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La Turchia e il genocidio armeno

02.11.2019
di Tiziana Della Rocca

Nuovo colpo di scena: gli USA, dopo aver abbandonato i curdi in mano a Erdogan, si dissociano dal negazionismo del genocidio armeno e lo riconoscono. L’ira di Ankara non si fa attendere: “Una decisione priva di qualunque base storica e giuridica”. “È un passo politico insignificante” – aggiunge poi per minimizzare il capo della diplomazia di Ankara Mevlut Cavusoglu – “indirizzato solo alla lobby armena e ai gruppi anti-Turchia”. La morte di circa un milione e mezzo di persone è tutta un’invenzione della “lobby armena”, essa sì malefica, e guai se gli USA la fiancheggiano: così pontifica la Turchia.

In realtà la negazione di questo crimine è solo un modo per ridere in faccia alla sofferenza passata degli armeni. È come se il governo turco dicesse: noi ci arroghiamo il diritto di negare quello che vi abbiamo fatto, così lo rivivete di nuovo nelle vostre teste. Chiunque neghi un crimine, e questo vale per tutti, sta negando la propria voglia di uccidere ancora intatta. Perché negare lo sterminio se non per assolversi dal crimine e così legittimarlo e magari, perché no, darsi la possibilità di rifarlo contro qualcun altro?

Secondo le stime, un numero enorme – tra 1,2 e 1,5 milioni – di armeni sono stati uccisi durante la prima guerra mondiale dalle truppe dell'Impero ottomano, all'epoca alleato della Germania e dell’Impero austro-ungarico. Era un momento di grande difficoltà per un impero, quello ottomano, che stava implodendo a causa degli odi etnici e dell’anelito all’indipendenza. Raffinati popoli come i greci, gli arabi, gli armeni, brutalmente sottomessi per secoli, ambivano all’autonomia. Ma al potere era arrivata la spietata giunta dei Giovani Turchi che, per formare una forza turca pura, iniziò dapprima a emarginare le minoranze etniche ribelli, viste come infedeli, e poi a sterminarle. Proprio quelle minoranze erano state fonte di ricchezza e di fascino per tutto l’impero e ne costituivano l’anima. I Giovani Turchi, come si sa, si accanirono particolarmente contro gli armeni, poiché, in quanto cristiani, erano considerati i più infedeli e i più sleali. In realtà non sopportavano che una popolazione evoluta e fiorente, come quella armena, con una borghesia ricca e inserita in quasi tutti gli apparati dell’impero, sfuggisse alle loro grinfie per emanciparsi.

E così i Giovani Turchi iniziarono ad aizzare l’odio delle masse contro di loro. Gli armeni furono accusati di allearsi con i russi per complottare contro l’impero, per cui bisognava eliminarli prima che ciò accadesse. Iniziò la deportazione, prima da Costantinopoli e poi da tutti i luoghi dove erano divenuti influenti: gli armeni furono deportati in massa verso il nulla, verso luoghi disabitati, desolati, in condizioni insostenibili... e lasciati morire di fame e di sete, o uccisi.

Ma Ankara oggi ancora insiste nel negare questa storia terribile, minimizza i massacri dicendo che furono reciproci. Afferma che è tutta colpa della guerra civile e di una tremenda carestia, che avrebbe provocato migliaia di morti da entrambe le parti. Però gli armeni già hanno sofferto l’inverosimile: versare altro sale sulle loro ferite ancora apertissime, negando il male che gli è stato fatto, è roba da sadici. È sciocco pensare che il negazionismo del governo turco si accontenti di umiliare gli armeni morti, dando loro dei bugiardi, dei millantatori di martirio: il negazionismo colpisce gli armeni vivi, che si trovano costretti a ingurgitare a tutt’oggi il veleno di questa infamia.

Per fortuna, qui in Europa molti Stati sanno, per fare un altro esempio, che il negazionismo della Shoà, il più grande crimine della storia, non riguarda un ristretto numero d’inoffensivi imbecilli, e l’hanno vietato per legge. In Francia, il Fronte Nazionale, il partito di Le Pen, era negazionista e per questo il suo capo è stato condannato. In Turchia – forse non molti lo sanno – esiste addirittura una legge opposta: parlare di genocidio armeno è un reato punibile con la reclusione da sei mesi a sei anni. Chi lo fa è considerato un miserabile traditore della patria, servo dei nemici. Le cose purtroppo stanno così.

Tiziana Della Rocca

Tiziana Della Rocca è giornalista. Scrive su «Pagine ebraiche».

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