Eclissi dell’arte, smarrimento della fede?

Eclissi dell’arte, smarrimento della fede?

27.02.2021
di Andrea Dall'Asta

Da molti decenni ormai si parla in ambito ecclesiale del dialogo tra arte e fede, del desiderio di elaborare e di sperimentare nuovi linguaggi e nuovi simboli. Tuttavia, se guardiamo al panorama degli interventi nelle chiese dal Concilio Vaticano II, che cosa è realmente accaduto? In tutti questi anni abbiamo assistito a proclami, esortazioni, invocazioni, dichiarazione d’intenti… Tuttavia, tranne pochi casi isolati, da allora la situazione non sembra molto mutata. Il dialogo tra arte e fede è diventato una sorta di manifesto portato avanti da tanti illustri personaggi, con chiassosi convegni, ma quando si tratta di fare scelte coraggiose… tutti si ritirano. Anche negli spazi più importanti dal punto di vista storico religioso, gli interventi sembrano dettati da improvvisazione e dilettantismo, annunciati da grandi concorsi dagli esiti tanto incerti quanto mediocri e… prevedibili.

Inoltre, non c’è alcun tipo di analisi critica sull’infinita quantità di immagini che vengono prodotte, per cui nessun dibattito può essere previsto. Viviamo in una sorta di impasse «creativa», per cui il gesto invocato a creare immagini cultuali appare impacciato, disorientato. Allo stesso modo, un forte disagio da parte di chi dovrebbe dare indicazioni sulle strade da intraprendere crea smarrimento e confusione. È sufficiente consultare i vari pamphlet-notiziari di «arte sacra» prodotti anche a livello nazionale…, imbarazzanti sia nei contenuti per lo più improvvisati, che nella presentazione amatoriale. Sarebbero questi i frutti di una Chiesa in uscita? Sarebbe questa la Chiesa che dialoga con il mondo laico, che cerca di ripensare i contenuti della fede, per evangelizzare la cultura del nostro tempo? Dove sono finiti i sacerdoti illuminati che sanno fare scelte importanti? Dove sono i vescovi che esortano a mettere in opera quei criteri di bellezza (reali e non di gusto personale) che costituiscono una delle più grandi eredità della nostra storia cristiana? Dobbiamo rassegnarci che sia questa l’arte che nutre la fede? Quando vediamo gli esempi concreti che distruggono (soprattutto) le nostre chiese antiche… tutto sembra cadere nel vuoto.

Se l’arte è profetica, la maggior parte delle immagini «sacre» contemporanee che popolano le nostre chiese sembrano giocattoli rotti e senza valore da gettare in soffitta, in attesa di un furgone che porti tutto alla discarica. Così, le commoventi icone bizantine si trasformano in luccicanti e anacronistiche reinterpretazioni dorate di manga giapponesi dai colori squillanti, come nella cripta San Pio a San Giovanni Rotondo, i capolavori del Rinascimento diventano vivaci fumettoni pubblicitari alla Oleg Supereco, per non parlare delle re-interpretazioni barocche alla Giovanni Gasparro che appaiono uscite da qualche film porno-soft, ma che piacciono tanto al mondo ecclesiastico. Perché l’immaginario religioso di oggi dominante è caratterizzato da un rigurgito nostalgico così tremendamente kitsch, invasivo e amatoriale, volgare e artificiale, verniciato da pennellate di modernità che sembrano contraddire il senso più profondo della fede cristiana? È semplicemente cattivo gusto o piuttosto occorre ammettere la sfiducia della Chiesa di oggi che il Vangelo possa fecondare e animare la cultura del nostro tempo?Osservando quelle immagini, riscontriamo infatti forme sin troppo viste, sin troppo rappresentate e… maldestre. Tutto è già stato troppo detto, come se non ci fosse più alcuna soglia da attraversare, alcun «oltre» verso il quale dirigersi. Tutto cade nella banalizzazione, nella rappresentazione di un Dio che non ha più nulla da dire all’uomo di oggi. Il mondo dell’immagine appare svuotato della sua potenza simbolica.

Così, non è un caso che le immagini liturgiche prediligano oggi forme semplificate, fumettistiche, dai contenuti immediatamente decifrabili, ricorrendo a una facile e superficiale emotività. Troppo spesso, le scene sacre sono popolate da personaggi dai volti sdolcinati ed estenuati, teologicamente inattuali e spiritualmente innocui… Maria, Gesù, i santi… si presentano con volti di adolescenti trasognati e catatonici, come se la fede non interrogasse la maturità intellettuale e affettiva del credente. Tutto appare artificialmente idealizzato e catapultato in una dimensione senza tempo. Insomma, l’immagine sembra appartenere a un mondo che non ha niente a che vedere con la vita reale.

Troppo spesso, si dimentica che la riflessione sull’arte sacra contemporanea non è semplicemente un fatto di gusto estetico o un problema stilistico, ma è rivolta a comprendere le modalità con le quali la comunità credente vive l’esperienza di Dio, celebra i propri riti. L’immagine rivela un’esperienza di fede. È luogo teologico, che promuove ed esprime un’esperienza. Non si riduce mai a una semplice catechesi, tantomeno esprime solo un contenuto narrativo da decodificare. Occorre puntare alla formazione. Perché nei seminari non sono previsti corsi che diano indicazioni almeno sommarie a chi diventerà responsabile di un patrimonio culturale e spirituale immenso? Ma questo tema non sembra essere nell’agenda di nessuno. L’educazione allo sguardo non s’improvvisa e tanto meno il «mi piace - non piace» o «è mio amico - non è mio amico» possono diventare i criteri assoluti (come accade per lo più oggi) delle nostre scelte. È solo segno della nostra miseria culturale e spirituale. Non è poi certo sufficiente organizzare qualche convegno o partecipare a qualche conferenza per porre rimedio a quanto richiede una vera e propria esperienza sui campi dell’arte, della vita e della fede... L’educazione alla visione richiede anni, fatica, intelligenza, passione, e tanto coraggio. È testimonianza di fede. Nasce dalla fiducia che il Vangelo possa farsi sempre «cosa nuova», prima di tutto… per noi.

Andrea Dall'Asta

Andrea Dall'Asta è direttore della Galleria San Fedele di Milano dal 2002. Fonda nel 2014 a Milano il Museo San Fedele. Itinerari di arte e fede, in cui intreccia un dialogo tra arte antica, arte contemporanea, teologia e liturgia. Tra le pubblicazioni recenti: "Eclissi. Oltre il divorzio tra arte e Chiesa" (2016); "La luce, splendore del vero" (2019).

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