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GIORNATE DELLA MEMORIA. PER TUTTI

25.01.2020
di Anna Foa

Il 29 gennaio, per ricordare la giornata della Memoria, la senatrice a vita italiana Liliana Segre parlerà davanti al Parlamento Europeo riunito a Bruxelles in sessione plenaria. Ma possiamo parlare di una memoria della Shoah propria dall’Europa unita, oppure questa memoria resta caratterizzata dall’adesione, in molti modi diversa, dei paesi che la celebrano, come può farci ipotizzare il fatto che non tutti i paesi hanno scelto per celebrarla il 27 gennaio, data della liberazione di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa nella sua avanzata verso Ovest? Ma è anche vero che la giornata della memoria è l’unica festività civile celebrata da tutti i paesi dell’Unione Europea e che tutti, al di là delle loro differenze, hanno scelto di inserire nel loro calendario di ricorrenze civili una giornata dedicata alla memoria della Shoah. Scegliere la memoria della Shoah come ricorrenza civile comune, vuole anche dire costruire l’identità europea sul ricordo dello sterminio nazista degli ebrei e caratterizzarla in opposizione ai totalitarismi, al razzismo, all’antisemitismo. Fare una scelta di campo precisa, insomma.

In Italia, la giornata della Memoria è stata istituita in base ad una legge dello Stato nel 2000, “al fine di ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati” (art.1). In molti paesi europei, invece, si è realizzata grazie all’impegno delle Comunità ebraiche, il che in qualche modo sminuisce il suo valore simbolico e di monito rivolto a tutti, e non solo agli ebrei; così, le leggi antiebraiche del 1938 sono leggi che in realtà colpiscono tutti, non solo gli ebrei, seppellendo definitivamente, se ancora dopo le leggi fascistissime del 1926 ce ne fosse stato bisogno, i principi di uguaglianza e libertà su cui si era fondata la costruzione della Nazione italiana col Risorgimento. Allo stesso modo, l’apertura dei cancelli di Auschwitz simboleggia la fine del totalitarismo nazista, del genocidio del popolo ebraico, dei rom e dei sinti, dell’oppressione violenta nell’Europa occupata. Ed è quindi patrimonio di tutti, ebrei e non ebrei, e non solo appannaggio del mondo ebraico.

Ma vediamo come viene celebrata, quali sono le date simbolo scelte nei paesi che non hanno adottato quella del 27 gennaio. L’Austria celebra il 5 maggio, data della liberazione del campo di Mauthausen; l’Olanda il 4 maggio, il Belgio l’8 maggio, la Slovenia il 9 maggio, date della loro liberazione dai nazisti. Il Lussemburgo celebra il 10 ottobre, data in cui fu fatto fallire un tentativo di censire gli ebrei. La Grecia celebra a date diverse a seconda delle località, solo a Salonicco la giornata, che si celebra il 15 marzo, data della prima deportazione degli ebrei di Salonicco nel 1943, ha una risonanza nazionale. Nessuno dei paesi dell’Europa Orientale, con l’eccezione della Repubblica Ceca, celebra la Giornata il 27 gennaio. La Bulgaria ha scelto il 10 marzo 1943, quando i nazisti furono costretti a rinunciare a deportare gli ebrei bulgari; l’Ungheria il 16 aprile 1944, data della creazione del primo ghetto, la Lituania il 23 settembre 1943, data della liquidazione del ghetto di Vilnius; la Romania ricorda l’inizio della persecuzione degli ebrei il 21 gennaio 1941, lo stesso la Repubblica slovacca il 9 settembre 1941. Tutti gli altri paesi hanno scelto il 27 gennaio.

Anche se non tutti i paesi hanno scelto date significative soltanto per la Shoah, ma piuttosto quelle che ricordano la Liberazione, è pur vero che non è la differenza fra le date scelte a rappresentare la maggior contraddizione che la costruzione di una comune memoria europea si trova ad affrontare. Il problema è semmai quello della memoria del totalitarismo comunista, diventato urgente dopo l’entrata nell’Unione Europea dei paesi ex comunisti e del posto che tale memoria deve assumere nella memoria europea. L’Unione Europea ha molto lavorato in questa direzione, fino alla recentissima approvazione da parte del Parlamento Europeo di una Risoluzione sull’importanza della memoria europea per l’avvenire dell’Europa in cui si faceva spazio sia alla Shoah che ai crimini del comunismo all’Est. Ciò nonostante, emerge la tendenza, particolarmente in paesi a orientamento politico nazionalista come la Polonia e l’Ungheria, a contrapporre il rifiuto del passato comunista allo sterminio degli ebrei, minimizzando quest’ultimo con accenni e toni molto vicini all’antisemitismo. Si tratta, evidentemente, di un ostacolo insormontabile alla costruzione di una comune memoria europea fondata sulla piena accettazione dei valori democratici, della libertà, dell’uguaglianza di tutti i cittadini. Ed è questo il principale ostacolo di fronte a cui la Giornata della Memoria si trova oggi a confrontarsi.

Anna Foa

Anna Foa, docente di Storia moderna all'Università "La Sapienza" di Roma, è autrice di numerosi saggi dedicati alla presenza del popolo ebraico nel vecchio continente. Il suo libro più noto è "Ebrei in Europa dalla peste nera all'Emancipazione".

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