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Giovanni Paolo II e l'Europa

Una frontiera per l’Europa: dove?
Una frontiera per l’Europa: dove?
autori: Karol Wojtyla
formato: Articolo
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Una frontiera per l’Europa: dove?

Karol Wojtyła

Originariamente comparso su «Vita e Pensiero» nel 1978 (fascicolo unico 4-6, luglio-dicembre), riproponiamo qui un testo scritto dal cardinale Karol Wojtyła, arcivescovo di Cracovia, che nell’ottobre di quel medesimo anno venne eletto papa, con il nome di Giovanni Paolo II.

 

È un bene se, nel contesto di tutti i contributi che «Vita e Pensiero» pubblica in questo volume, si trova anche una domanda riguardante le frontiere dell’Europa. Ciò dev’essere compreso come un tentativo di completare o piuttosto di correggere la visione che apparirà dal complesso degli importanti saggi specialistici che in queste pagine intendono offrire, appunto, un certo quadro dell’Europa, soprattutto dell’Europa contemporanea.

Senza questa domanda, tale quadro sarebbe unilaterale, cosa che d’altronde succede abbastanza spesso. L’inclinazione a pensare e parlare dell’Europa in dimensioni esclusivamente “occidentali” è una caratteristica degli uomini e degli ambienti che rappresentano proprio questa parte occidentale dell’Europa, e forse non soltanto di essi. Senza dubbio questo modo di pensare e di esprimersi ha le sue ragioni; deriva anche da certi fattori e circostanze oggettivi. Ciononostante vi è in essi una certa unilateralità, forse anche qualcosa del genere: un certo “malcontento professionale” (se il fatto dell’europeità oppure di essere europeo in senso “occidentale” si può capire come una “professione”).

Perciò accolgo con piacere l’invito della redazione di «Vita e Pensiero» a rispondere alla domanda riguardante le frontiere dell’Europa. Sono convinto che la divisione esistente da oltre trent’anni fra l’Europa occidentale e quella orientale in un certo senso ha eliminato dal comune modo di pensare e di esprimersi il carattere particolare della Mitteleuropa. Da trent’anni la divisione dell’Europa in occidentale e orientale corre lungo una frontiera politica e costituzionale, la quale ha diviso anche una stessa nazione in due mondi (si tratta della nazione tedesca).

Invece nella prima metà del nostro secolo, soprattutto tra la Prima e la Seconda guerra mondiale, la concezione della Mitteleuropa era molto sentita. Tale concezione era in primo luogo impregnata del contenuto stesso dei popoli e delle nazioni che si erano manifestati particolarmente forti in questa parte dell’Europa, con la loro ricchezza e insieme con la loro grandissima diversità, soprattutto quando il centro dell’Europa si è spostato al sud: è noto che la più grande diversità di carattere demografi co e nazionale dell’Europa si trova nella penisola balcanica.

La frontiera che corre negli uomini stessi

Quando ci poniamo la domanda «Una frontiera per l’Europa: dove?», già con la stessa formulazione di questa domanda lasciamo intendere che tale frontiera dev’essere concepita in modi molteplici, che noi la accettiamo con diversi significati. È giusto; proprio così dev’essere posto tale problema.

Se si parla della frontiera geografica dell’Europa, allora questa è già precisata: corre lungo le montagne degli Urali. A oriente di essi inizia l’enorme continente asiatico, a occidente c’è il molto più piccolo continente europeo, il quale, considerando le proporzioni meramente numeriche espresse in chilometri quadrati, si potrebbe dire una vistosa penisola di questo continente euro-asiatico. Così la frontiera geografica dell’Europa non crea problemi a occidente, a settentrione e a meridione, e neanche a oriente, dove essa sembra più concordata che naturale. Nondimeno la domanda che viene posta qui riguardo alle frontiere dell’Europa è giusta e necessaria. Si tratta, infatti, non soltanto delle frontiere che traccia la terra stessa, ma delle frontiere molto più profonde che si trovano negli uomini stessi.

Tali sono proprio le frontiere che dividono le società, soprattutto le nazioni, legandole a una determinata parte di territorio, che ha avuto un particolare significato proprio nel continente europeo. Sappiamo allora quali fattori decidono una simile divisione.

La lingua, la cultura, la storia ci permettono di tracciare la linea lungo la quale corre la frontiera tra la Francia e la Germania oppure tra la Germania e la Polonia. Si può dire che la frontiera corre nello stesso modo a oriente, dove si trova l’uomo che definiamo “asiatico”, e a occidente, dove c’è l’uomo cosiddetto “europeo”? In quale modo tale frontiera può essere considerata anche “naturale” e in quale modo “concordata”?

