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Agnes Heller: l'Europa e le periferie del mondo

L'Europa e la responsabilità verso l'intero pianeta
L'Europa e la responsabilità verso l'intero pianeta
autori: Agnes Heller
formato: Articolo
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“Che cos’è l’Europa se non l’insieme delle storie che vengono narrate sull’Europa? Sono state raccontate molte storie sull’Europa. E sono molto differenti le une dalle altre. Alcune addirittura contrastanti. La lettura delle vicende passate e il giudizio su di esse sarà parziale. Tuttavia, anche se non sarà possibile ricordare tutte queste storie, bisogna menzionare almeno quelle più significative. Non solo per ragioni di scelta, ma anche di attenzione o rifiuto, abbiamo bisogno di ricordare le storie dell’Europa. L’Europa non vanta un numero così sorprendente di storie solo perché è il continente più antico, ma è diventata quella che è oggi proprio perché ha così tante storie. L’Europa è uno storytelling continent, un continente che ha costruito la sua identità come una sorta di autobiografia”. Così scriveva una delle più grandi filosofe viventi, l’ungherese Agnes Heller, in un articolo uscito sulla rivista dell’Università Cattolica “Vita e Pensiero” nel n.2 del 2016, con il titolo “L’Europa e la responsabilità verso l’intero pianeta”.

La filosofa nei giorni scorsi era in Italia per ricevere il Premio internazionale Grosso d’oro veneziano della Fondazione Masi e ha partecipato a un dibattito sul futuro dell’Europa alla Fondazione Corriere della sera. Proprio in un’intervista al quotidiano di via Solferino uscita domenica 2 ottobre, giorno del referendum sull’immigrazione a Budapest, ha definito l’Ungheria “un Paese illiberale retto sulla menzogna” e ha dichiarato fra l’altro che compito della filosofia è anche quello di “fermare il degrado dell’istruzione: riscoprendo la responsabilità e il dovere di agire per riappropriarsi di un futuro nel quale ciascuno possa rivendicare il diritto allo sviluppo della propria personalità e della propria umanità”.

Sempre nell’articolo uscito su “Vita e Pensiero”, Agnes Heller invita l’Europa a lasciarsi alle spalle l’eredità pesante di Auschwitz e dei Gulag e a “riscoprire la propria vocazione planetaria, ridefinendo al tempo stesso la relazione fra centro e periferia”.

 

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