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Guardini e Heidegger: un dialogo inespresso

18.09.2019

I due si conobbero da studenti e si videro e scrissero più volte. Nonostante la frattura sul nazismo, Guardini dopo la guerra difese Heidegger e rifiutò di prenderne il posto a Friburgo, chiamandolo poi a Monaco. Due pensatori affini e allo stesso tempo distanti.

di Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz


Il dialogo tra Guardini e Heidegger viene qui presentato soltanto unilateralmente, ossia dal punto di vista di Guardini. Il materiale finora disponibile, infatti, non consente ancora, a prescindere da discorsi generici, un’esposizione fondata della prospettiva inversa. Su quest’aspetto sarebbero fruttuose ulteriori ricerche […].
Divisi da una differenza di età di quattro anni – Guardini nasce nel 1885, Heidegger nel 1889 – si erano conosciuti ancora da studenti. «Ci conosciamo dal 1912 o 1913, da Friburgo», scrive Guardini nel suo Diario. Appunti e testi dal 1942 al 1964 [...]. In quel periodo, dall’ottobre 1912 fino al maggio 1915, Guardini abitava nel «Sapienz» di Friburgo, il convitto teologico, per scrivere la sua dissertazione su Bonaventura. Heidegger aveva già abbandonato gli studi teologici e, dopo il dottorato in filosofia, il 26 luglio 1913, aspirava (ancora) a una cattedra nella facoltà cattolica. Invitati personalmente da Heinrich Rickert, entrambi si ritrovavano, tra l’altro, alle lezioni che lui teneva nel suo salotto, dove era ripiegato per timoredi trovarsi di fronte a un pubblico troppo ampio. Scrive al proposito H.W. Petzet: «Così egli, H. [Heidegger], avrebbe pranzato insieme a Guardini (che allora era già cappellano) nella stanza attigua all’estremità ultima del tavolo».

Una testimonianza significativa di questa prima conoscenza – che evidentemente, dopo il periodo friburghese, si sarebbe approfondita in uno scambio intellettuale – è una lettera di Guardini del 10 aprile 1916 a Heidegger. Il cappellano, ormai addottorato, scrive da Magonza: «Sulla questione di una “fenomenologia dell’idea” ho raccolto parecchio materiale. Ci sono arrivato quando ho considerato che il concetto di “coscienza” è molteplice, in particolare la sua posizione riguardo a giudizio e volontà» […]. Il 20 aprile 1916, Giovedì Santo, Guardini scrive ancora a Heidegger: «Le invio un secondo saggio in cui il concetto di “soggetto vivente” conosce un’applicazione molto particolare. […] Credo però che procediamo davvero su una strada comune. Vorrei individuare e dire in cosa consista il misterioso “spirito del cattolicesimo”, e credo di poterlo quasi cogliere nell’unificazione vivente, ossia nella relazione tra la realtà, suprema o empirica, e l’idealità». I curatori suppongono che il saggio contenesse riflessioni di Guardini sull’ubbidienza o sulla libertà; il passo, però, nel suo riferimento all’analisi dello «spirito del cattolicesimo», sembra piuttosto alludere a una prima stesura dello Spirito della liturgia (1918). Il fatto che Guardini creda di riconoscere «davvero una strada comune», scorgendola nel comune interesse per la fenomenologia e il «soggetto vivente», richiama l’attenzione su un intenso dialogo risalente a Friburgo.
La “traccia” successiva di un contatto tra i due si ritrova tredici anni più tardi; entrambi, nel frattempo, sono diventati famosi e sotto i riflettori dell’opinione pubblica. Questa traccia ci conduce ai giorni intorno a San Silvestro del 1929, al Castello di Rothenfels, dove Guardini – dal 1923 già sulla sua cattedra berlinese – aveva invitato una ristretta cerchia filosofica per discutere dei Frammenti filosofici di Kierkegaard, Io e tu di Buber, Ideologia e utopia di Mannheim, Neue Wege der Philosophie di Heinemann e Essere e tempo di Heidegger (nell’archivio di Rothenfels è conservato il dattiloscritto dell’“invito” non datato di Guardini). Era trascorso soltanto un anno dalla pubblicazione di Essere e tempo, per cui è degna di nota la sua rapida ricezione da parte di Guardini. Il 6 gennaio 1930 questi scriveva all’amico Josef Weiger: «Al Castello abbiamo avuto un convegno di filosofia (3 giorni) sulla filosofia esistenziale, soprattutto quella di M. Heidegger. Questo universo di pensiero mi sembra essere molto importante. Quando vieni, ne parliamo» (Lettera 135, in R. Guardini, Lettere a Joseph Weiger 1908-1962).
Nel 1929 era anche apparsa la lezione inaugurale di Heidegger a Friburgo, Che cos’è metafisica?, il cui giudizio da parte di Guardini viene ulteriormente documentato più avanti – in ogni caso, le sue riflessioni inedite a riguardo non sono databili. Nel giugno 1931 Guardini aveva tenuto a Friburgo, presso l’Akademisch-Literarischen Gesellschaft, una conferenza, probabilmente su Pascal, in riferimento alla quale, in una successiva lettera di ringraziamento a Heidegger, scrive: «Serbo un ricordo ancora vivo della mia visita a Zähringer e al suo bello studio».

Si può poi raccontare un episodio particolarmente curioso risalente all’estate del 1933. Heidegger compare a Rothenfels indossando una «tuta sportiva blu»: «Faceva con sua moglie una gita in canoa, scendendo lungo il corso del Meno e intendeva pernottare presso la locanda Zum Anker. Non appena venne a sapere che Guardini teneva un convegno, era salito per le scale del Castello. Si può notare come l’esistenzialista per primo facesse visita al metafisico. Si accordarono per una colazione insieme il mattino successivo. [… La signora Heidegger] fu visibilmente felice nel vedere che il colloquio tra le due menti creative subito si era animato. […] Dopo colazione, Guardini, guidandoli personalmente, mostrò alla coppia i risultati artistici raggiunti nella cappella e nel resto del palazzo. Lo rallegrò vederli impressionati dalle architetture interne e, in particolare, dalle opere d’arte liturgica. Il contatto, iniziato in questa mattina di sole, è poi proseguito stimolante nel corso di molti anni»


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Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz

 
Guardini e Heidegger: un dialogo inespresso
autore: Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz
formato: Articolo
I due si conobbero da studenti e si videro e scrissero più volte. Nonostante la frattura sul nazismo, Guardini dopo la guerra difese Heidegger e rifiutò di prenderne il posto a Friburgo, chiamandolo poi a Monaco. Due pensatori affini e allo stesso tempo distanti...
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