La serie su Gesù finanziata dal pubblico: The Chosen

La serie su Gesù finanziata dal pubblico: The Chosen

31.07.2021

di Armando Fumagalli

Nato un po’ in sordina come un “piccolo” progetto che si basava sul crowdfunding, la serie televisiva The Chosen sta crescendo come un’onda montante che si gonfia man mano che passano i mesi.

Si tratta di una serie sulla vita di Gesù e degli Apostoli, che nasce in ambito evangelico. Il suo regista, Dallas Jenkins, ha girato un primo film, quasi un prologo, e ha poi iniziato a chiedere fondi per poter girare tutta la prima stagione (il progetto intero prevede sette stagioni). La proverbiale generosità e disponibilità a contribuire a cause nobili del mondo protestante e cattolico americano non si è fatta attendere e in poco tempo i promotori hanno raccolto dieci milioni di dollari per girare le otto puntate previste. È il più grande risultato finora per un progetto audiovisivo in crowdfunding, che ha permesso di girare la prima, distribuita nel 2019, e poi la seconda stagione (altre otto puntate, distribuite in primavera-estate 2021) con professionalità, anche se non ancora con gli standard delle produzioni hollywoodiane a cui siamo abituati. Al finanziamento della seconda stagione (di nuovo dieci milioni di dollari) hanno contribuito più di 125 mila persone. Ora è aperta la campagna per il finanziamento della terza, che ha già superato la metà dei fondi necessari.
Il fatto di pre-finanziare la serie ha reso finora possibile la distribuzione gratuita (sul sito della serie, su youtube, su un app dedicata e anche su  Peacock, la piattaforma streaming americana di NBC/Universal), con la traduzione in sottotitoli in una cinquantina di lingue (anche l'italiano). I numeri raggiunti a giugno 2021 parlando di 150 milioni di visualizzazioni complessive. Numeri senza dubbio alti, anche se non ancora altissimi: corrispondono per ora a circa 10 milioni di visualizzazioni a puntata.

Ma quali sono le caratteristiche narrative di questa serie? È un progetto, che – come si può intuire – ha le intenzioni di narrare il “vero Gesù”, quello raccontato dai Vangeli, ma si propone anche un avvicinamento ai personaggi della storia della salvezza, costruendo delle backstories significative per molti di loro. È quindi una storia fortemente plurale, tanto che alcuni si stupiscono perché Gesù nelle prime puntate compare molto poco, mentre prende maggiore protagonismo a partire dalla terza. Compare per esempio solo in una scena alla fine della prima puntata e in un paio di scene alla fine della seconda.

Le prime puntate sono dedicate a narrare di Pietro e di Maria Maddalena, di Nicodemo e di Matteo... Vediamo questi personaggi nella loro vita quotidiana e ci vengono narrate le loro domande, i loro problemi, i loro tormenti esistenziali, ai quali Gesù darà una risposta. Una puntata intera (la quinta della prima stagione) è dedicata all’episodio delle nozze di Cana, mentre l’ultima finora distribuita, in questo luglio (l’ottava della seconda stagione) è quasi interamente dedicata al “discorso della montagna”, anticipato attraverso una preparazione che Gesù fa con Matteo, e una sorta di preparazione di una scenografia da “convention”, in cui tutti gli apostoli, e le donne vicine a Gesù, si danno da fare. In questa puntata la produzione ha coinvolto duemila fan della serie per fare da comparse volontarie.

The Chosen ha momenti belli, i personaggi sono nel complesso ben tratteggiati, ci sono scene ben scritte e commoventi, anche se a nostro parere nel complesso c’è un ritmo narrativo più basso di quello a cui siamo abituati; inoltre alcune scene sono innecessariamente prolisse (manca la tecnica della grande tv americana, che sa asciugare e andare al nocciolo delle questioni e in profondità in poche intense battute).

Gli attori sono bravi, anche se quasi nessuno di loro ha carriere significative alle spalle: ovviamente per motivi di budget non è stato possibile finora coinvolgere attori di primo piano. La regia è intensa, con una macchina da presa molto mobile, anche se invece fotografia e musica non sembrano di grande qualità, almeno in queste prime due stagioni.

Resta quella sensazione di una certa “dispersione” narrativa… In questo senso The Chosen si è scontrato con un problema che molti film su Gesù hanno avuto: la difficoltà ad andare davvero nel profondo e nell’intimo del personaggio, cosa che – come abbiamo argomentato ampiamente altrove – narrativamente si deve sempre fare quando si fa un film biografico, a costo di “osare” creativamente. Spesso invece i film su Gesù sono in realtà film sulle vite di qualcun altro cambiate dalla presenza di Gesù. Ma in questi casi il personaggio che dovrebbe essere principale è sempre visto un po’ dall’esterno, un po’ da lontano, molto dagli effetti che ha su chi lo incontra. Questo succedeva, per esempio, un po’ anche nel Gesù di Nazareth di Zeffirelli, forse il Gesù audiovisivo più conosciuto e amato dal pubblico internazionale. 

Si spiega quindi che anche The Chosen si fermi molto a lungo sugli amici di Gesù, che sono visti da vicino e in modo intimo. Il Gesù interpretato da Jonathan Roumie (un attore cattolico di padre egiziano) è comunque protagonista di alcune belle scene e ha un calore umano, una tenerezza, e anche a volte un senso dell’umorismo e una gioia che lo rendono comunque molto amabile. Questo a nostro parere contribuisce non poco al successo della serie fra il pubblico di credenti e nel passaparola che sta facendo lievitare il progetto.

The Chosen sta diventando in qualche modo un fenomeno. Vedremo se le stagioni successive manterranno questi standard, e magari li miglioreranno, o se subentrerà la stanchezza perché per pochi autori (le sceneggiature sono finora firmate, oltre che dal regista Jenkins, da due soli altri autori: Ryan Swanson e Tyler Thompson) sette stagioni sono senza dubbio un impegno sfiancante.

Ma il successo di The Chosen ci dice anche che c’è fame di contenuti a tema religioso di livello professionale alto: se si riesce a fare le cose bene è possibile avere successo e superare le barriere dei gatekeepers di Hollywood che non sempre sono molto favorevoli a contenuti faith oriented. I grandi successi delle miniserie religiose in Italia negli ultimi 30 anni sono stati una testimonianza eloquente di questa risposta del pubblico. C’è oggi spazio per progetti internazionali che rispettino davvero la sensibilità dei credenti, che sono anche disposti a sostenerli.

p.s. per vedere la serie https://watch.angelstudios.com/thechosen/watch 


Armando Fumagalli

Armando Fumagalli è ordinario di Teoria dei linguaggi e docente di Semiotica presso l'Università Cattolica di Milano, dove è anche Direttore del Master in International Screenwriting and Production. È inoltre docente di Storia e linguaggi del cinema internazionale.
Ha tenuto più volte lezioni, corsi di dottorato e conferenze in Università e scuole di sceneggiatura di Buenos Aires, Città del Messico, Los Angeles, Madrid, New York, Pamplona, Santiago del Cile. È consulente dal 1999 del gruppo di produzione televisiva Lux vide ed è stato più volte docente in corsi di sceneggiatura promossi da Rai, Mediaset e dalla Scuola Nazionale di Cinema. Ha svolto consulenze su progetti di comunicazione e ricerche per diverse aziende, fra cui Barilla, Endemol, Mediaset-RTI e Rai.

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