Più famiglie e secondi figli, questa l’unica salvezza per l’Italia

Più famiglie e secondi figli, questa l’unica salvezza per l’Italia

22.02.2020
di Roberto Volpi

“I figli ti invecchiano”, era il titolo di un brillante monologo teatrale di Mattia Torre da cui è stato tratto il film “Figli”, di Giuseppe Bonito. E già si è detto tutto perché nel film, ironico e divertente, la coppia Cortellesi-Mastrandrea che con una bambina all’attivo se la cavava piuttosto bene, con l’arrivo del secondo figlio va in paranoia. Morale della favola, e del film: 1 figlio più 1 un figlio non fa 2 figli ma 11.

Così, chi ha visto il film non si sarà meravigliato più di tanto degli ultimi dati Istat sui nati in Italia – poco più di 430 mila nel 2019 – che pure hanno fatto molto discutere. Perché sono i più bassi di sempre, perché precipitano ormai da dieci anni senza interruzione, perché cresce a dismisura la forbice col numero dei morti (oggi si hanno appena 67 nati ogni 100 morti), perché lasciano presagire un declino irreversibile, non solo demografico, del Paese. Il refrain, conseguentemente, è stato: aiutiamo le famiglie a fare più figli. Giusto, ma fino a un certo punto. Perché il grande problema italiano è piuttosto quello delle famiglie che non ci sono, che non si formano o si formano quand’è già troppo tardi. Il vero indirizzo da imprimere alla demografia italiana, pertanto, deve essere: aiutiamo gli italiani e segnatamente i giovani a fare famiglia. Il perché è come sempre nelle cifre.

 All’indomani del censimento del 2001 l’Italia aveva 13,7 milioni di donne in età feconda di 15-49 anni; oggi, pur essendo le donne nel loro complesso aumentate di 1,7 milioni, le donne in età feconda sono 12,5 milioni, 1,2 milioni in meno. La proporzione di donne in età feconda è scesa in Italia, in conseguenza della contrazione delle nascite che data dagli anni ’70, dal 46,6 al 40,5 per cento del totale delle donne: una proporzione bassissima, di 4-5 punti inferiore a quella europea. Ciò significa che abbiamo un “motore” delle nascite di potenza inadeguata al compito. Ma non basta, perché l’Italia vanta anche questi record: minore tasso di nuzialità, più alta età media delle donne al matrimonio, mediocre formazione di coppie e famiglie di fatto. Non è solo il motore delle nascite a essere inadeguato, dunque, lo è altrettanto il pilota, vale a dire le coppie che dovrebbero far girare al massimo quel motore.

L’infausta congiunzione di motore-pilota ha fatto sì che il crollo delle nascite di questi ultimi anni abbia riguardato soprattutto i primi figli. E non è da credere che questo crollo sia andato a favore dei secondi figli. In piena coerenza con la morale del film “Figli” – ovvero “i figli ti invecchiano” – è andato piuttosto a favore dei “non” figli. E infatti. La generazione delle donne nate nel 1950 è rimasta senza figli nella proporzione dell’11,1% mentre quella delle donne nate nel 1978, attualmente senza figli al 25%, chiuderà la sua vita feconda rimanendo senza figli al 22,5%. Passando dalle madri che hanno oggi settant’anni alle figlie che ne hanno poco più di quaranta la proporzione di quante rimangono senza figli è dunque raddoppiata: oggi una donna ogni 4-5 donne rimane senza figli. Ciò è successo perché le figlie del 1978 rispetto alle madri del 1950 si sono sposate – o anche soltanto stabilmente accompagnate – in proporzioni decisamente inferiori e ad età decisamente superiori.

Questo è il punto, dunque, e non c’è modo di aggirarlo: ad oggi non abbiamo né un motore né un pilota della demografia che possano supportare una ripresa di vitalità della popolazione italiana. Non per niente la previsione della Population Division dell’ONU dà l’Italia alla fine del secolo sotto i 40 milioni di abitanti, assieme al Giappone il Paese destinato al più grande sprofondo (20,6 milioni di abitanti in meno, oltre un terzo della popolazione). Non possiamo pensare di scamparla puntando tutte le carte su misure come assegni più alti per i figli e asili nido gratis. C’è una sola linea programmatica di fondo da seguire: indirizzare il sistema paese, economicamente e culturalmente, nel senso di agevolare la formazione delle coppie e i nati di second’ordine (il secondo figlio, senza il quale si è destinati giocoforza all’estinzione) con il lavoro ai giovani finché sono giovani, migliori retribuzioni e facilitazioni sull’abitazione. Altre strade davvero efficaci non esistono. Prima ce ne rendiamo conto meglio è. Perché la finestra per sfuggire alla prospettiva che si profila sta per chiudersi, qualche altro anno ancora e l’Italia, o quel che ne resterà, sarà condannata.



Roberto Volpi

Roberto Volpi, statistico, ha diretto uffici pubblici di statistica, progettato il Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza, coordinato il Gruppo tecnico di programmazione che ha redatto il Piano strategico della città di Pisa.

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