È vero che gli italiani non leggono? E perché?

È vero che gli italiani non leggono? E perché?

di Mario Fontana

Tra gli inediti di Gramsci, pubblicati in questi ultimi tempi vi ha una osservazione che ha attirata la mia attenzione; il Gramsci si pone quesito: perché gli Italiani non leggono? Egli scrive: «In Italia il termine "nazionale" ha un significato molto ristretto ideologicamente e in ogni caso non coincide con "popolare" perchè in Italia gli intellettuali sono lontani dal popolo; cioè dalla "nazionè" e sono invece legati àd una tradizione di casta che non è maì stata rotta da un forte movimento politico nazionale dal basso: la tradizione "libresca" è astratta è l’intellettuale tipico moderno si sente più legato ad Annibal Carò a ad Ippolito Pindemonte che ad un contadino pugliesè o siciliano.

La letteratura "nazionale" così detta artistica, non è popolare in Italia. Di chi la colpa? Del pubblico che non legge? della critica che non sa presentare ed esaltare al pubblico i valori letterari? dei vari giornali che invece di pubblicare in appendice il "romanzo moderno italiano" pubblicano il vecchio " Conte di Montecristo"? Ma perchè il pubblico non legge in ltàlia mentre legge negli altri paesi?».

Ometto di esaminare la questione nazionale, qui introdotta di straforo; il problema che il Gramsci pone è un altro: leggono gli Italiani? Ed egli constata che leggono in piccolo numero e ne trova la ragione nel fatto che i librì sono scritti ·da borghesi' e non servono alle classi operaie; queste poi non leggono perchè i ricchi negano alle classi umili i mezzi per studiare. Il pregiudizio (classista) proprio dei socialcomunisti ispira evidentemente il Gramsci. Inutile discuterne qui; lo riprenderemo, una volta ancora, in altra occasione. Per ora mi limito ad esaminare il problema fondamentale. Perchè gli italiani non leggono?

 Una prima ragione il Gramsci la trova nel tradimento dei laici. Vale la pena di riprodurre ciò che egli serive: « I laici hanno fallito il loro compito storico di educatori ed elaboratori della intellettualità e della coscienza morale del popolo-nazione, non hanno saputo dare una soddisfazione alle esigenze intellettuali del popolo: proprio per non aver rappresentato una cultura laica, per non aver saputo elaborare un moderno «umanesimo capace di diffondersi fino agli strati più rozzi e incolti, come era necessario dal punto di vista nazionale, per essersi tenuti legati a un mondo antiquato, meschino; astratto, troppo individualistico o di casta. La letteratura popolare francese, quella più diffusa in Italia,
rappresenta invece in maggiore o minore grado, in un modo che può essere più o meno simpatico, questo moderno umanesimo, questo laicismo a suo modo: lo rappresentarono il Guerrazzi,, il Mastriani e gli altri pochi scrittori paesani popolari.

Superiamo la noia dei luoghi comuni 
ripetuti a sazietà in questi e in altri brani
 di Gramsci. Quando io ero giovane, più
di mezzo secolo fa, si ripetevano le stesse
identiche cose; stupisce che un uomo, come il Gramsci, che in alcune, non molte, delle sue lettere si è mostrato spirito acuto e penetrante, si sia lasciato pigliare all'amo, grazie alla facile esca, della grossolana filosofia rimasticata da Marx e da Engels e da Feuerbach. Facile la spiegazione: il Gramsci, avendo trascorsi lunghi e dolorissimi anni in carcere, non ha avuto contatto con gli uomini. Ha avuto contatto solo con i libri; ma i libri non bastano a conoscere uomini e cose.

Gramsci ripete dunque frasi e pensieri che sono di uso comune nel mondo socialista; questo è un mondo chiuso alle maggiori idealità; non è certo aperto ai problemi dello spirito. Basta leggere la raccolta dei primi anni della Critica sociale di Turati ovvero i fascicoli della attuale (misera, molto misera) Critica sociale di Mondolfo; basta scorrere i numeri di Rinascita di Togliatti. Non c'è in questi periodici quasi mai una finestra aperta per contemplare vasti panorami; quasi mai viene nominato un problema, si ripetono i soliti motivi, che abbiamo a memoria. Si accusano i cattolici di ripetere e formule apprese una volta per sempre. Chi volesse fare una antologia con libri e articoli social-comunisti darebbe la dimostrazione che questo è un male proprio delle riviste e dei libri socialisti e comunìsti; è ben raro trovare un pensiero che riveli l'ansia della ricerca del vero.

