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D'Ors: Ma si può imparare a vivere il silenzio

04.07.2014
Ma si può imparare a vivere il silenzio
Ma si può imparare a vivere il silenzio
autori: Pablo d'Ors
formato: Articolo
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Grazie alla meditazione si riesce a scoprire che tutto, senza eccezione, può essere un’avventura. Scrivere un romanzo, coltivare un’amicizia, fare un viaggio. La meditazione punta sul carattere avventuroso dell’ordinario.

Uno dei primi frutti della mia pratica di meditazione fu l’intuizione di come nulla in questo mondo permane stabile. Che tutto vada cambiando è una cosa che già sapevo – ovviamente – ma meditando iniziai a sperimentarlo. Anche noi cambiamo, nonostante ci sforziamo di vederci come qualcosa di permanente o duraturo. Questa essenziale mutabilità dell’essere umano e delle cose è – così vedo ora – una buona notizia. Curioso è che tale scoperta la feci per mezzo della quiete. Tutto avvenne come mi appresto a esporre: meditando constatai che quando mi soffermavo su qualcuno dei miei pensieri, questo svaniva (il che certamente non succedeva quando guardavo una persona, la cui consistenza è indipendente dalla mia attenzione). A mio modo di intendere, ciò dimostra che i pensieri sono scarsamente affidabili, mentre le persone, fosse soltanto perché hanno un corpo, lo sono in grado alquanto maggiore. Decisi allora che da quel momento in avanti non avrei posto la mia fiducia in qualcosa che svaniva con tale facilità. In che cosa ho fiducia io? Questa è, mi sembra di intuire, la grande domanda.
Accettare la costante mutabilità del mondo e di se stessi non è un compito facile, principalmente perché rende inapplicabile qualsiasi definizione chiusa. Noi esseri umani siamo soliti definirci per contrasto o per opposizione, cioè per separazione e divisione. Ed è esattamente così, dividendo, separando e opponendo, che ci allontaniamo da noi stessi. Definire una persona e non accettare la sua radicale mutabilità è come mettere un animale in una gabbia. Un leone ingabbiato non è un leone, ma un leone ingabbiato; il che è molto diverso.

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