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Torneranno i cristiani a Mosul?

Chiese d’Oriente, crepuscolo inevitabile?
Chiese d’Oriente, crepuscolo inevitabile?
autori: Philip Jenkins
formato: Articolo
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“In Iraq una crudeltà che fa piangere”: così papa Francesco all’Angelus di domenica 23 ottobre. Parole accorate ancora una volta, dedicate a quanto sta accadendo a Mosul, e che tante altre volte sono risuonate dalla bocca del Papa pensando alla tragedia che ha colpito anche la Siria e tutto il Vicino Oriente. Parole destinate a tutti gli uomini, le donne e i bambini di quei territori, indipendentemente dalla loro religione. Certo, al Papa sta a cuore la sorte dei cristiani e non ci sembra inappropriato riproporre alcuni articoli che in questi anni abbiamo pubblicato su “Vita e Pensiero”. Il più recente è quello di Philip Jenkins ("Chiese d’Oriente, crepuscolo inevitabile?"), uscito nel numero 1 del 2016, in cui il grande sociologo delle religioni prende amaramente atto della cancellazione quasi completa delle comunità cristiane in Siria ed Iraq a causa dell’Isis.

Eppure, quelle comunità “sin  dalle loro origini hanno rappresentato non solo un lontano baluardo della cristianità, ma soprattutto il suo cuore e la sua essenza; paradossalmente, hanno contribuito a definire sia la storia dell’islam sia quella del cristianesimo”. Lo studioso americano ricorda come “le terre che oggi chiamiamo Siria, Iraq e Turchia orientale ospitavano centinaia di monasteri, centri di conoscenza e di erudizione che non avevano eguali nell’antico Occidente cristiano, nemmeno in Irlanda. Purtroppo negli ultimi anni molti di questi siti sono finiti su tutte le prime pagine dei giornali poiché teatro di orribili massacri e di pulizie etniche dirette contro la popolazione cristiana. Raqqa, l’antica Callinicum, oggi quartier generale dell’Isis in Siria, è stata un florido centro culturale del monachesimo siriaco. Fino a dieci anni fa la popolazione della città era al 10 per cento cristiana”.

Ma anche tanti altri testi usciti sulla rivista dell’Università Cattolica vale la pena di rileggere: da Dall’Iraq alla Siria l’estinzione dei cristiani di Claire e Joseph Yacoub (n. 4-2015) a Io cristiana caldea voglio salvare l’Iraq di Amal Marogy (n.3-2015); da Un cupo futuro per i cristiani in Medio Oriente di Mounir Khairallaj (n. 5-2014) a Cristiani d’Oriente, l’emergenza continua di Fatiha Kaoues (n. 5-2011), da I cristiani con la valigia nella Penisola arabica di Giuseppe Caffulli (n. 1-2010) a Cristiani d’Oriente: un futuro di dubbi e angoscia di François Boedec (n. 5-2007). Tutti articoli che danno un quadro ricco di informazioni storiche e attuali, drammatico ma non senza speranza della realtà dei cristiani, senza mai disperare della possibilità di un dialogo con i musulmani che abitano quelle terre, spesso luogo di convivenza nel corso delle varie epoche.

"Se continueremo a ignorare la storia delle Chiese orientali siriache, ci troveremo tra le mani solo un’immagine sbiadita della storia culturale universale, senza riconoscerne nemmeno i suoi aspetti religiosi”, conclude la sua amara analisi Philip Jenkins. E pensando al grido d’allarme che giustamente si leva nella comunità internazionale per la distruzione di importanti siti culturali, dalle sculture assire ai templi greco.romani, si chiede: “Dei templi inerti meritano davvero più attenzione delle Chiese vive?”.

Roberto Righetto

Roberto Righetto è coordinatore della rivista "Vita e Pensiero", il bimestrale di cultura e dibattito dell'Università Cattolica. Dal 1988 al 2016 ha diretto le pagine culturali di "Avvenire". E' autore di vari libri fra cui "Monaci" (Giunti 1997), "La conversione del filosofo maoista" (Piemme 1998), "Dialoghi sull'aldilà" (San Paolo 2003) e "Tracce di cristianesimo" (Morcelliana 2013). Nel 2012 ha curato una collana sulle Beatitudini in 8 volumi usciti da Lindau.

Guarda tutti gli articoli scritti da Roberto Righetto
 

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