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La Cecla: Fa(k)ebook, ovvero un surrogato di amicizia

Fa(k)ebook, ovvero un surrogato di amicizia
Fa(k)ebook, ovvero un surrogato di amicizia
autori: Franco La Cecla
formato: Articolo
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L’assordante banalità di Facebook è stata analizzata da più parti come un sintomo della “distrazione” dei nostri tempi. Si parla di un nuovo tipo di gossip, di uno scambio di ovvietà tra milioni di persone bisognose di comunicare al livello più basso del proprio cicaleccio quotidiano. Oggi se si vuole avere il polso del livello bassissimo di cultura generale, della soglia di credulità e disinformazione, del contagio di stupidità planetaria basta entrare in Facebook. Questo non è l’effetto di un particolare progetto. Facebook e mister Zuckerberg hanno inventato lo strumento, non i contenuti. Ma nel caso di Facebook lo strumento ha una matrice talmente ideologica che è difficile che vi possano essere veicolati altri contenuti. L’algoritmo che tiene in vita Facebook è molto semplice: rendere gestibile da parte di una rete quella zona di informalità che costituisce lo scambio tra persone nella vita quotidiana. Qui non si tratta di uno scambio con uno scopo, quello di tramitare informazioni, mettere in piedi transazioni commerciali o fi nanziarie. Non è uno scambio scientifico né professionale, per questo esistono piattaforme specializzate. E non richiede nemmeno il particolare impegno di concisione di strumenti come Twitter. Facebook espropria una zona ben precisa della vita sociale, quella zona dell’informalità delle relazioni che va dall’incontro casuale alla conoscenza all’amicizia. Questa zona che Facebook maliziosamente chiama Friends è per tradizione millenaria nella storia dell’umanità un luogo che non è possibile fissare o definire. Sta al di fuori del mondo del lavoro, al di fuori delle operazioni quotidiane rivolte a uno scopo.

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