Giovani e denaro: l'epoca del disincanto

Giovani e denaro: l'epoca del disincanto

04.11.2023
di Edoardo Lozza

Se è vero che il denaro non è solo uno strumento neutrale, ma anche un simbolo carico di affettività e in grado di attivare tutta una serie di effetti psicologici e comportamentali spesso imprevedibili ed apparentemente irrazionali, le generazioni più giovani sembrano mostrare atteggiamenti originali ed innovativi nel loro rapporto con i soldi. Due recenti ricerche universitarie confermano questi nuovi orientamenti nella gestione del denaro, soprattutto per la generazione Z (i nati fra la fine degli anni ’90 del secolo scorso e il primo decennio del nuovo millennio).

La prima, nell’ambito di un confronto fra generazioni sulle parole più associate al tema del denaro, mostra come per i giovani emerga una visione più pragmatica e disincantata del denaro, caratterizzata da termini concreti quali soldi, contanti, monete, lavoro, casa, acquisti; mentre sono gli individui più maturi ad essere più orientati verso una prospettiva simbolica, con parole come serenità, sicurezza, libertà o potere.

La seconda ricerca affronta invece le abitudini di pagamento delle generazioni più giovani. In questa prospettiva, lo studio mette in discussione una delle scoperte più note della psicologia del denaro, e cioè il fenomeno del “dolore del pagamento”. In passato, infatti, numerose ricerche avevano evidenziato che il denaro elettronico, rispetto al contante, può funzionare da “anestetico” rispetto alla spiacevolezza del pagamento, in quanto le transazioni digitali rendono meno saliente e trasparente la perdita di denaro. Tale “anestesia” si riverbera poi sui comportamenti di acquisto, per cui siamo propensi a comprare di più, soprattutto per prodotti e servizi non strettamente necessari, quando usiamo denaro elettronico (il cosiddetto “effetto plastica”, per il quale il denaro elettronico tende a ridurre il controllo sulle spese e a favorire acquisti di impulso).

Tuttavia, secondo questo nostro nuovo studio, questi risultati sembrano non valere per le nuove generazioni, più abituate ai pagamenti cashless (carte di credito, mobile payment, …). In pratica, mentre le generazioni più anziane sembrano confermare i risultati delle ricerche sul “dolore del pagamento”, per cui esse associano il contante a una maggiore probabilità di regolare la spesa e il risparmio in modo più efficace, anche per il più forte dolore emotivo che registrano quando ci si separa dal denaro contante, rispetto all’e-money, le generazioni più giovani esprimono un atteggiamento opposto.In altre parole, i più giovani sperimentano un maggior senso di dolore quando pagano con moneta elettronica piuttosto che con denaro contante, poiché per loro il denaro virtuale è percepito come più “reale”: al punto che alcuni intervistati dichiarano anche che fra le sensazioni più dolorose vi è quella che si prova durante il prelievo agli sportelli del Bancomat, piuttosto che quando ci si separa dai contanti. Il motivo è legato alla percezione che quelli prelevati agli sportelli siano soldi “già spesi”. A ciò si associa anche un’altra differenza: i più giovani, contrariamente alle ricerche sull’”effetto plastica”, tendono a considerare maggiormente l’e-money, rispetto al contante, come uno strumento adatto per organizzare e gestire meglio il proprio denaro, grazie ai meccanismi di feedback e gestione delle spese che caratterizza i metodi di pagamento elettronico (ad esempio, tramite app mobili che consentono un costante monitoraggio delle transazioni e dei fondi disponibili, favorendo così l'autocontrollo e l'autoregolamentazione nelle spese).

Da quanto abbiamo potuto osservare, la ragione di fondo di queste differenze non è tanto legata all’appartenenza a coorti di età (= diverso ciclo di vita), quanto alle esperienze economiche e materiali con cui sono cresciute le diverse generazioni, e che si sono tradotte in valori differenti. I “nativi digitali” sono infatti nati e cresciuti in un contesto storico in cui i pagamenti digitali sono la normalità, per cui il vero denaro è proprio quello digitale e smaterializzato dei conti bancari; mentre le generazioni precedenti (soprattutto baby boomers e generazione X) sono nate e cresciute in un periodo storico caratterizzato dalla centralità del denaro contante. Prova ne è che i (pochi) soggetti più maturi che esprimono maggior dimestichezza e frequenza di utilizzo con il denaro elettronico tendono a configurarsi come “outliers” rispetto alla loro generazione, assomigliando molto di più ai post-millennials.

