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Giovanni Gobber: Ascoltando Papa Francesco e il suo lessico così popolare

Ascoltando Papa Francesco e il suo lessico così popolare
Ascoltando Papa Francesco e il suo lessico così popolare
autori: Giovanni Gobber
formato: Articolo
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A leggere i discorsi che Papa Francesco ha pronunciato in varie sedi, si avverte non di rado un rinvio a una dimensione irriducibile allo scritto – quasi una componente sottaciuta. Alcuni vi hanno colto vaghezze, altri persino ambiguità. Il difetto sta nei destinatari, che non riescono a entrare in sintonia con un modo di comunicare antico, ma lontano, quasi estraneo alla mentalità occidentale “post-culturale”. I testi del Papa esigono una partecipazione che eccede l’aspetto cognitivo. Le parole sono scelte, quasi ritagliate a misura del destinatario che è invitato a recuperarne il senso confrontandosi con la propria vita. Le espressioni di Papa Francesco fanno comprendere che la comunicazione è intrinsecamente dialogica, è esperienza di condivisione di un contenuto, che è riconosciuto e contemplato.
Lo stile comunicativo del Pontefice è stato descritto e commentato da diverse voci. La più autorevole è il Segretario di Stato, cardinal Pietro Parolin, che al Salone del Libro di Torino (il 10 maggio 2015) ha tenuto una lectio magistralis su «Le parole di Francesco» (www. salonelibro.it/it/info/2-notizie-dal-salone/12628-il-cardinale-pietroparolin- ecco-come-parla-papa-francesco.html). Egli ha osservato che «il linguaggio diretto e informale e il valore iconico di alcuni gesti sono stati immediatamente trasformati in emblemi e in simboli sui mezzi di comunicazione di massa. In effetti, lo stile di comunicazione di Papa Bergoglio esprime una profonda novità, registrata anche dagli studiosi dei linguaggi dei media». Introducendo la lectio, il direttore della «Civiltà Cattolica», Antonio Spadaro, ha osservato che in Francesco, «uomo di comunicazione fisica, corporea, la parola fiorisce dal gesto. È un Papa che hanno definito touch, rispetto al quale il tradizionale schema della comunicazione di Jakobson non funziona più. Basti pensare alla rivoluzionaria comunicazione dei “selfie con il Papa”».
Anche nelle ricerche degli ultimi decenni, peraltro, il modello di Jakobson è criticato soprattutto perché riduce la comunicazione umana alle funzioni del messaggio e non coglie la dimensione pragmatica del rapporto interpersonale (che pure era stata ben colta da Bühler negli anni Venti e Trenta del Novecento). Parolin ha ripreso e valorizzato un contributo di Stefania Falasca (Quel parlare a tutti che è atto di amore, «Avvenire», 21 aprile 2013) che propone di collocare lo stile di Francesco nella tradizione del sermo humilis. Ella ricorda che sant’Agostino «condensa il significato del sermo humilis in due termini: utile e adatto» affinché il messaggio sia compreso e accolto. Il Papa è attento alla comunicazione più adeguata a raggiungere il cuore dei fedeli. «Sermo humilis è anche caritas […]. Il sermo di Francesco è esso stesso un atto d’amore, un atto d’amore verso Dio e verso gli uomini».

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