La Commedia fa boom: perché piace in piazza e in tv

La Commedia fa boom: perché piace in piazza e in tv

di Bianca Garavelli

Ascoltare un testo è fare un viaggio dentro di esso, con una leggerezza che è al tempo stesso incanto, e suggestione profonda.

Questo vale in particolar modo per Dante, il cui capolavoro, la Commedia, è stato fin dalla sua nascita diffuso e amato grazie alla lettura e alla recitazione ad alta voce. Ecco
spiegato il successo delle letture pubbliche della Commedia, sull’onda delle quali si è diffusa nell’ultimo decennio o poco più la riscoperta di Dante? Forse, ma in realtà solo in parte, perché la complessità dell’opera dantesca permette di ricorrere anche ad altre spiegazioni.

AD ALTA VOCE
In principio, furono le letture radiofoniche di Vittorio Sermonti: il primo grande successo mediatico ottenuto dalla Commedia di Dante in tempi vicini è il ciclo di letture tenute a Radio Rai dal 1987 al 1992 dallo scrittore romano, con la supervisione filologica di Gianfranco Contini per le prime due cantiche e di Cesare Segre per la terza. Un connubio fra voce recitante e pensiero commentante, quello di Sermonti, che si cristallizza nella pubblicazione del commento in tre volumi per Rizzoli, uscito fra il 1988 e il 1993 e riproposto nel 2015. Il suo commento è quasi una riscrittura di ciascun canto: Sermonti racconta i personaggi, scoprendo le emozioni che tragiche scelte legate spesso a una storia violenta portarono con sé. Ma anche il loro impatto positivo sul mondo, e attraverso il loro esempio, a volte simile a quello di personaggi odierni, la possibilità umana di guadagnare il Paradiso. Lascia Dante immerso nella sua lontananza dal nostro tempo, e aggiunge spesso un tocco di ironia e umorismo. La grande attenzione ai personaggi è uno degli aspetti più autentici di Dante: passionale e intriso di realtà, è l’autore che decide di essere protagonista del suo stesso poema. La peculiare qualità di Sermonti è stata, inoltre, di mettere in luce la dimensione teatrale insita nei versi del capolavoro. L’efficacia di questo tipo di lettura è stata confermata dalla lunga tournée internazionale compiuta dall’autore: dapprima a Ravenna, patria classica di celebrazioni dantesche, poi a Roma, Firenze, Milano, Bologna e in molti Paesi europei. Ho personalmente assistito a queste letture a Milano, alla chiesa di Santa Maria delle Grazie: un evento che ha coinvolto migliaia di spettatori pieni di sacro entusiasmo, molti dei quali capaci di arrivare con largo anticipo, muniti di una copia della cantica in lettura.

Così come Sermonti ha potuto contare sulla consulenza di Contini e Segre, Roberto Benigni ha cercato e ottenuto, per sua esplicita dichiarazione, quella di Sermonti per le sue ormai celebri letture dantesche. Celebri e controverse: c’è chi le ha molto criticate, principalmente perché troppo “popolari”, da strada, prive del rispetto dovuto al Sommo Poeta. Invece a mio parere Benigni parte proprio da un estremo rispetto del poeta suo concittadino, pur senza metterlo su un piedistallo. In effetti, grazie alla sua esperienza consumata di attore, gli aspetti teatrali impliciti nella Commedia sono balzati in primo piano nelle sue performance, specialmente quelli popolareggianti della prima cantica. Benigni, che ha recitato a memoria, con grande potenza espressiva, il canto V dell’Inferno nel suo spettacolo Tutto Dante (nella versione 2006 e 2007), si è fatto di nuovo interprete delle emozioni provate dai lettori coevi del poeta, che si commuovevano e si indignavano negli incontri con personaggi a loro familiari, spesso freschi protagonisti delle cronache del tempo. Ma Benigni ha avuto anche il grande merito, da non sottovalutare, di portare nelle case la cantica abitualmente negletta, eppure essenziale per capire il poema sacro: il Paradiso. La sua lettura televisiva del canto conclusivo dell’intera Commedia, andata in onda il 23 dicembre del 2002, è un omaggio alla grandezza del messaggio dantesco, che ci vuole condurre con sé fino a Dio, e non lasciarci tra le brutture, sia pure spesso affascinanti, dell’Inferno.