Tale frontiera è “naturale” in un grado molto minore che le frontiere tra le nazioni, mentre l’analogia riguardo alle frontiere statali spesso concordate è ancora più lontana. Come si sa, gli sforzi intrapresi al termine della Prima guerra mondiale per stabilire le frontiere politiche tra gli Stati secondo i criteri dell’appartenenza nazionale non hanno superato nel continente europeo le prove della Seconda guerra mondiale.

Dalla storia della mia nazione so che alcune generazioni di polacchi han dovuto portare sulle proprie carte d’identità il timbro di un’altra appartenenza statale, nonostante vivessero sulla terra dov’erano nati. E tutto ciò accadde in conseguenza della spartizione della Polonia, cioè della Repubblica delle tre nazioni: Polonia, Lituania e Ucraina. La spartizione ha cancellato il nome della Polonia come Stato dalla carta dell’Europa per il periodo di tempo che va dal 1795 al 1918; però la nazione (o piuttosto le nazioni) hanno resistito, vivendo con una propria e autentica vita, certamente difficile.

La nozione di “europeo”: le sue due variazioni

Naturalmente la nozione di “europeo”, corrispondente alle frontiere dell’Europa in senso geografico, non può essere ridotta soltanto alle stesse dimensioni delle frontiere. Essa non è neppure determinata dall’originaria unità delle lingue indo-europee, malgrado che la loro analogica struttura continui a proiettarsi sulla psiche dei popoli che vivono in Europa (non soltanto per ragioni genetiche, ma anche per il principio dell’accoppiamento reciproco). Così la nozione di “europeo” è una nozione divergente, almeno dal punto di vista dell’ampiezza dell’appartenenza nazionale degli abitanti dell’Europa geografica. Sembra, però, che tale spartizione non abbia un significato fondamentale e definitivo per la storia spirituale dell’Europa, per la formazione delle frontiere interne del continente, per la divisione tra Occidente e Oriente europeo e anche per la formazione della stessa Mitteleuropa (oppure del suo spostamento verso oriente o verso occidente).

In tal caso devono essere presi in considerazione i diversi criteri e gli altri elementi che si sono manifestati nella storia del nostro continente già dopo la caduta dell’impero romano e alla conclusione delle migrazioni dei popoli europei.

Il processo di divisione dell’Europa in occidentale e orientale avvenuto nel secondo millennio – processo che ha concorso a formare, nell’ambito della più vasta categoria di “europeo”, due variazioni di tale concezione – si spiega con l’influsso religioso-culturale di due centri, situati sui confini meridionali dell’Europa (uno di essi si trova geograficamente dall’altra parte del Bosforo, cioè sul territorio dell’Asia). Questi centri sono Roma e Costantinopoli.

Il fatto che le frontiere dell’Europa, e piuttosto dell’“europeità”, corrano anche nell’ambito geografico dell’Europa è in stretta connessione con la formazione di questi due centri, i quali originariamente consistevano soltanto in una certa spartizione; ma già all’inizio del millennio attuale cominciarono a mostrare l’esistenza di certe contrapposizioni.

Si tratta non soltanto di spartizione e contrapposizione di due centri di potere (originariamente anche statale e sempre ecclesiale), ma anche di diversità di tradizioni culturali. Tale diversità e contrapposizione soltanto parzialmente s’identifica con la distinzione pre-cristiana tra Grecia e Roma; ha però un proprio profilo e deriva da numerose cause e circostanze, che fanno parte del complesso della storia della Chiesa e della politica dell’Europa dell’inizio del nostro millennio.

È noto quale significato abbia avuto nel corso del primo millennio per la formazione di questo centro orientale la dinamica penetrazione degli influssi greci e dell’Asia Minore. Costantinopoli, ch’è stata a suo tempo il centro di formazione della variazione orientale dell’“europeità” ed è rimasta il suo simbolo, è essa stessa il risultato della reciproca penetrazione di queste influenze. Deve essere preso in considerazione questo breve settore del confine geografico tra l’Europa e l’Asia. Forse ancor di più perché questo lungo settore settentrionale corre lungo gli Urali fi no al Mar Caspio e lungo il Caucaso fino al Mar Nero. Sembra che questa sia la frontiera lungo la quale si è formata soprattutto l’Europa orientale o piuttosto la variazione orientale dell’“europeità”: frontiera non soltanto della contrapposizione e delle antinomie interiori, che portano con sé l’Oriente e l’Occidente europei, ma anche frontiera del reciproco complemento, della complementarità, alla cui base si trova però una sorgente comune.

 


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