In effetti una visione “disincantata” dei giovani italiani, anche su altri temi economici come il lavoro, è già stata sottolineata altrove come un meccanismo di difesa per imparare a “navigare la tempesta perfetta” determinata dal susseguirsi di continui momenti di crisi. Del resto, la pandemia da Covid-19 ha inasprito gli effetti negativi generati dalla crisi finanziaria ed economica del 2008 e reso ancor più evidenti gli impatti differenziati sulle diverse generazioni.

In Italia in particolare, insicurezza lavorativa e discontinuità economica sono ormai diventate parte integrante di un contesto in cui i giovani risultano essere il target maggiormente colpito. Le differenze intergenerazionali emerse nella crisi del 2008 si sono quindi accentuate negli ultimi anni, incidendo fortemente anche sulla solidità e sulla capacità progettuale dei giovani. Recessione e pandemia hanno dunque peggiorato ulteriormente le reali possibilità di acquisire un’autonomia, anche economica, da parte dei giovani adulti in Italia. Di conseguenza, l’instabilità del contesto odierno rappresenta un terreno fertile per l’emergere di modifiche importanti nelle rappresentazioni condivise dalle nuove generazioni sul denaro, verso il quale stiamo forse assistendo a un vero e proprio cambio di paradigma… con tutta una serie di effetti a cascata anche su altre dimensioni dell’esistenza, fra cui – ad esempio – il lavoro.

Ad esempio, in un recente sondaggio pubblicato sul “Corriere della Sera”, si è registrato che la risposta più comune degli under 35 alla domanda «perché vuoi cambiare lavoro» è stata «per una posizione più adatta alle mie abilità e competenze», e non «per guadagnare di più» (la risposta più frequente osservata nella stessa indagine negli ultimi 20 anni). Emerge dunque una nuova visione del lavoro (come dimostrato anche dal fenomeno sociale delle “Grandi Dimissioni”), almeno in parte come riflesso e conseguenza di una nuova visione del denaro: forse visto meno con un “fine in sé” e più come strumento… come del resto auspicato e consigliato da circa due millenni di riflessione filosofica, religiosa e artistica sul tema, da Solone a Marx, passando per Aristotele e la musica popolare contemporanea.

Edoardo Lozza

Edoardo Lozza è professore ordinario presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove insegna Psicologia dei consumi e del marketing e Psicologia economica, e dove coordina il corso di laurea magistrale in Psicologia per le organizzazioni: risorse umane, marketing e comunicazione. È Presidente della Economic Psychology Division di IAAP (International Association of Applied Psychology). È autore di oltre un centinaio di pubblicazioni scientifiche, in riviste e libri nazionali e internazionali, nell’ambito della psicologia economica, psicologia dei consumi, ricerca di marketing e behavioral finance. Si segnalano in particolare: Psicologia del denaro. Un approccio storico-genetico (Vita e Pensiero, 2023), La rappresentazione sociale del denaro e della crisi economica: differenze per ciclo di vita. Sistemi Intelligenti (con G. Sesini, in press), e l’articolo Psychology of money and new methods of payment: generational differences towards a cashless society (con Castiglioni C., Sesini G., Pinel H).

Guarda tutti gli articoli scritti da Edoardo Lozza
 

Array
(
    [acquista_oltre_giacenza] => 1
    [codice_fiscale_obbligatorio] => 1
    [coming_soon] => 0
    [disabilita_inserimento_ordini_backend] => 0
    [fattura_obbligatoria] => 1
    [fuori_servizio] => 0
    [has_login] => 1
    [has_messaggi_ordine] => 1
    [has_registrazione] => 1
    [homepage_genere] => 0
    [insert_partecipanti_corso] => 0
    [is_ordine_modificabile] => 1
    [moderazione_commenti] => 0
    [mostra_commenti_articoli] => 0
    [mostra_commenti_libri] => 0
    [multispedizione] => 0
    [pagamento_disattivo] => 0
    [reminder_carrello] => 0
    [sconto_tipologia_utente] => carrello
)

Ultimo fascicolo

Anno: 2024 - n. 1

Iscriviti a VP Plus+

* campi obbligatori

In evidenza

Terra Santa, cristiani a rischio ma indispensabili
Formato: Articolo | VITA E PENSIERO - 2024 - 1
Anno: 2024
A Gaza una presenza ridotta al lumicino, aggravata enormemente dall’invasione israeliana. Ma pure in Palestina la situazione è critica, anche per le violenze perpetrate dagli estremisti islamici. Un ruolo che va preservato, perché da sempre garante di pace.
Gratis

Inserire il codice per attivare il servizio.