Fratelli tutti, solidarietà sociale e fede nel mercato

Fratelli tutti, solidarietà sociale e fede nel mercato

15.07.2021
Fratelli tutti: Social Solidarity from Several Points of View”: su questo tema il 10 marzo 2021 si è tenuto negli Usa uno straordinario confronto sull’enciclica del Papa. Per oltre un’ora hanno dialogato online il saggista e scrittore indiano Pankaj Mishra, la scrittrice americana Marilynne Robinson e il filosofo americano Michael Sandel. L’iniziativa è stata promossa dall’Ufficio del presidente della Georgetown University e dal Berkley Center for Religion, Peace and World Affairs della stessa università, in collaborazione con il Pontificio Consiglio della Cultura e «La Civiltà Cattolica». Pubblichiamo ampi stralci del dibattito.

C’è la tradizione informale, non solo a Georgetown ma in tutto il mondo intellettuale cattolico, di ricordare l’elezione di papa Francesco con eventi che vengono organizzati a marzo. In tempi come questi, si tratta di un mese che ha un significato particolare: in Italia, marzo 2020 è stato il mese più grave dall’inizio della pandemia, durante il quale un venerdì sera,
sotto la pioggia, papa Francesco è uscito da solo sul sagrato di piazza San Pietro e ha tenuto una meditazione parlando della pandemia come di un frangente che accomuna tutti quanti. Alcune di quelle parole sono poi entrate nel linguaggio dell’enciclica Fratelli tutti. Due anni fa, durante uno di questi incontri abituali, Pankaj Mishra, parlando del suo volume L’età della rabbia, disse che papa Francesco, in modo del tutto peculiare rispetto ad altri leader mondiali, ha formulato una critica serrata dell’ordine stabilito. Pankaj, potresti aprire la discussione spiegandoci che cosa intendevi?
 
PANKAJ MISHRA: Di papa Francesco si dice spesso che è il primo papa gesuita, il primo papa proveniente dalle Americhe, il primo non europeo dall’VIII secolo… E anche il primo dal Sud del mondo. Tutti questi primati hanno un significato molto specifico per me.
Cominciamo con il suo essere un papa gesuita: molti di noi sono cresciuti in scuole e università gesuite. E chi tra noi non è nato cristiano ha finito per capire l’unicità del cristianesimo come religione e visione del mondo, ma anche come qualcosa di più, come una sorta di critica radicale della società, compiuta introducendo gli ideali dell’amore e dell’uguaglianza in un mondo definito dal potere e dalle gerarchie. La mia stessa concezione di uguaglianza è stata resa possibile e arricchita dalla nozione cristiana di uguaglianza di fronte a Dio.
Ma il fatto che il Papa venga dal Sud del mondo ha un significato ancora più contemporaneo. Molte delle preoccupazioni espresse nell’enciclica riguardo gli eccessi del mercato, la crescita delle diseguaglianze, la rottura di antiche solidarietà sono radicate in una peculiare esperienza latino-americana. Se egli ha parlato contro il neoliberismo, ha cominciato a farlo ben prima che la parola che lo definisce diventasse consueta; lo ha fatto perché ha potuto esperire in prima persona le devastazioni del neoliberismo in Argentina. Tendiamo a dimenticare che molte patologie politiche, che si sono manifestate negli Stati Uniti e in Gran Bretagna negli ultimi anni, sono state prima sperimentate e diagnosticate nei Paesi dell’Asia, dell’Africa, dell’America latina. Ovviamente le abbiamo interpretate come prodotti di culture e storie difettose, persino di religioni. Sono sicuro che molte persone ricorderanno come l’islam sia stato ripetutamente accusato di sobillare giovani militanti arrabbiati, che in realtà sono l’effetto di società grossolanamente diseguali e dispotiche sin dal XIX secolo. Oppure si pensa che l’America latina abbia un debole per i dittatori e così via.
So per esperienza personale quanto sia difficile, per gli scrittori e gli intellettuali del Sud del mondo, far sentire la loro voce, far contare le loro idee e le loro esperienze. Ci troviamo davanti un discorso pubblico incredibilmente impoverito, diffuso non solo nella stampa occidentale, ma anche in altre importanti istituzioni occidentali, università, think tank. È un discorso impoverito dal punto di vista sia morale sia intellettuale quello che si fa sul mercato, la democrazia, la globalizzazione, e questo discorso ha soffocato tutte le voci critiche e di dissenso. La figura stessa dell’intellettuale è stata ridotta, almeno nella diffusa cultura dell’Occidente, a essere il missionario del progresso materiale, l’agente al servizio di quel processo, che si tratti di portare il libero mercato e la prosperità in India o in Indonesia, oppure la democrazia in Russia e nel mondo musulmano. L’intellettuale non si deve più occupare delle grandi questioni che riguardano la vita buona, i limiti della crescita, il danno ambientale, la relazione tra gli uomini e il mondo della natura; guai a lui se osa parlare di valori etici o spirituali!
In un orizzonte così angusto e meschino, papa Francesco ci ha fatto percepire una nuova possibilità. Ha ampliato i confini di quel che può esser detto, insegnato e percepito. Nell’arena internazionale non c’era una voce così potente dai tempi della lotta anticoloniale, una voce che respinge le narrazioni secolari del progresso continuo diffuse dalle classi dirigenti di Stati Uniti e Gran Bretagna.
Marilynne Robinson, in un passaggio straordinario del suo libro sulla Gran Bretagna, Mother Country (1989), scrive che lo scopo del volume è quello di abbattere alcune strutture di pensiero che ci rendono impossibile vedere la realtà. Sono strutture monumentali, al centro della nostra civiltà. E papa Francesco mi sembra impegnato proprio in quel compito: abbattere quelle strutture di pensiero che hanno reso la realtà invisibile a molti di noi.

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Pankaj Mishra, Marilynne Robinson, Michael Sandel

 
Fratelli tutti, solidarietà sociale e fede nel mercato
autore: Pankaj Mishra, Marilynne Robinson, Michael Sandel
formato: Articolo
L’enciclica di papa Francesco non si ferma al pluralismo delle opinioni per una tolleranza neutra. Invita invece a fare i conti con le diseguaglianze frutto della fede assoluta nella potenza del mercato, in nome di un progetto di bene comune che aspiri alla verità.
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