 La grande spinta mediatica di Benigni ha avuto effetto probabilmente anche sull’opera musicale di Marco Frisina, una forma spettacolare di lettura del poema sacro, dal titolo La Divina Commedia (L’uomo che cerca l’Amore), rappresentata con molte repliche a Roma, Milano e Reggio Calabria tra il 2007 e il 2008. Il sottotitolo dell’opera mette in rilievo l’umanità del poeta, dipinto come proteso a ritrovare la sua amata, Beatrice: «Ho attraversato l’Inferno per trovarti» recitavano giganteschi cartelloni pubblicitari sopra le immagini dei protagonisti. In realtà, anche nel suo caso il viaggio non si ferma alla prima tappa, ma continua fino all’incontro con Dio attraverso la guida di Beatrice stessa e lo sguardo di Maria, con grandi scene corali di forte impatto. L’Amore del sottotitolo, dunque, è quello che «move il sole e l’altre stelle», di cui Beatrice è una delle forme viventi.

Ma prima ancora di questo grande evento, con minore clamore mediatico il regista Federico Tiezzi aveva creato una suggestiva versione teatrale dell’intera Commedia, affidando la rielaborazione delle tre cantiche a tre diversi poeti: Edoardo Sanguineti con Commedia dell’Inferno (1989), Mario Luzi con Il Purgatorio. La notte lava la mente (1990), Giovanni Giudici con Il Paradiso. Perché mi vinse il lume d’esta stella (1991). I tre spettacoli (i cui testi sono usciti da Costa & Nolan in volume unico nel 1991) sono stati messi in scena dalla compagnia Lombardi-Tiezzi dapprima al Teatro Metastasio di Prato e poi al Lirico di Milano, mostrando come l’alleanza fra poesia dantesca, poesia contemporanea e teatro sia efficace e convincente.

La lettura più personale e attualizzante è a mio parere quella di Franco Nembrini, professore di scuola superiore e molto attivo in ambito educativo, che ha condotto fino al 2016 una serie di trasmissioni dedicate alla Commedia per l’emittente TV2000 (rielaborate nel volume In cammino con Dante, 2017), avvalendosi anche di interventi di artisti, come lo scultore Adelfo Galli nella prima puntata del Paradiso. Questa scelta è coerente con l’idea guida di Nembrini: l’arte, e quindi anche la Commedia, deve essere per tutti, e perciò diffusa con un linguaggio accessibile, cordiale e colloquiale. Le sue trasmissioni sono veri e propri colloqui, con la presenza di pubblico in sala, che precedono e accompagnano la lettura vera e propria. Nembrini lavora in modo molto diverso rispetto a Sermonti, che puntava tutto sull’impatto della voce leggendo un testo già scritto, perfettamente definito e calibrato nei tempi. Nembrini sembra andare a ruota libera, spiega con una semplicità disarmante che a volte sfiora la rozzezza, ma sempre in modo efficace, ricorrendo a esempi e paragoni di ambito quotidiano. Partendo da una premessa fondante: la Commedia è un poema «dell’aldiqua», in cui anche la vetta teologica del Paradiso è impostata in modo da far percepire all’umanità le sue potenzialità positive. Dante vuole mostrare il più possibile ai lettori il grande bene che chiunque può raggiungere su questa terra, anche usando gli esempi in apparenza più irraggiungibili, i santi, le anime che hanno ottenuto la beatitudine eterna. Da questo punto di vista, anche la dimensione teologica dantesca assume tratti umani, vicini alla vita quotidiana; della natura umana Nembrini sottolinea l’aspetto amoroso che la rende simile a quella divina: l’uomo è legame, è relazione, nasce in quanto è l’amore che lo fa esistere, vive grazie ad altre vite.

LE LETTURE COLLETTIVE
In questi anni sono fiorite anche innumerevoli letture collettive, o addirittura a staffetta, che coinvolgono attori ma anche lettori non professionisti: una conferma dell’interesse diffuso che Dante suscita, quasi a livello di un divo del grande schermo. Due esempi fra tutti: l’iniziativa che si è svolta a Palazzo Galli e all’Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano, a Piacenza, fra il 2006 e il 2008, con la lettura di una scelta di canti dalle tre cantiche. Prevedeva l’introduzione di un professore e la lettura di un attore (tra cui Carlo Rivolta e Gerardo Placido). Garantiva su scelta e impostazione Pierantonio Frare dell’Università Cattolica.

