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Petrosino: Michel de Certeau e il respiro della mistica

Michel de Certeau e il respiro della mistica
Michel de Certeau e il respiro della mistica
autori: Silvano Petrosino
formato: Articolo
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«L’impulso al mistico viene dalla mancata soddisfazione dei nostri desideri da parte della scienza. Noi sentiamo che anche una volta che tutte le possibili domande scientifiche hanno avuto risposta, il nostro problema non è ancora neppur toccato» (L. Wittgenstein, Tractatus logico-philisophicus, 25.5.1915). È una delle grandi tesi di Lacan: «Oso enunciare come una verità che il campo freudiano non sarebbe stato possibile se non un certo tempo dopo l’emergenza del soggetto cartesiano, per il fatto che la scienza moderna non comincia se non dopo che Cartesio ne ha compiuto il passo inaugurale» (Seminario XI, Einaudi 1979, p. 48). Freud, come è ovvio, viene dopo Cartesio, ma soprattutto, e questo prima di Lacan era certamente molto meno ovvio, viene proprio grazie a o a causa di Cartesio. Senza Cartesio non ci sarebbe stato Freud; infatti, insiste Lacan, «ora sappiamo che ciò che comincia a livello del soggetto non è mai senza conseguenze, a condizione che sappiamo che cosa vuol dire questo termine – il soggetto. Cartesio non lo sapeva, se non che era il soggetto di una certezza e il rigetto di ogni sapere anteriore – ma noi sappiamo, grazie a Freud, che il soggetto dell’inconscio si manifesta, che qualcosa pensa prima che esso entri nella certezza» (ibi, p. 37). Michel de Certeau, come è noto, non solo ha condiviso una tale interpretazione, aderendo con decisione all’avventura/apertura di pensiero ch’essa ha fecondato, ma ha anche cercato di verifi carla e approfondirla nel campo che gli era proprio, diciamo in generale la “storia”, ma più precisamente bisognerebbe dire la “mistica”. Leggere o magari rileggere de Certeau significa innanzitutto interrogarsi sul perché dell’interesse di uno storico per la mistica, un oggetto in verità assai poco storico o se si preferisce solo “marginalmente” storico: «il selvaggio [Venerdì], introdotto nelle cucine di quelle case londinesi di cui il suo padrone Robinson frequenta i salotti, fa lo sguattero o si dà alle gozzoviglie. La mistica in particolare, non può essere affrontata che da una certa distanza, dal punto di vista del selvaggio e dalle cucine. La sua voce ci parla da un altro luogo [...] è come un fantasma che ricompare sulla scena» (de Certeau, Storia e psicoanalisi, Bollati Boringhieri 2006, pp. 192-193).

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