La dimensione invisibile della cura

La dimensione invisibile della cura

04.05.2024
di Linda Lombi

In passato, il tema della cura dei malati era strettamente interconnesso col contesto religioso e spirituale: le persone si affidavano alla benevolenza divina, spesso intrecciando il percorso della loro guarigione con quello della salvezza dello spirito, e pertanto risultava naturale affidarsi alle figure religiose, alle quali era demandato il compito di curare i corpi, così come le anime. Col passare del tempo si è sviluppata una separazione sempre più netta tra i due ambiti, quindi tra figure dedite agli aspetti fisici della malattia (professionisti sanitari) e sacerdoti o assistenti spirituali, dedicati alla cura dello spirito. Nella contemporaneità, i mutamenti nel modo di interpretare la malattia, il passaggio da un modello basato sul trattamento (cure) a uno centrato sull'assistenza (care), e la crescente necessità di adottare un approccio olistico che ponga la persona al centro del percorso assistenziale, evidenziano non solo l'infondatezza su un piano teorico della divisione tra le cure fisiche e spirituali, ma anche come la salute e il benessere delle persone siano sempre più legate ad elementi che comprendono la sfera religiosa e, in senso più ampio, la spiritualità.

Oggi sappiano che religione e spiritualità esercitano un forte impatto sulla salute: le ricerche illustrano il ruolo ricoperto dalle credenze spirituali e religiose nel modellare lo stile di vita e ciò si lega al fatto che le diverse fedi religiose e spirituali contribuiscono ad una considerazione del corpo che inevitabilmente influisce sulle indicazioni fornite per preservarne la salute.

Ancora, diversi studi documentano un’influenza delle credenze spirituali e religiose sulla percezione della malattia, della disabilità, dell'invecchiamento, della sofferenza, generando un impatto sulle decisioni che ruotano attorno alla salute e sull’adesione alle cure, soprattutto in ambiti che riguardano aspetti legati alla nascita (scelte contraccettive, procreazione medicalmente assistita, test genetici prenatali, interruzione di gravidanza) e la morte (nutrimento artificiale, eutanasia). Specifiche credenze spirituali possono avere un impatto sulla salute pubblica (si pensi, ad esempio, al tema dei vaccini o delle trasfusioni).

In generale si può dire che persone con elevata spiritualità e religiosità tendono ad avere migliori condizioni di salute, sia fisiche sia mentali.

Perché? Spiritualità e religione sono risorse fondamentali di adattamento e aiutano ad affrontare le condizioni di malattia e disabilità. Detto con altre parole, le persone che vivono già una situazione di benessere spirituale esperiscono una maggiore tolleranza rispetto alla sofferenza, sia a livello emotivo sia fisico. Viceversa, l’incertezza legata alla malattia - che obbliga a sospendere molte delle attività che danno significato alla vita quotidiana mettendo la persona di fronte ai cosiddetti “affari irrisolti” - non di rado porta a interrogarsi sul senso e sul significato della propria vita, avvicinandola, anche per la prima volta, ai temi della spiritualità o rafforzando la fede religiosa.

Chi si ammala matura quindi specifici bisogni spirituali che, se non soddisfatti, possono dare origine a quello che in letteratura viene definitivo ‘distress spirituale’, una situazione che aumenta la sofferenza delle persone.

Nonostante numerose evidenze di letteratura diano conto di questo forte legame tra spiritualità, religione e salute, il tema della cura spirituale non riceve ancora l'attenzione necessaria nei contesti di cura in quanto risulta ancora eccessivamente limitato ad alcuni ambiti clinici specifici, in primis alle cure palliative ed al fine vita e, in secundis, alle patologie cronico-degenerative. Tutto questo mentre gli esperti ci suggeriscono di estendere la riflessione anche ad altre aree (es. la nascita, la disabilità e la salute mentale). Nel complesso, alcuni studi ci dicono che le cure spirituali sono erogate raramente. Gli infermieri si occupano di spiritualità solo nel 13% dei casi, e i medici nel 6%. Eppure, il 66% dei professionisti clinici ritiene che la dimensione spirituale eserciti una influenza forte o molto forte su aspetti che riguardano la salute. Gli ostacoli principali all’erogazione delle cure spirituale dichiarate dal personale sanitario sono legati alla mancanza di specifiche competenze e al deficit di tempo da dedicare alla relazione di cura.

È tempo di aumentare il dibattito sui benefici delle cure spirituali. Le evidenze del loro impatto positivo sono difatti molteplici e significative. Promuovere una maggiore consapevolezza e integrazione delle cure spirituali nei contesti sanitari può portare a una cura più completa e centrata sulla persona.

Linda Lombi

Linda Lombi è Professoressa Associata di Sociologia presso l'Università Cattolica di Milano, dove insegna Fondamenti e metodi della sociologia, Sociologia generale, Sociologia della salute, Sociologia del disagio e della devianza. I suoi temi di ricerca riguardano: la salute digitale, le Medical Humanities, la medicina partecipativa, gli aspetti sociali delle patologie cronico-degenerative (con un’attenzione in particolare alla malattia di Parkinson). Attualmente ricopre il ruolo di Segretaria presso il RN16 – Sociology of Health and Medicine dell’European Sociological Association (ESA). Il suo ultimo libro è La cura spirituale (Vita e Pensiero 2024).

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