Faletti: Scrivere? È stato il primo sogno nel cassetto

Faletti: Scrivere? È stato il primo sogno nel cassetto

Scrivere? È stato il primo sogno nel cassetto
Scrivere? È stato il primo sogno nel cassetto
autori: Giorgio Faletti
formato: Articolo
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Dietro la maschera del comico e dell’attore, oltre l’ispirazione del musicista, è quasi d’improvviso esplosa la vena creativa dello scrittore. Grazie a un po’ di fortuna, a una grande determinazione e agli insegnamenti di avvincenti letture.

La mia vita è stata costellata di cose che non avrei dovuto fare, ma che in realtà mi sono ritrovato a fare. Volevo esibirmi come cabarettista e ho iniziato la carriera scrivendo testi per altri. Tutti mi chiedevano: perché vuoi fare il cabarettista? Non hai la faccia da comico! Fai l’autore, mi dicevano, è una carriera sicura, si guadagnano molti soldi.
È arrivato il mio momento in tv e mi sono affermato. Poi mi sono interessato di musica. E allora mi dicevano: perché vuoi scrivere canzoni se sei un comico? La gente non ti accetta come cantante. Tre anni dopo ero quasi sul punto di vincere il Festival di Sanremo. Poi ho cominciato a scrivere. E le persone mi chiedevano: ma perché scrivi? Quando hanno saputo che avevo scritto un thriller, mi dicevano: perché non scrivi un libro comico? Uno come te potrebbe vendere 30.000 copie. A oggi Io uccido mi pare abbia superato i 4 milioni solo in Italia.
Insomma, è un po’ come la pubblicità di quella nota carta di credito: «Fare l’autografo a chi ti aveva detto di lasciar perdere: non ha prezzo». 
Io però ho tenuto duro, sono andato contro molte regole, con autodisciplina, maturità e una componente fondamentale per il successo: il colpo di fortuna. La stessa definizione di genialità o mediocrità è infatti sempre soggetta alle mode, o a quella che può essere considerata una rivalutazione nel tempo. Non esistono però i geni incompresi. Coloro che hanno anticipato la propria epoca al punto da essere troppo avanti, a un tratto vengono riscoperti. Con gli attuali mezzi di comunicazione non si corre più il rischio che la genialità non sia, prima o poi, riconosciuta. 

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