La visione della Chiesa in G. K. Chesterton

La visione della Chiesa in G. K. Chesterton

di Giovanni Barra

Il parroco di Beaconsfield se ne stava una sera d'inverno presso il caminetto a riscaldarsi. Fuori muggiva un vento indiavolato che pareva volesse squassare la canonica dalle fondamenta. Improvvisamente il silenzio di cui è fasciata la casa viene rotto da un duro colpo battuto alla porta. Il parroco si alza, un po' trasecolato, e si reca ad aprire.

« Entri, signore. Che cosa posso fare per lei? »
Un uomo dalla statura gigantesca, tutto avvolto in un ampio mantello da cui sbucava appena fuori il capo, gli risponde: « Lei può fare per me il più grande favore che un uomo può rendere ad un altro ».
« Che cosa sarebbe? »
« Lei è un sacerdote cattolico, non è vero? »
« Sì ».
« Allora lei è il depositario della Verità divina. Io cerco la Verità: datemela tutta ».
Nel tempo intercorso tra queste rapide battute, padre O'Connor aveva squadrato da capo a piedi lo sconosciuto. Il dubbio si era. fatto ormai certezza: quell'uomo era il famoso scrittore conosciuto in tutto il mondo anglo-americano.
« Ma lei è il signor Chesterton! »
« Sì ».
« Allora, per quello che cercate, vi consiglio di rivolgervi a qualcuno dei celebri professori di Oxford, che non è molto lontano di qui. Là c'è padre Ronald Knox, figlio di un vescovo anglicano, e padre Martin d'Arcy ».
« D'accordo — interruppe Chesterton. — Se voi insistete, io andrò da loro. Ma voi non possedete la stessa Verità che posseggono loro? »
« Sì » replicò umilmente il sacerdote. « La dottrina è uguale dovunque nella Chiesa Cattolica ».
« Allora non potete istruirmi voi stesso?
« Sì che posso. Se volete ... Di dove dobbiamo cominciare ? »
« Cristo non ha detto: Se non diventerete come i bambini non potrete entrare nel Regno dei Cieli ? Di dove cominciate quando fate il catechismo ai bambini? ».
« Ecco qua un catechismo. Coi bambini si comincia di qui.
« Bene. Cominci anche per me, dal catechismo. Vediamo la prima domanda ... »
Pochi mesi dopo, nell'umile cappella di Beaconsfield, Chesterton, veniva ricevuto nella Chiesa Cattolica per opera di quel semplice sacerdote, che poi doveva fare il giro del mondo immortalato nei romanzi polizieschi chestertoniani, sotto il nome di padre Brown.
Questa fu la prima spinta verso la conversione. Più tardi dirà invece i motivi ideali che lo hanno spinto a varcare le soglie della Chiesa Cattolica. Questi motivi sarebbero tre: bisogno di libertà e di entusiasmo, sete bruciante di perdono, necessità di una vera giustizia.
« Quando la gente chiede a me o a qualsiasi altro: perchè vi siete uniti alla Chiesa di Roma?, la prima risposta essenziale, anche se in parte incompleta, è: per liberarmi dai miei peccati. Perché non c'è nessun altro sistema religioso che dichiari veramente di liberare la gente dai peccati ».
« Voglio che mi si permetta di essere entusiasta sull'esistenza dell'entusiasmo, e non che il mio entusiasmo sia freddamente tollerato come una eccentricità del mio essere ».
Ma già prima della conversione Chesterton aveva scritto un libro, « Ortodossia », che rimane ancora oggi, dopo quarant'anni, la più vibrante e la più vivace apologia che del Cattolicesimo sia stata scritta nel nostro secolo.
Un giorno l'autore passeggiava con un amico (un editore celebre) per le vie di Londra. A un tratto l'amico, a conclusione del suo discorso disse: « È certo che il tal dei tali farà carriera: egli crede in se stesso ».
In quel momento lo sguardo di Chesterton si posò sopra un onnibus che passava e che portava scritto: Hanwel! (È il luogo di cura per gli ammalati di mente). Perciò rispose: « Ti devo dire dove sono gli uomini che più credono in se. stessi? Te lo dico subito ... Gli uomini che veramente credono in se stessi son tutti nei manicomi ».
L'amico storse la bocca e ribattè qualche cosa.
Ma Chesterton:
« Il credere in se stessi è la caratteristica più comune degli imbecilli ».
L'amico, il cui naso s'era allungato più d'un palmo, obiettò, lasciandosi cadere le braccia: « Ma allora, se l'uomo non deve credere in se stesso, mi dici in che cosa dovrà credere? »
Chesterton pensò un poco, poi disse: «Vo a casa a scrivere un libro per rispondere al tuo quesito ».
E, dalla promessa mantenuta, saltò fuori « L'Ortodossia ».
Il convertito, secondo Chesterton, passa per tre stati d'animo. Dapprima prova il bisogno di rendere giustizia alla Chiesa Cattolica, alla fine deve fare sforzi per non convertirsi alla Chiesa Cattolica. « La terza fase è forse la più vera e la più terribile; è quella nella quale un uomo si sforza per non convertirsi. Egli ha vista la Verità troppo da vicino, senza badare che la verità è un'amante con poteri magnetici di attrazione e di repulsione ... Nel momento in cui si cessa di attaccare la Chiesa Cattolica, ci si sente attratti verso di lei; nel momento in cui si tenta di contenersi verso di lei, si comincia ad innamorarsene ».

