Donne e Università

Donne e Università

09.03.2024

«Dal punto di vista della dignità umana e cristiana la donna vale quanto l’uomo […]. Nessun limite va posto alla giusta ed integrale esplicazione delle specifiche qualità muliebri nella vita sociale e pubblica. Quindi la partecipazione della donna alla vita politica … è non solo possibile, ma doverosa»: le parole di Armida Barelli, fondatrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, pronunciate nel 1945 invitavano già allora a una riflessione fondamentale sull’uguale valore di uomini e donne e sulla doverosa partecipazione di quest’ultime alla vita sociale, pubblica e politica.

Tuttavia le sfide che le donne quotidianamente affrontano ancora oggi sono numerose: rischi di povertà, disparità salariale, scarsa presenza nelle posizioni di leadership, sovraccarico di cura, solo per citarne alcune, fino al grave fenomeno della violenza nelle sue varie forme, subìta nella sfera privata come negli spazi pubblici.
Indubbiamente, le università sono interpellate dalle problematiche che scuotono il mondo femminile, anche a fronte del persistere di meccanismi che continuano a sostenere e alimentare squilibri e ineguali opportunità anche nelle società democratiche. Il mondo accademico si trova in una posizione privilegiata nell’identificare, analizzare e affrontare le cause e i fattori di mantenimento del gender gap: può offrire analisi dettagliate, delineare prospettive e azioni di intervento, informando e sensibilizzando decisori politici e professionisti attivamente impegnati nel sostenere e affiancare persone, famiglie, giovani che ogni giorno attraversano strutture sociali diseguali.

D’altro canto, l’accademia non è estranea alle dinamiche che studia e denuncia, mostrando le contraddizioni che permeano la più ampia società. Guardando al recente focus del rapporto Anvur 2023 “Analisi di genere basato sull’analisi dei dati raccolti tra il 2012 e il 2022 dalle università italiane, si nota che le donne laureate sono più numerose degli uomini, mostrando una prevalenza femminile nell’istruzione terziaria, grande conquista dell’ultimo secolo. Tuttavia, anche se non viene registrata una disparità tra la componente maschile e quella femminile nel gruppo di studenti di dottorato e assegnisti di ricerca, fra i ruoli accademici più prestigiosi il divario aumenta significativamente: nel 2022 gli uomini professori associati erano il 57,7% e gli ordinari il 73%.

A fronte di questo scenario, due ci paiono, tra le altre, le piste che l’università in generale può percorrere.

In primis,
lo studio e la ricerca libera, se non trincerati nei propri solipsismi autoreferenziali o ideologici possono essere fondamentali soprattutto per chi, ancora giovane studente o studentessa, desidera acquisire le competenze necessarie per attivare percorsi di trasformazione dei propri contesti di riferimento nella direzione di pari opportunità per uomini e donne. Se questo è vero per tutte le discipline scientifiche, lo è soprattutto per quanto concerne le scienze sociali; ci piace pensare che sia proprio questo il fine ultimo di ogni azione didattica e formativa portata avanti nelle tante sedi universitarie: facilitare l’acquisizione di una consapevolezza critica che possa aiutare le giovani generazioni a interpretare le condizioni che regolano le strutture di potere, che ancora ostacolano le donne nei loro processi di emancipazione, al fine di poterle almeno in parte modificare.

In secondo luogo, l’università è da considerare un luogo privilegiato in cui interrogarsi sui processi generativi della conoscenza stessa, ponendosi nell’instabile posizione di chi interroga la traditio epistemologica, immergendosi nella complessità del sapere e nei percorsi di legittimazione e canonizzazione dei saperi delle diverse discipline che abitano le istituzioni accademiche. Cruciale è soffermarsi sulla relazione, sempre viva, tra fenomeno da conoscere e soggetto che conosce a partire dalle sue specifiche caratteristiche, dal suo punto di vista e dal suo posizionamento. E anche nell’analizzare l’interazione tra queste due polarità possiamo notare come la questione femminile torni nuovamente a farsi sentire: non è infatti casuale, ad esempio, la marginalizzazione e la cancellazione dei contributi delle scienziate sociali dai canoni disciplinari, a causa di diffusi stereotipi e pregiudizi negativi verso le minoranze, in genere, e donne, in particolare. Questo processo risulta una dimostrazione del fatto che anche le stesse tradizioni di ricerca, incluse quelle sociologiche, siano una “costruzione sociale” non immune alle dinamiche di potere che studiano.