 Gli Italiani leggono poco, afferma Gramsci. Ma quali italiani? Vi è in Italia una spaventosa percentuale di analfabeti. Mettiamo da parte questi sventurati. Ci sono poi coloro che hanno imparato, sì, a leggere; ma costoro,con il passare degli anni, hanno disimparato quest'arte, sia perchè la scuola è in Italia meccanica introduzionelle teste degli scolari di poche nozioni, sia perchè gli insegnanti quasi sempre non sanno risvegliare nei giovani i profondi dello spirito. Cònsideriamo, prendendoli a caso, mille operai o mille contadini.

Esaminiamo i loro problemi. Dove formano la loro cultura? al più sul giornale; e il giornale è l'Unità, o l'Avanti.Nessuno vorrà affermare che l’Unità e l’Avanti sono compilati da risvegliare problemi. Essi con le loro quotidiane menzogne sono magnifici strumenti di eccitazione all'odio nell'animo di coloro che non leggono altro. Ma nulla di più. Io conosco gli opuscoletti che l'Avanti e Il’Unità pubblicano per erudire i compagni ». A leggerli, c'è da dire ai loro compilatori: «Non parlate male del nostro catechismo, nè dei libri di pietà che i cattolici diffondono. Il confronto, per noi cattolici, è onorevole ».

Molti di questi opuscoli rimontano ai tempi di Bebel; altri sono fatica personale di Lenin, ma soprattutto di Stalin. Sono fatti per soddisfare bisogni intdlettuali, per risvegliare interessi? Ma nemmanco per sogno; somo meschine e grette ripetizioni delle solite formule. Non voglio dire che la centrale comunista di Parigi o quella di Berlino, che io ho visitate più volte, in fatto di libri siano ben fornite; ma io stesso, .che di essere un uomo di cultura, vi ho trovato libri popolari che mi hanno vivamente interessato e che mi hanno dimostrato in chi li ha scritti un tantino di intelligenza. Nel popolo in Italia non c'è l'interesse del libro e non si legge, sia perchè la scuola non ha fornito all'uomo il necessario per svegliare gli interessi spirituali e intellettuali, sia perchè i laici (per stare alla nomenclatura di Gramsci) hanno mancato al loro dovere.
Soprattutto importante è la carenza del-la scuola pubblica. Questa scuola non ha assolto la sua funzione di formare gli ltaiani. E i responsabili sono i vari ministri della pubblica istruzione dei governi «laici, che dal 1870 in poi hanno mortificato : il nostro popolo con l'uggia dei loro regolamenti e programmi scolastici atti a soffocare nei giovani ogni idealità. Eccezione, però fino ad un certo punto, fa il liceo; non dappertutto aggiungo; ma là dove, per opera di un vecchio maestro, innamorato degli studi, nei giovani sono tenuti desti gli interessi intellettuali; fa eccezione unche qualche vecchio professore universitario, soprattutto delle facoltà di lettere; ma tutte le scuole, dalle complementari alle medie, alla stessa Università non accendono negli Italiani una fìammella di ardore per il libro ; e non l'accendono perchè non educano; e non educano perchè non coltivano un ideale ; sono grette scuole professionali che preparano mestieranti di vario grido e di vario genere. Ecco perchè questa nostra gioventù non legge.; ecco perchè gli scrittori non scrivono; gli editori mettono fuori solo libri utili (utili per divertirsi, ossia romanzi; utili per lavorare, ossia manuali, da quelli dello scolaro delle medie a quelli ricercati dall 'avvocato, dal medico. La statistica che l'Associazione italiana degli Editori pubblica periodicamente è quanto mai istruttiva; si pubblicano soprattutto (e si vendono) romanzi e manuali; da qualche tempo hanno cominciato a comparire, specie in traduzione, libri di volgarizzazione scientifica e libri di cultura filosofica e di problematica sociale; ma hanno un loro striminzito pubblico; l'editore, di di pubblicarli (e talora si tratta di libri ottimi), ci pensa tre volte; poi tira in lungo nel metterli fuori; comunque non dà compensi all'autore, che naturalmente deve campare d'aria. Romanzi, romanzetti, riviste più o merio pettegole, giornali a fumetti, giornali pornografici, giornali per le parole incrociate, giornali illustrati, di li sì, se ne stampano e se ne vendono a josa; ma tutta questa è roba che «non fa brodo»; e gli Italiani non cercano altro perchè la scuola non li ha educati a cercare altro.

