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Thatcher: l'Inghilterra prima di tutto

Thatcher: l’Inghilterra prima di tutto
Thatcher: l’Inghilterra prima di tutto
autori: Alfredo Canavero
formato: Articolo
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Alfredo Canavero

La vicenda della carismatica Lady di ferro divide l’opinione pubblica e gli osservatori. Dai duri scontri con i sindacati alle scelte in politica internazionale, ritratto di una figura controversa, che sembra tuttora politicamente senza eredi.


La morte di Margaret Thatcher ha suscitato pubbliche manifestazioni di segno opposto. Mentre alcuni ne lodavano la grandezza e invocavano per lei funerali di Stato, come era avvenuto per Winston Churchill, altri si lasciavano andare a manifestazioni di giubilo di dubbio gusto. A Londra, Brixton, Leeds, Bristol e Glasgow gruppi di persone, soprattutto ex minatori, hanno festeggiato la sua morte, come nel film Il mago di Oz, al grido di: "The witch is dead", la strega è morta. Dotata di un carattere molto deciso, consapevole di quali risultati intendeva raggiungere, Thatcher durante la sua carriera politica aveva suscitato sentimenti contrastanti, da entusiasmi appassionati a odii altrettanto clamorosi, anche nel suo stesso partito. Edward Heath l’aveva nominata segretario di Stato per l’educazione e la scienza nel suo governo del 1970, ma, dopo la sconfitta elettorale del 1974, Thatcher gli si contrappose, sottraendogli la leadership del partito conservatore. Heath considerò questo comportamento sleale nei suoi confronti, ma Thatcher non se ne preoccupò, convinta di aver agito per il meglio. Ella considerava infatti Heath troppo incline a una politica di stampo socialista, che avrebbe, a suo dire, accelerato il declino economico della Gran Bretagna di fronte a Paesi come la Germania, la Francia e la stessa Italia. Dal 1974 al 1979, giorno dopo giorno, come capo dell’opposizione, prima donna ad assumere un tale ruolo, si convinse che i conservatori dovevano dare una brusca sterzata alla politica del Paese e che lei sola avrebbe potuto realizzare questo compito. "So che io posso salvare questo Paese e che nessun altro lo può". Sono parole di William Pitt il vecchio, che governò la Gran Bretagna dal 1766 al 1788, ma che Thatcher non esitò a riportare nelle sue memorie, ammettendo che questa era la sua più profonda convinzione.
Vinte le elezioni del 1979, divenne la prima donna a ricoprire la carica di primo ministro britannico e si pose subito all’opera per frenare quella che riteneva la decadenza della Gran Bretagna, sulla base di poche idee fondamentali e chiare: fiducia assoluta nel libero mercato, deregulation del mercato finanziario, flessibilità del mercato del lavoro, riduzione del potere delle trade unions, privatizzazione delle imprese statali, limitati interventi governativi, rafforzamento della difesa militare nazionale. Tra le prime azioni del suo governo vi furono norme che limitavano le prerogative sindacali e la chiusura di alcune fabbriche di proprietà statale. Nel settembre 1981 operò un rimpasto ministeriale per eliminare chi non condivideva fi no in fondo la sua impostazione di governo. In questi primi anni la popolarità di Thatcher fu in declino: la disoccupazione continuava a salire fi no a giungere ai 3 milioni del gennaio 1982, l’infl azione rimaneva stabile attorno all’11/12%, i tassi d’interesse erano in costante crescita e avevano raggiunto il 16%. Non a caso Thatcher fu definita il primo ministro più impopolare da quando esistevano i sondaggi d’opinione, sondaggi che tra l’altro davano in continua caduta il partito conservatore.

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