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René Girard: La sovversione evangelica del mito

La sovversione evangelica del mito
La sovversione evangelica del mito
autori: René Girard
formato: Articolo
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Un confronto fra Antico e Nuovo Testamento, ma anche fra Vangelo e Logos greco. Il tema della violenza originaria e i simboli dell’innocenza, da Abele a Stefano. L’errore di Heidegger nell’assimilare cultura greca e paradosso cristiano. 

In Totem e Tabù Freud sostiene che a penetrare il segreto delle origini dell’uomo, molto prima di lui, sono stati i Vangeli. «Nella dottrina cristiana», scrive, «l’uomo riconosce nel modo più chiaro l’atto colpevole primordiale». Qui come altrove nel libro, l’asserzione che suona incredibile contiene una intuizione di enorme portata. Quello che Freud dice è vero alla lettera, eccetto per la sua interpretazione psicanalitica dell’omicidio primordiale. Per dimostrare questa verità si deve andare, non sorprendentemente, a quei brani evangelici che hanno le connotazioni più spiacevoli per le nostre orecchie, quelli fermamente rimossi anche dai cristiani, i quali se osservassero da vicino certi passaggi potrebbero essere costretti a dare ragione a coloro che vedono uno spirito di odio all’opera nei Vangeli, una striscia vendicativa presente persino in parole attribuite a Gesù. Di tutti questi testi le cosiddette “maledizioni contro i farisei” in Matteo 23 e Luca 11 hanno forse la reputazione peggiore. Sembrano confermare l’opinione che la mens dietro Matteo 23,35-36 creda ancora nella maledizione primitiva del sangue: «Perché ricada su di voi tutto il sangue innocente versato sopra la terra, dal sangue del giusto Abele fino al sangue di Zaccaria, figlio di Barachia, che avete ucciso tra il santuario e l’altare. In verità vi dico: tutte queste cose ricadranno su questa generazione» (Gen 4,10-12). 


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