E voialtri « preti » che cosa fate? Ecco quello che scrive il Gramsci.

Se i laici hanno fallito, i cattolici non hanno avuto miglior successo. Non bisogna lasciarsi ìlludere dalla discreta diffusione che hanno certi libri cattolici; essa è dovuta alla vasta e organizzazione della Chiesa, non ad un'intima forza: i libri vengono regalati in cerimonie numerosissime e vengono letti per castigo, per imposizione o per disperazione ». E più avanti prosegue : « Questa letteratura cattolica trasuda di apologetica

gesuitica come il becco di muschio e stuca per la sua meschinità gretta. L'insufficienza degli intellettuali cattolici e la poca fortuna della loro letteratura sono uno degli indizi più espressi della intima rottura che esiste tra la religione e il popolo; questo si trova in uno stato miserrimo di indifferentismo e di assenza da una vivace vitaspirituale: la religione è rimasta allo stato di superstizione, ma non è stata sostituita da una nuova moralità laica e umanistica per l'impotenza degli intellettuali laici; la religione non è stata nè sostituita nè intimamente trasformata e nazionalizzata come in altri Paesi, come in America lo stesso gesuitismo: l'Italia popolare è ancora nelle condizioni create immediatamente dalla controriforma; la religione, tutt'al più, si è combinata col folclore pagano ed è rimasta in questo stadio.
Un uomo di buon gusto e di coltura non scrive alcune delle frasi che abbiamo riportato e altre che abbiamo omesso per la loro puerilità.
Veniamo ai fatti.

La statistica della editoria italiana dimostra chiaramente che i libri religiosi, prendendo questa denominazione in senso lato, ossia comprendendovi quelli nei quali
lo scrittore si pone dal punto di vista della
dottrina e della morale cattolica, costituiscono una parte notevole di ciò che oggi si
stampa in Italia. Notevole è questa produzione anche per la qualità. Vi sono libri di
teologia, di biblica, di storia, di ascetica:
ma prevalgono soprattutto i volumi in cui
si discutono i problemi religiosi del nostro
tempo, quelli che esaminano i problemi
che sorgono nell'anima di un cattolico moderno quando si pone di fronte alle situazioni della vita attuale. I libri di apologetica sono, contrariamente a quello che asserisce il Gramsci, in scarsissimo numero.
Non ho mai saputo che si regalino libri per
premiazione. Lo si facesse! Ma i preti sono poveri e, anzichè dare, debbono stendere la mano per chiedere l'elemosina.

Facciamo leggere i libri per castigo? Ma il Gramsci ha mai messo piede in una scuola nostra?

Vi è poi un altro genere di libri letti dai cattolici. Poichè non sono soltanto monache, frati e preti a porsi come scopo della vita, la perfezione interiore, ma anche i laici, vi sono libri per la vita interiore di costoro. Potrei citare, se non fosse indiscrezione, le altissime tirature di alcuni libri di pietà cristiana, italiani e stranieri (tradotti e pubblicati.a ritmo continuo in numerose edizioni). E non si tratta di libri nè facili, nè sdolcinati; ma libri positivi, ricchi di pensieri. Se taluno vorrà constatare quello che asserisco, pubblicherò delle statistiche che posseggo e che sono interessantissime; e porrò queste statistiche a fianco di quelle delle tirature di romanzi ricercati da un certo pubblico malato che ha bisogno di letture malsane.

Passando in rassegna i migliori editoti cattolici e quello che essi mettono fuori, si può dìre che, nella grande maggioranza, i libri di religione, intesi nel senso lato della parola, sono ricercati da laici che, avendo compreso che la vita cristiana deve essete vissuta in funzione di una concezione cristiana della stessa vita, chiedono sempre nuovi libri per aver modo di soddisfare questo loro bisogno di una conoscenza approfondita. E poichè non bastano gli scrittori nostrani sono numerose le traduzioni. Io seguo ciò che si pubblica nei vari paesi; mi pare di poter dire che solo la francia pubblica libri religiosi migliori e in maggior numero.

