La via crucis dei nuovi dissidenti russi

La via crucis dei nuovi dissidenti russi

23.03.2024
di Adriano Dell'Asta

«Così va la mia anima per la via del grano: | scesa nella tenebra morrà e sarà viva. | Tu pure, mia terra, e tu con lei, suo popolo, | per entro questo anno morrete a nuova vita, | dacché una sola saggezza fu consegnata | ad ogni vivo - andare per la via del grano».

I versi che abbiamo appena letto sono del 1917, appartengono a Vladislav Chodasevič, poeta russo morto esule a Parigi nel 1939.

Quando li lessi per la prima volta e quando cominciai a rileggerli per cercare di comprendere la tragedia che aveva portato tra il milione e i due milioni di russi in occidente, nella speranza di sfuggire a quello che sarebbe diventato il regime sovietico, pensai che non avrei mai più dovuto commentarli per descrivere il destino della cultura russa e della Russia a me contemporanea. E invece eccomi qui a rileggerli in questa quaresima del 2024 sotto l’impressione di una tragedia che ancora una volta si consuma, nell’Ucraina martoriata, nella Bielorussia letteralmente torturata e messa apparentemente a tacere, nella Russia sotto il terrore di queste settimane dove tutto sembra ogni giorno perso. Difficilmente qui si immagina cosa significhi oggi il terrore che implica il vivere in un paese dove il suo presidente dice che è disposto a sputare come moscerini i suoi oppositori, e dove questa minaccia riceve ogni giorno conferme sinistre e concrete, dalla morte di Naval’nyj per arrivare alle martellate che hanno raggiunto uno dei suoi più stretti collaboratori all’estero, dove non siamo stati neppure capaci di proteggerlo e dove la Russia e le sue repressioni rischiano di presentarsi ancora una volta come un fastidio di cui ci si vorrebbe al più presto dimenticare: cose che succedono, hanno detto e dicono molti.

In effetti, Naval’nyj era stato eliminato, si credeva che il suo sacrificio potesse essere vano e si pensava di poterne cancellare persino la memoria: una morte inutile ha detto qualcuno (non poteva restarsene a fare l’oppositore in Occidente?) e, comunque, apparentemente, una morte senza senso, una via verso il nulla.

E invece, dal momento della morte e del funerale questa assenza di senso è esplosa in qualcosa di impensabile, in quella che il poeta chiamava la «saggezza» di una nuova, autentica via crucis: giovani e vecchi che andavano a deporre fiori apparentemente inutili, incuranti del riconoscimento facciale col quale potevano perdere tutto (studi, lavoro, libertà…), quasi incapaci di dire perché lo facevano se non rispondendo che non potevano fare diversamente, ma il poeta forse direbbe, ancora oggi, che agivano per una legge «consegnata ad ogni vivo».

In questi giorni questa saggezza «impensabile» è nuovamente esplosa; Naval’nyj aveva lasciato un ultimo desiderio: che in segno di protesta contro delle elezioni che erano una farsa irriguardosa, la gente andasse a votare recandosi personalmente ai seggi in un giorno preciso, a un’ora precisa, alle 12 del 17 marzo. Francamente era difficile pensare che, nel clima di terrore in cui vive la Russia, l’invito potesse avere qualche seguito.

E invece è morta la paura, le anime sembrano aver riscoperto «la via del grano»: dopo le lunghe file di chi portava fiori, i filmati ci hanno mostrato lunghe file di votanti, mentre le testimonianze ci dicono, sì, della paura e del terrore, ma anche di gente che non può fare a meno di fare quello che fa per sentirsi viva, nonostante tutto.

Ci sorprendiamo, ma forse perché come sempre ci siamo distratti o abbiamo voluto distrarci per poterci dimenticare di quanto sia bella, ma costi la vita.

Sono mesi che nonostante tutto questa vita ci viene incontro dalle tombe dei tribunali, tornati ad essere l’unico luogo dove si può parlare pubblicamente di quello che si pensa.

Tra i tanti episodi che potremmo ricordare ne citiamo uno solo, tra i più recenti e meno noti: Roman Ivanov, giornalista condannato a sette anni per tre post contro la guerra; nella sua ultima parola prima della condanna ha detto: «non so perché qualcuno voglia rendermi infelice. Per me è incomprensibile. Ma sarò comunque felice. E come persona felice, diffonderò bontà e felicità intorno a me. Non porto rancore a nessuno. Non porto rancore alle persone che hanno sfondato la porta del mio appartamento, e che l’hanno perquisito. Non serbo rancore a nessuno. Sono cose che non servono».

Se qualcuno vorrà discutere sul significato e il valore delle file di questi giorni, tra funerali ed elezioni, credo che nessuno potrà fare a meno di riconoscere che questo condannato è davvero morto «a nuova vita» e che la legge del poeta è tornata ad affermarsi di nuovo: la paura è stata vinta e con essa è scomparso l’odio.

È una legge che si ripete in queste terre martoriate ma, parlandoci di terrore, morte e odio, continua a dirci il significato profondo di ogni via crucis. Più o meno un secolo fa, nel pieno delle prime persecuzioni contro i credenti, un sacerdote ortodosso, liberato dopo mesi di torture, a un suo parrocchiano, che gli chiedeva cosa fosse rimasto di tanti sogni e di tanti progetti, rispose: «La sofferenza ha tutto consumato, solo l’amore resta».

(photo credit Loris Silvio Zecchinato)

Adriano Dell'Asta

Adriano Dell'Asta è professore associato di Lingua e Letteratura russa alla Facoltà di Scienze linguistiche e Letterature straniere dell'Università Cattolica del Sacro Cuore e Vicepresidente della Fondazione Russia cristiana.

Guarda tutti gli articoli scritti da Adriano Dell'Asta
 

Array
(
    [acquista_oltre_giacenza] => 1
    [codice_fiscale_obbligatorio] => 1
    [coming_soon] => 0
    [disabilita_inserimento_ordini_backend] => 0
    [fattura_obbligatoria] => 1
    [fuori_servizio] => 0
    [has_login] => 1
    [has_messaggi_ordine] => 1
    [has_registrazione] => 1
    [homepage_genere] => 0
    [insert_partecipanti_corso] => 0
    [is_ordine_modificabile] => 1
    [moderazione_commenti] => 0
    [mostra_commenti_articoli] => 0
    [mostra_commenti_libri] => 0
    [multispedizione] => 0
    [pagamento_disattivo] => 0
    [reminder_carrello] => 0
    [sconto_tipologia_utente] => carrello
)

Ultimo fascicolo

Anno: 2024 - n. 1

Iscriviti a VP Plus+

* campi obbligatori

In evidenza

Terra Santa, cristiani a rischio ma indispensabili
Formato: Articolo | VITA E PENSIERO - 2024 - 1
Anno: 2024
A Gaza una presenza ridotta al lumicino, aggravata enormemente dall’invasione israeliana. Ma pure in Palestina la situazione è critica, anche per le violenze perpetrate dagli estremisti islamici. Un ruolo che va preservato, perché da sempre garante di pace.
Gratis

Inserire il codice per attivare il servizio.