Porro: Liceo classico: quale futuro?

Porro: Liceo classico: quale futuro?

Le statistiche sembrano parlar chiaro: in Italia nell’anno scolastico 2023-2024 solo il 5,8% degli studenti che hanno iniziato le superiori ha scelto il liceo classico, contro il 6,2% dell’anno precedente e il 6,7% di cinque anni prima. A fronte di un minimo incremento degli istituti tecnici (dal 30,7 al 30,9%), i licei sembrano essere in generale le scuole d’elezione (57,1%, contro il 56,6% dell’anno precedente); in particolare il liceo scientifico “tiene”, passando dal 26 al 26,1%, ma solo il 14,1% ha optato per la formula tradizionale, che presuppone il latino. La tendenza al ribasso del classico è più avvertita al Nord (in Lombardia gli iscritti sono meno del 4% del totale); man mano che si scende verso Sud l’inflessione appare meno consistente. Un dato ulteriore, complementare rispetto ai precedenti: gli istituti professionali, cui il Ministero dell’Istruzione e del Merito invita spesso a guardare con interesse, scendono dal 12,7% al 12,1%. Volendo individuare il criterio ispiratore dei processi che hanno generato questi dati, si dovrebbe concludere che i giovani italiani aspiran oa frequentare un liceo (è pur vero che gli indirizzi scolastici così denominati sono aumentati negli anni, trasformando in “licei” molti degli “istituti” di un tempo, e a volte si ha l’impressione che si tratti di una scelta puramente nominalistica, di facciata) o al più un istituto tecnico, e non una scuola che orienti in tempi brevi verso una professione, ma guardano con maggior interesse a indirizzi scolastici che sostituiscano le lingue e le letterature classiche con insegnamenti all’apparenza più attuali.

Nelle righe precedenti ho usato più volte verbi come “sembrare” o “apparire”: non sono convinta infatti che queste statistiche segnino una tendenza definitivamente irreversibile. A commento dei dati delle iscrizioni pubblicati dal Miur nel 2019, si dice che negli ultimi tre anni «la scelta del Liceo scientifico e del Liceo classico risulta in costante ascesa», ma l’anno successivo il classico avrebbe iniziato l’inversione di tendenza. Certo però sarebbe almeno miope nascondersi l’andamento tendenziale delle statistiche più recenti, almeno riguardo al liceo classico. Converrà piuttosto farsi qualche domanda, cercando di interpretare i dati e di capire se vi siano provvedimenti in grado di far tornare indietro, o, meglio, andare avanti in un altro modo.

Non intendo mettere in dubbio, qui, il valore degli studi classici né sottolineare ancora una volta il fatto che al mondo antico si guardi oggi con interesse immutato, e anzi per molti versi accresciuto, perché socialmente più diffuso: lo prova, per fare solo un esempio, il successo di pubblico degli spettacoli teatrali che hanno per oggetto i drammi antichi, ma anche la grande richiesta di informazioni, di carattere generale o specialistico, riguardo all’antico. Un caso recentissimo: da qualche settimana è comparso in rete L’invasione, un articolato podcast sull’origine delle lingue indoeuropee, curato da due laureati in lettere classiche, Riccardo Ginevra e Luca Misculin, il primo ricercatore di glottologia alla Cattolica, il secondo giornalista. Ebbene, in pochi giorni il podcast ha sorprendentemente scalato le classifiche degli ascolti sulle più note piattaforme, come Il Post o Spotify, superando prodotti divulgativi o veicolati da personaggi di grido. Perché allora la scuola più “classica” non esercita la medesima attrattiva?

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Liceo classico: quale futuro?
Autore: Antonietta Porro
Formato: Articolo
Davanti al calo di iscrizioni che si verifica da qualche anno in Italia, occorre saper innovare senza mettere in dubbio il valore degli studi classici. Vanno incentivate le sperimentazioni che valorizzano l’area scientifica, matematica in particolare.
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