Un'altra cosa ancora ha affascinato Chesterton: il senso di stabilità, di perennità, di eternità proprio della Chiesa.
Si innalzavano, ha raccontato in una sublime fantasia, ad Eliopoli mille obelischi simili a frecce di sfida al cielo. Odoravano di balsamo le sale della reggia. Ma un giorno si presentò al Faraone un vecchio e disse: « Cedimi le armi, lascia la reggia e il regno, abbatti gli obelischi, distruggi i templi e le città e va ». Rise il Faraone: « Vattene, pazzo. Tutti i vicini hanno cedute le armi a me, ho incendiato i loro palazzi, ho distrutto le loro città ed i templi, e tu ti imponi a me ? Sei tu più forte ? Chi sei tu ? ». Tentennò il capo il vecchio e disse: « Io sono più forte di te, poichè sono il tempo ». Impallidì il Faraone e chinò la testa; lasciò il regno, venne abbattuta la reggia e le città, e le armi furono rose dalla ruggine.
Si presentò il vecchio a Babilonia, a Ninive, ad Atene, a Cartagine, a Roma, e tutti obbedirono.
E passò e ripassò e tutto giacque. Ma un giorno nel suo vagabondaggio rivenne a Roma e salì sul Vaticano. Diede lo stesso comando, ma il Papa restò nella pace e non volle obbedire.
« Ma io sono il tempo », disse il vecchio.
Rispose il Papa: « Ed io sono l'eternità ».
Nei suoi vari libri, specialmente ne « La Chiesa viva », « L'uomo comune », « L'uomo eterno », Chesterton esamina altri aspetti della Chiesa. Uno degli aspetti che più lo colpisce è lo stretto legame che esiste tra i vari dogmi della Chiesa cattolica. Non si possono togliere dagli edifici certe pietre fondamentali senza rischiare di sconnettere tutta la costruzione.
« Il cattolico crede che l'uomo sarà più adatto al cielo quanto più avrà sopportato la vita da persona coraggiosa, e che si può essere eroi del cancro come s. Lorenzo e s. Cecilia furono eroi del fuoco. La fede in una vita futura, la speranza in una futura felicità, la credenza che Dio è amore e che la legge è legge di vita eterna, tutte queste sono cose che non producono la pazzia e l'anarchia se accettate insieme alle altre dottrine cattoliche intorno al dovere, alla vigilanza e alla saggezza contro le potenze dell'inferno. Prese da sole, possono invece produrre la pazzia e l'anarchia ».
Qualcuno obbietta che questo rigido sistema di verità, come tutto l'apparato gerarchico di autorità, finisce per inceppare il pensiero, per spegnere l'iniziativa e decurtare la volontà personale.
Con un ragionamento stringente come una morsa e nello stesso tempo tutto venato di umorismo, Chesterton risponde proponendo un'osservazione tratta dalla vita comune. « Ricordo che un uomo mi disse di non aver mai accettato nulla da alcuna specie di autorità; ricordo pure di avergli chiesto se non aveva mai consultato l'orario delle Ferrovie, e se insisteva invece nel provare ogni singolo treno per poi vedere quanto conveniente fosse prendere uno o l'altro. Il viaggio potrà essere privatissimo, la visita alla zia estremamente riservata, tuttavia il viaggiatore non saprebbe dedurre l'ora della partenza del treno, esclusivamente dal proprio ragionamento ».
La vita interiore, mistica, personale della Chiesa, Chesterton la vede contrassegnata da alcune caratteristiche che se da una parte rappresentano la sua gioiosa scoperta, da un'altra parte diventano preziose direttrici di marcia per tutti.
Vita sicura innanzi tutto. Il cattolico è l'uomo che ha la bussola, il navigante che viaggia su di una barca sicuro di non andare mai a fondo.