In conclusione: leggono molto e poco gli italiani? Se si mettono da parte i veri analfabeti, ossia coloro che non sono mai andati mai a scuola e il cui numero in alcune regioni d'Italia è pauroso; se si mettono da parte coloro che sono ridiventati analfabeti ossia coloro che, dopo avere imparato a leggere e a scrivere, poi, a poco a poco si sono disabituati tanto che non sono
in condiziòne di leggere un libro anche elementare; se si mettono da parte le sartine e le commesse che leggono i fumetti, le signore della così detta buona società che debbono leggere sempre l'ultimo romanzo americano o francese, anche se è sucido, pur di essere à la page; se si parte coloro che leggono solo il nome arriviamo a mettere da parte nell’Italia meridionale e centro-meridionale circa il settanta per cento e settentrionale e centrale circa il quaranta per cento, Gli altri leggono, e in alcune regioni leggono molto e leggono bene. Fare il confronto con la popolazione di molte regioni dell'America, anche del Nord, e della stessa Europa; ma non ho modo di avere dati sicuri.

In uno dei giorni scorsi io leggevo in viaggio un libro che riella intenzione di chi l'aveva scritto doveva servire per ragazzi; io esaminavo per rendermi conto del suo valore e se era, o no, da consigliare. Mi sembrava scritto molto bene, con esattezza, era ben illustrato; vi si esaminava un fondamentale della teologia cattolica. Giudicai, alla fine del mio esame, che il libro era ben fatto, ma non adatto per ragazzi e nemmeno per giovanissimi perchè l'autore non aveva trovato la via per incatenare l'attenzione. Mentre leggevo, mi accorsi, ad un certo momento, che il mio vicino di viaggio, in apparenza un artigiano, sbirciava il mio libro: «Vuol vederlo? » e glielo porsi. Il mio vicino, un uomo sui quarant'anni si immerse nella lettura. Arrivati alla fine mi rese il volume. Le è piaciuto?», Sì, e molto. Non potevo donare il volume perchè non era mio; diedi però a quell'uomo le indicazioni per acquistarlo, perchè, mi assicurò, voleva portarselo al suo paese. Ecco un caso tipico che serve da medicazione : un uomo intelligente, con scarsa cultura, che sa leggere; per leggere, uomini di questa categoria hanno bisogno di libri adatti.


Dunque: in primo luogo le nostre scuole pubbliche non danno ai giovani il gusto della lettura e non lo danno perchè gli insegnanti non sanno presentare agli scolari problemi interessanti; i giovani oggi, lo si sa, si interessano se vince Coppi o Bartali, la Juventus o il Milan. Bisogna dunque scrivere per loro in modo da questi interessi esterni a far loro amare i problemi spirituali. Bisogna interessare gli uomini mentre sono giovani. Se passano gli anni giovanili senza che uno legga, è difficile che quel tale si metta poi, con amore, a leggere.

La Chiesa, per parte sua, ha fatto ciò che doveva; e fa tuttora ciò che le sue scarse forze le permettono di fare. Chiedete le tirature di libri della Gioventù Cattolica maschile e di quella femminile; io che le conosco vi dico che resterete stupiti.

Gramsci adunque, per essere stato sventuratamente chiuso a lungo in carcere e per essere stato vittima dei pregiudizi del suo partito, ossia di un un altro carcere, si è fatto un manichino di maniera; contro esso ha spezzare le sue lancie; ma la sua pagina di prosa, ora rievocata, nulla dice, non serve per la soluzione del problema; dimostra solo che bisogna seguire la via... che noi cattolici battiamo per diffondere il libro ; stampare libri utili; stampare libri interessanti ; appassionare il lettore alla letura usando vari mezzi ; arrivare con la distribuzione del libro a tutti, onde a tutti sia facile acquistarlo. .

Ma noi siamo preti e preti settari. Già· siamo settari del settarismo che vuole condurre tutti gli Italiani a riconoscere le verità fondamentali del Cristianesimo. Per questo siamo odiati e derisi ; ma continuiamo la nostra strada che battiamo da duemila anni.

Mario Fontana

 

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