LA TENEBRA DELL'INDIFFERENZA

LA TENEBRA DELL'INDIFFERENZA

23.10.2021
di Silvano Petrosino

All’interno del nostro «primo mondo», delle nostre società tecnologiche e consumistiche, la produzione e il consumo di immagini è continuo ed insistente. Tale insistenza ha prodotto una sorta di tranquilla assuefazione; così come non ci si interroga più sul consumo e soprattutto sul consumismo, analogamente si considera l’immagine, qualsiasi immagine, come una realtà del tutto ovvia e in fondo a-problematica. L’uso e l’abuso delle immagini – come, per l’appunto, il consumo ed il consumismo – sono vissuti come una sorta di inevitabile, e per alcuni perfino piacevole, effetto collaterale del nostro stile di vita. Questo è un errore che può essere evitato solo se non si smette di interrogare la natura dell’immagine e il legame che ognuno di noi intrattiene con essa.

Che cos’è l’immagine? Propongo la seguente risposta: essa è ciò che corrisponde ad uno sguardo. L’immagine è il frutto di uno sguardo; di conseguenza la questione che sempre l’accompagna rinvia in modo essenziale alla questione relativa alla natura stessa dello sguardo. Ma che cos’è uno sguardo? A questa nuova domanda bisogna rispondere: esso è la luce con la quale l’uomo illumina e va incontro alla realtà che viene incontro, e tale realtà viene incontro solo all’interno della luce, cioè dello sguardo, che la sollecita, la illumina e le va incontro. Il soggetto umano, infatti, non è solo illuminato, come ogni altro oggetto, ma è egli stesso illuminazione, luce che illumina, e questa luce è, per l’appunto, quella del suo sguardo che illumina avanzando verso la realtà che avanza. Da questo punto di vista lo sguardo, in quanto luce che illumina, in quanto illuminazione umana, è da interpretare secondo il modo d’essere, non dell’impressione, quanto piuttosto dell’espressione: esso, nell’illuminare questo e quello, anche esprime, manifesta, e significante del modo d’essere di colui che guarda.

Guardare non è vedere. Come da più parti si è sottolineato, la radice del termine «guardare» «non designa originariamente l’atto di vedere, ma piuttosto l’attesa, la preoccupazione, la guardia, il riguardo, la salvaguardia marcati dall’insistenza espressa dal prefisso di raddoppiamento o di iterazione. Riguardare è un movimento che mira a riprendere sotto guardia […] per sguardo si deve intendere meno la facoltà di raccogliere delle immagini che di stabilire una relazione»(J. Starobinski, L’occhio vivente, Einaudi 1975, pp. 7-8). La relazione che stabilisce lo sguardo è risposta e in quanto tale essa di distingue dalla reazione che caratterizza il vedere. Rispondere non è reagire; in effetti si può vedere, si può essere vedenti, il proprio occhio può reagire correttamente alle stimolazioni luminose che lo raggiungono, senza tuttavia guardare, senza prestare alcuna attenzione a ciò che si manifesta e viene incontro; analogamente si può essere ciechi o trovarsi nel buio e al tempo stesso guardare, prestando attenzione agli odori o ai suoni e così facendo prendendosi cura dell’ambiente in cui ci si trova e degli altri che lo abitano.

C’è un’indifferenza ed una disattenzione che sono molto più tenebrose di ogni cecità e più buie di ogni oscurità. La tenebra, infatti, appartiene alla non risposta, o anche: dove non c’è più risposta – ammesso che qualcosa di simile sia possibile – regna la tenebra. Malebranche affermava che l’«attenzione è la preghiera naturale dell’uomo»; non basta infatti che la luce venga incontro e risplenda, è necessario anche andarle incontro e prestarle attenzione, è necessario anche accoglierla prendendosi cura del suo risplendere. È accaduto e continua ad accadere: «la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta» (Gv, 1, 5).

Silvano Petrosino

Silvano Petrosino (Milano 1955), studioso di filosofia contemporanea, si è occupato prevalentemente dell’opera di M. Heidegger, E. Lévinas e J. Derrida. Oggetto dei suoi studi sono la natura del segno, il rapporto tra razionalità e moralità, l’analisi della struttura dell’esperienza con particolare attenzione al rapporto tra la parola e l’immagine. Insegna Filosofia della comunicazione presso l’Università Cattolica di Milano. Il suo ultimo libro, pubblicato da Vita e Pensiero, è "Piccola metafisica della luce".


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