« Colui che disse: " Sulle stelle fisse può darsi che due e due facciano cinque " insegnava l'aritmetica in modo irrazionale, e quindi in modo anticattolico. Il cattolico è molto più sicuro intorno alle verità fisse' di quanto lo sia intorno alle stelle fisse ».
Senso di sicurezza che non si trasforma mai in senso di orgoglio. Uno dei capitoli più belli, del libro « La Chiesa viva » tutto scintillante di paradossi, è quello intitolato: « Se dovessi predicare una sola volta ». Chesterton si scaglierebbe contro l'orgoglio. « L'orgoglio è un veleno così mortale che non solo avvelena le virtù, avvelena anche gli altri vizi. Ecco l'opinione della povera gente che frequenta le osterie e tollera l'ubriacone, il giocatore e perfino il ladro, ma avverte che vi è qualcosa di diabolico nell'uomo che pretende di rassomigliare tanto da vicino a Dio. Perfino l'avaro, il quale si vergogna a mezzo della sua pazzia, è più umano e simpatico del miliardario, che vanta e decanta la propria avarizia ».
Nell'umiltà e nella sicurezza la giocondità. Le pagine chestertoniane crepitano di « risate » e fremono di gioia.
« La gioia è il gigantesco segreto del cristiano », scriveva Chesterton in « Ortodossia », prima della conversione. Ne « La Chiesa viva » torna lo stesso motivo. « In approssimativa, la religione si potrebbe definire la forza capace di. renderci allegri nei confronti delle questioni di rilievo. E con acconcio parallelo la frivolità alla moda si potrebbe definire la forza che ci rende tristi intorno a ciò che non ha importanza ».
Nel suo romanzo « La sfera e la croce », Chesterton immagina che tra il monaco Michele e il professor Lucifero si svolga un dialogo. Si trovano tutti e due su un vascello volante nel cielo di Londra. Quando passano sulla cattedrale di San Paolo, Lucifero sbotta in una bestemmia beffarda. Michele non la lascia passare:
« Ho conosciuto altre volte un uomo come te, Lucifero ... Egli s'era voluto convincere che il segno del Cristianesimo era un segno di barbarie. Cominciò quindi una guerra ostinata contro il Crocifisso, strappandolo dal collo di sua moglie e da tutte le pareti della sua casa. Poi si infuriò fino al parossismo: non una croce lungo le strade del suo paese (cattolico romano) doveva restare in piedi. S'arrampicò sul campanile della chiesa, strappò dalla guglia la croce.
« Una sera d'estate, tornando a casa, si arrestò davanti a una palizzata. Gli parve di vedere, come al cenno di bacchetta magica, lungo la palizzata, un esercito di croci.
« Roteò per l'aria il suo bastone pesante e si avventò furibondo contro la palizzata. Spezzò, strappò, sradicò: ogni palo per lui era una croce. Arrivando a casa era proprio da legare. Si gettò sul letto: ma tutto ciò che lo circondava assunse allora l'aspetto del simbolo maledetto. Distrusse tutti i mobili, appiccò il fuoco alla casa poichè anche questa era ormai fatta di croci.
« Il giorno dopo lo trovarono nel fiume ...
« Lucifero guardò il vecchio monaco mordendosi le labbra: «È vera questa storia? »
« No, » disse Michele, « è una parabola; la parabola di tutti voi razionalisti e di te stesso. Cominciate con lo spezzar la Croce e finite per distruggere il mondo abitabile ».
Si spezzano le croci e si sbriciola la felicità. L'ortodossia è questo: la felicità raggiunta attraverso le piccole croci, le piccole cose. « La vita quotidiana è la più romantica delle avventure, e soltanto l'avventuriero la scopre ».

Giovanni Barra

 
La visione della Chiesa in G. K. Chesterton
Autore: Giovanni Barra
Formato: Articolo
€ 4,00

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