Ecco allora che l’Universitas, intesa proprio nella sua accezione di “totalità”, può cogliere l’occasione di ripensare epistemologie ricche, plurali, inclusive e capaci di ridefinire quei confini invisibili ma violenti, che sono stati da molto tempo definiti secondo le linee escludenti di una cultura androcentrica e impregnata da occidentalismo.

Consapevoli del profondo impegno che questa operazione richiede, immaginiamo che questo cambiamento non possa essere frutto solo di una dinamica top-down, ma anche di un processo bottom-up, come quanto successo – per fare un esempio a noi vicino – all’interno del dottorato di Sociologia, culture, organizzazioni dell’Università Cattolica e sostenuto dallo stesso Dipartimento che, in questi ultimi anni, sta lavorando nella direzione di raffinare le grandi narrazioni epistemologiche della disciplina sociologica, formando giovani studiosi e studiose.

Su iniziativa del gruppo Sociologhe in Dialogo - SiD un primo passo è stato compiuto verso l’integrazione dei Women’s Studies nelle tematiche di ricerca e di insegnamento, grazie ad attività formative e seminariali, pubblicazioni di opere inedite, percorsi di ricerca sulle donne in sociologia.
A partire dall’Ottocento, queste donne, protagoniste di una scienza “nuova” capace di dare voce alle minoranze di ogni tipo ai fini del miglioramento sociale, hanno dato un contributo centrale nei temi affrontati; negli approcci teorici centrati sulle persone, sull’embodiment di chi fa ricerca e sulla prossimità con i soggetti ai quali la ricerca si rivolge; nonché nell’affermarsi del metodo empirico nelle scienze sociali con l’utilizzo sistematico di tecniche sempre più rigorose di raccolta dati e analisi, utile per contrastare e decostruire pregiudizi e ideologie patriarcali.

Pensiamo che questo tentativo di recupero del pensiero delle donne sulla società, seppur cancellato e rimosso dai manuali e dagli insegnamenti accademici per decenni, non si può più rimandare. Questo impegno deve essere trasmesso alle nuove generazioni accademiche, da accompagnare nell’applicazione di questa prospettiva nell’insegnamento, nella ricerca e nel fronteggiamento delle più ampie, urgenti e attuali questioni sociali.

di Chiara Ferrari e Mariagrazia Santagati

Chiara Ferrari, PhD in Sociologia e assegnista di ricerca presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Co-fondatrice del gruppo SiD - Sociologhe in Dialogo, nato all’interno del dottorato in Sociologia, Organizzazioni, Culture dell’Ateneo, il suo principale interesse di ricerca riguarda l’emancipazione delle donne e di altre minoranze svantaggiate dalla marginalità sociale. Fa parte della rete del Proyecto Mary Jo Deegan e del Comitato Editoriale della Collana “Donne in Sociologia” edita da Vita e Pensiero.

Mariagrazia Santagati è professoressa associata in Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso la Facoltà di Scienze della formazione dell'Università Cattolica. Docente di Sociologia dell'Educazione, Sociologia delle disuguaglianze e delle differenze, Politiche del Capitale Umano, si occupa di educazione, migrazioni, donne, approccio biografico. È inoltre Segretaria Scientifica del Centro di ricerche di ateneo CIRMIB (Centro Iniziative Ricerche sulle Migrazioni di Brescia), diretto da Maddalena Colombo, e nel 2020 ha fondato il gruppo SID–Sociologhe in Dialogo all’interno del Dottorato in Sociologia, Organizzazioni Culture. È inoltre Responsabile scientifico del Settore Educazione della Fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità). Per Vita e Pensiero dirige le collane Quaderni CIRMiB Inside Migration (con Maddalena Colombo) e Donne in sociologia.

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