ascolto, di accompagnamento, di vicinanza. Ma quanti giovani conoscete per nome?

Un aspetto, forse inatteso, colpisce però più di tutti: il feedback immediato, esplicito ed educatamente rumoroso dei giovani agli interventi dei padri sinodali, tanto ai contenuti quanto allo stile delle comunicazioni. Una rottura del protocollo sempre un po’ ingessato di questi eventi, un segnale chiaro e inequivocabile di ciò che i giovani desiderano e sperano e di ciò che invece non li tocca affatto. Una franchezza che ha contagiato gli stessi padri e lo stile di conduzione dei lavori, che si è via via alleggerito riuscendo a strappare, accanto agli inevitabili sbadigli, anche delle risate gustose.

I temi sono quelli che l’Instrumentum Laboris mette a fuoco, a partire da una idea di vocazione che è decifrare la chiamata singolare di ciascuno, per i percorsi più diversi e non solo quello religioso. La questione degli abusi e degli scandali sessuali è stata ben presente: nessun tentativo di minimizzare o circoscrivere; più d’uno ha proposto di aprire con essa il documento finale. Chiedere scusa non basta, occorre riparare, cambiando e curando. Una chiesa più umile, più misericordiosa verso i disorientamenti e le ferite dei giovani, più capace di empatia e più desiderosa di camminare insieme. Il ‘ritmo salutare della prossimità’è quantomai necessario oggi a una chiesa che vuole rinascere.

Anche la famiglia, sempre centrale, la comunicazione digitale, la questione dei migranti e il ruolo-ponte che i giovani possono giocare per il dialogo tra le religioni sono stati temi molto presenti.

Ma soprattutto un desiderio di protagonismo, di responsabilità e contribuzione. Perché ‘accompagnare’, uno dei verbi chiave della prima fase dei lavori, non è ‘scortare’ per essere sicuri che i giovani non sbaglino strada, ma è entrare in un movimento di reciprocità, di compagnia (cum-panis) che trasforma, rimette in movimento tutti. Un cammino che può aprire nuove vie e preludere a un ‘fruttificare e festeggiare’ (EG 24) di cui c’è grande bisogno e desiderio.

La preghiera che Papa Francesco ha scritto per il sinodo, in questa ottica di reciprocità, vale allora altrettanto bene per la chiesa e i suoi pastori:

 

Ti preghiamo perché con coraggio

prendano in mano la loro vita,

mirino alle cose più belle e più profonde

e conservino sempre un cuore libero.

Chiara Giaccardi

Chiara Giaccardi è professore ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, dove insegna Sociologia e Antropologia dei media e dirige la rivista "Comunicazioni Sociali". Collabora con il quotidiano "Avvenire".

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