Classi affollate anche con il calo demografico?

Classi affollate anche con il calo demografico?

09.09.2023
di Simone Biundo

In questi giorni milioni di studenti e studentesse italiane hanno cominciato o cominceranno il nuovo anno scolastico. Le aule in cui entreranno saranno sempre le stesse ma in molti casi le classi iniziali, nonostante il calo demografico, saranno ancora sovraffollate.

Una classe sovraffollata è una classe dove si lavora e si apprende male. Anche la classe migliore, più impegnata e motivata, può fallire nel proprio obiettivo se troppo numerosa. La studiosa bell hooks in Insegnare a trasgredire ha descritto con una potente similitudine queste classi come «edifici sovraffollati» a rischio di crollo perché il proprietario dell’edificio «lo riempie oltre ogni limite, al punto che ogni sistema dell’edificio – dalle fogne ai servizi igienici, alla spazzatura, tutto – è totalmente sovraccarico». Chi si prende cura dell’edificio, cioè dell’aula, a un certo punto «finirà per arrendersi anche se il lavoro che ha fatto è incredibile, e il risultato sarà un edificio che sembra comunque sporco, mal tenuto».

Ogni giugno, la sensazione di aver portato a termine un lavoro incompleto, pieno di angoli sporchi e polverosi, si ripete per chi insegna. E per chi apprende.

Il numero degli studenti per classe in Italia è attualmente disciplinato dal Decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81. che prevede un minimo di alunni che va dai 15 nella Scuola Primaria ai 27 della Scuola Secondaria di Secondo Grado, da un massimo di 29 nell’Infanzia ai 30 nella Scuola Secondaria di Secondo Grado.

In caso di alunni diversamente abili, le classi non potrebbero superare «il limite di 20», cosa che molto spesso non accade in quanto la Circolare ministeriale n. 10 del 21 marzo 2013 consente di derogare al numero massimo secondo i criteri e i parametri di cui all’art. 5 del Regolamento sul dimensionamento, ragion per cui non di rado abbiamo classi oltre i 20, con più di un alunno diversamente abile, pochi insegnanti di sostegno specializzati e spesso senza continuità didattica.

Il risultato di questo disciplinamento, attendendo le conseguenze del nuovo e recente dimensionamento scolastico, è che in Italia le classi non sono composte da un numero adeguato di alunni per cui sia possibile prendersi cura di tutte e di tutti, fornendo un insegnamento di qualità e costruendo la classe come comunità di apprendimento secondo l’ottica di una pedagogia trasformativa.

Com’è possibile infatti assicurare una formazione completa e valida ad un adolescente in una classe di 25 persone o di 30, considerando la necessità di cambiare le didattiche, trasformandole da depositare ad attive, il numero sempre più grande di alunni DSA, BES, portatori di disabilità, la crescita costante di alunni di recente immigrazione, in fuga da guerre, carestie, disastri ambientali, le emergenze educative e sociali che ogni giorno sfidano le nostre coscienze?

Dal mio punto di vista, il numero di alunni per classe per una pedagogia impegnata e inclusiva potrebbe essere tra 14 e 16. Questo numero permetterebbe alla classe di pulire quegli angoli bui e polverosi, e di diventare un luogo eccitante e non noioso, creando i presupposti per un’interazione vera tra insegnante e alunni, in grado di considerare tutte le persone come individui degni di essere valorizzati.

Questo numero ci permetterebbe di creare una comunità di apprendimento, di ascoltarci sempre, ogni ora, di riconoscere il valore di ogni singola voce, di lavorare assieme aiutandoci reciprocamente, di conoscere le peculiarità, le attitudini, le capacità di ciascuno secondo l’ottica di una didattica realmente trasformativa e inclusiva, all’interno di una scuola attiva e democratica che possa contrastare le diseguaglianze di condizione.

Il futuro però non sembra andare in questa direzione. Secondo le proiezioni dell'Istat, «l’Italia è alle prese con un calo demografico senza precedenti, tanto che per l’anno scolastico 23/24 sono previsti 127mila studenti in meno, nel 2030 un milione in meno e nel 2050 2 milioni in meno». Facendo i doverosi conti economici, questa sarebbe una buona occasione per avere una media accettabile di alunni per aula senza dover raddoppiare il personale docente e garantire a ciascuno, secondo giustizia, la didattica individualizzata e aggiornata che merita.

Al momento, però, la legge di Bilancio ha previsto una norma sul cosiddetto dimensionamento scolastico con un taglio calcolato di sedi e organico che potrebbe portare alla cancellazione di istituti, alla riduzione di posti di lavoro ogni anno, mantenendo invariate le norme e le deroghe sul numero degli studenti per classe.

Sembrerebbe, dunque, che il problema delle classi sovraffollate rimanga sempre il medesimo, al di là di qualche recente sperimentazione, nel contesto però di un'Italia dove i dati dell’abbandono scolastico, che raggiunge il 12,7% con un picco del 20% in Sicilia, e del numero dei NEET, cioè dei giovani che non studiano e non lavorano, che si posiziona attorno al 20%, sono più che allarmanti.

Il rischio è di andare controcorrente, e di affogare. Meno alunni, meno docenti, meno dirigenti, meno collaboratori scolastici e ancora classi sovraffollate palesemente inadeguate a vincere le sfide educative del presente. Il risultato potrebbe essere un impoverimento generalizzato che ci toccherà da ogni punto di vista.

Nel frattempo, cosa si può fare? Un buon modo, per chi crede nell’educazione impegnata e spalancata al cambiamento, è dialogare, raccontando senza paura e senza omissioni le difficoltà di un mestiere fondamentale che spesso non riusciamo a svolgere come vorremmo.

Per esempio, raccontando a chi conosciamo, a partire dagli amici per arrivare alle famiglie dei nostri alunni, come potremmo prenderci cura dei bambini e degli adolescenti, se solo le condizioni lo permettessero, e come invece quello che facciamo è spesso un’emulazione di una lezione frontale che non funziona più o un affannoso tentativo di sperimentare nuove forme del prendersi cura.

E raccontando anche di come vorremmo insegnare vivificando la speranza, costituendo una comunità di apprendimento in cui si stabilisce il rispetto reciproco tra gli individui, in cui ognuno è responsabilizzato secondo le sue capacità, in cui gli spazi sono modellati a seconda delle esigenze, in cui mantenendo il rigore nello studio si può rivoluzionare lo stile di apprendimento e di insegnamento, in cui esistono il tempo e la possibilità di ascoltare seriamente ogni voce, in cui la gioia e l’entusiasmo hanno diritto di esistenza, per costruire una piccola società dove tutti sono uguali nella misura in cui tutti sono impegnati a creare educazione e conoscenza.

Simone Biundo

Simone Biundo (Genova, 1990) è insegnante di lettere a Genova in una Scuola secondaria, è editor della rivista «VP Plus». Per Interno Poesia è uscito il suo primo libro di poesie, "Le anime elementari" (2020). Con Damiano Sinfonico e Sara Sorrentino cura la rassegna nazionale di poesia contemporanea , poet. - a Genova.

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