Invece si è svolta in un solo giorno una vera e propria maratona che ha avuto scrittori, cantanti, musicologi, attori, critici musicali, editori, galleristi, psicanalisti fra i suoi cento lettori dell’intera Commedia: «Milano per Dante». Si è tenuta con la guida dello scrittore Alberto Cristofori il 25 ottobre 2015, nell’anno delle celebrazioni per i 750 dalla nascita del poeta, in uno dei luoghi milanesi più noti, lo spazio multifunzionale di corso Como 10.

Fra le innumerevoli iniziative spiccano i Festival danteschi, rassegne che coniugano le tradizionali letture con lectiones magistrales e spettacoli. «Dante 09», organizzato a Ravenna dal poeta Davide Rondoni, comprendeva nel 2006 la lettura di versioni dialettali della Commedia e la sfida in teatro tra le due muse Beatrice e Laura, sostenute rispettivamente dallo stesso Rondoni e dal poeta Alberto Bertoni, e vinta a larga maggioranza dalla prima. Ravenna è anche la sede, dal 2007, di una Scuola estiva internazionale in Studi danteschi promossa dall’Università Cattolica di Milano e dal Centro Dantesco dei Frati Minori Conventuali, che prevede a sua volta letture ed eventi aperti al pubblico.

È dunque evidente la tendenza all’interpretazione sempre più teatrale e spettacolare di Dante, con punte parodistiche, come la versione musicale dell’Inferno in dieci minuti della compagnia teatrale Oblivion. In questo ambito spettacolare, una novità di rilievo di questi ultimi anni sono i concorsi rivolti agli studenti, un’autentica sfida alla creatività e alla fantasia di giovani e giovanissimi, pur mantenendo il rispetto rigoroso del testo dantesco, grazie alla guida di docenti competenti e a giurie qualificate. Ha respiro nazionale il «Festival Dantesco», ideato e diretto dal 2010 da Paolo Pasquini, con l’Associazione Xenia a cui fanno capo alcuni docenti, e il patrocinio della Società Dante Alighieri. Invita gli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado a recitare interi canti, o passi da diversi canti, in una dimensione completamente teatrale, con costumi, scene e musiche, realizzati da quelli che sono definiti nel bando «giovani attori, registi, danzatori, musicisti e artisti visivi», purché iscritti a una scuola. Punta invece sulla creazione di video, ed è riservato agli istituti secondari di secondo grado, il Premio di lettura dantesca «La Selva, il Monte, le Stelle» bandito dal 2013 dall’editore Loescher sotto l’egida dell’Accademia della Crusca. Performance teatrali e video vincitori, di qualità molto interessante, sono visibili sui rispettivi siti: www.festivaldantesco.it e dante.loescher.it. Particolarmente riuscito mi sembra il video vincitore dell’edizione 2017 del Premio di Loescher, che offre una lettura visiva, oltre che vocale, del difficile canto XXXII del Paradiso, ambientata a Civita di Bagnoregio, in un’atmosfera sospesa fra terra e cielo.

IL VIAGGIO NELL'ANIMA
Dunque, è nella natura della Commedia, viaggio nell’aldilà, ma anche viaggio nell’anima, di cui nelle intenzioni dell’autore illumina l’origine divina e la tensione verso il Creatore, ispirare letture teatrali, che ne evidenziano l’essenza visiva e dialogica. Fin dalla sua pubblicazione, infatti, il poema si è diffuso anche attraverso la lettura e il commento in pubblico, ed è soprattutto il legame con l’anima, immutabile nei secoli, a incentivarne il ritorno in un tempo come il nostro: è uno dei segni della necessità, sempre più evidente, di affidarci nuovamente a valori spirituali.

Bianca Garavelli

Bianca Garavelli (Vigevano, 23 agosto 1958 – Vigevano, 29 dicembre 2021) è stata una scrittrice e critica letteraria italiana.

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La Commedia fa boom: perché piace in piazza e in tv
autore: Bianca Garavelli
formato: Articolo
Dalle letture pubbliche di Vittorio Sermonti, che restano inimitabili, agli show di Roberto Benigni, a mille altre iniziative. Un’analisi della riscoperta dell’opera del Sommo Poeta e della sua recitazione ad alta voce. Avvincono realtà e complessità.
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