Il Papa in Egitto e i cristiani perseguitati

Il Papa in Egitto e i cristiani perseguitati

I cristiani d’Egitto fiaccole nella tormenta
I cristiani d’Egitto fiaccole nella tormenta
autori: Jean-Jacques Pérennès
formato: Articolo
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Una visita per dare “pace e consolazione” quella di Papa Francesco in Egitto, con parole durissime contro l'uso della violenza in nome di Dio. La difficile situazione dei cristiani in quel Paese è infatti tornata drammaticamente alla ribalta. Al tema I cristiani in Egitto fiaccole nella tormenta era dedicato un articolo della rivista “Vita e Pensiero” uscita nel gennaio-febbraio 2016. Autore Jean-Jacques Perennès, domenicano francese che ha diretto per 15 anni il prestigioso Istituto domenicano di studi orientale del Cairo e attualmente è direttore dell’École biblique et archéologique française di Gerusalemme.

Perennès ricostruisce la storia del cristianesimo copto in Egitto, rilevando come esso costituisca “circa il 9% della popolazione egiziana, stimata in 85 milioni di abitanti. I copti d’Egitto costituiscono oggi, dunque, e di gran lunga, il gruppo più numeroso dei cristiani d’Oriente. Ma questo non significa che la loro vita sia semplice. Nonostante il loro numero e il radicamento nel Paese, i copti d’Egitto sono in una situazione statisticamente minoritaria dal X secolo. Il loro declino numerico è accompagnato inoltre da una sorta di declino culturale: il peso crescente dell’islam nella società egiziana li costringe a una specie di esilio interiore”. Passato attraverso varie fasi, da Sadat a Mubarak, dai Fratelli musulmani ad Al-Sisi, il cristianesimo copto non ha mai goduto di particolare libertà: “Se non si può parlare di persecuzione, è appropriato parlare di discriminazione”.

Anche al Papa sta a cuore la sorte dei cristiani. Ecco perché non sembra inappropriato riproporre altri articoli che in questi anni sono stati pubblicati sulla rivista “Vita e Pensiero”. Tra questi quello dello studioso americano Philip Jenkins (Chiese d’Oriente, crepuscolo inevitabile?), uscito nel numero 1 del 2016, in cui il grande sociologo delle religioni prende amaramente atto della cancellazione quasi completa delle comunità cristiane in Siria ed Iraq a causa dell’Isis. “Le terre che oggi chiamiamo Siria, Iraq e Turchia orientale ospitavano centinaia di monasteri, centri di conoscenza e di erudizione che non avevano eguali nell’antico Occidente cristiano, nemmeno in Irlanda. Raqqa, l’antica Callinicum, è stata un florido centro culturale del monachesimo siriaco. Fino a dieci anni fa la popolazione della città era al 10 per cento cristiana”.

Ma vale la pena di rileggere anche tanti altri testi: da Io cristiana caldea voglio salvare l’Iraq di Amal Marogy (n.3-2015) a Dall’Iraq alla Siria l’estinzione dei cristiani di Claire e Joseph Yacoub (n. 4-2015); da Un cupo futuro per i cristiani in Medio Oriente di Mounir Khairallah (n. 5-2014) a Cristiani d’Oriente, l’emergenza continua di Fatiha Kaoues (n. 5-2011); da I cristiani con la valigia nella Penisola arabica di Giuseppe Caffulli (n. 1-2010) a Cristiani d’Oriente: un futuro di dubbi e angoscia di François Boedec (n. 5-2007). Tutti articoli che danno un quadro ricco di informazioni storiche e attuali, drammatico ma non senza speranza della realtà dei cristiani, senza mai disperare della possibilità di un dialogo con i musulmani che abitano quelle terre, spesso luogo di convivenza nel corso delle varie epoche.

 

 

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