Latino e greco, per l'Europa del duemila

Latino e greco, per l'Europa del duemila

18.12.2021
di Antonietta Porro

Gli ultimi mesi hanno visto l'uscita di diverse pubblicazioni volte a sottolineare il ruolo e il valore degli studi classici, e più in generale di quelli umanistici: sembra sia ancora necessario ricordare la funzione fondamentale cui essi adempiono, in una realtà dominata dalle tecnologie, vecchie e nuove, le quali, se rendono la nostra quotidianità più agevole, dovrebbero tuttavia mantenere il loro carattere di strumenti al servizio dell'uomo senza trasformarsi in divinità, oggetto di nuove forme di idolatria.

Certo, nessuno di noi saprebbe più vivere senza i vantaggi prodotti da simili strumenti, primo tra tutti quello di una comunicazione rapida, comoda, funzionale. Ci si chiede tuttavia se la rapidità, la comodità, la funzionalità si accompagnino sempre alla cordialità, all'intensità delle relazioni, all'ascolto, alla dialettica costruttiva che dovrebbero connotare una comunicazione realmente umana. Insomma, di fronte a ogni strumento innovativo e ‘funzionale’ non si potrà prescindere dall'interrogarsi sulla sua ‘funzione’ ultima, per non correre il rischio di divenire noi strumenti anziché utilizzatori.

La riflessione filosofica, l'indagine storica, la valorizzazione delle dimensioni logica ed estetica che connotano l'umano non sono attività opzionali o secondarie, da sacrificare sull'altare dell'utile. Di più: definire che cosa sia realmente utile alla vita umana è un portato diretto di questo genere di attività.

Per questo trovo non solo ingiustificate, ma addirittura paradossali (fino a scadere, in qualche caso limite, nel ridicolo) le paure di chi teme che avviare i giovani allo studio delle discipline umanistiche sottragga risorse intellettuali alla scienza e alla tecnica: la consapevolezza delle potenzialità e delle funzioni della propria intelligenza li renderà anzi più capaci di applicarsi anche alle scienze esatte e alle tecnologie, e di farlo da padroni, non da schiavi.

Credo inoltre ci si debba guardare da un errore tanto grave quanto pericoloso, specialmente ai nostri giorni: quello di separare, opponendoli tra loro, umanesimo e scienza, assegnando alla degenerazione della seconda al più il rischio dello scientismo e a quella del primo il pericolo del vaniloquio. Gli studi umanistici non sono antiscientifici; se coltivati con serietà, sono scienza essi stessi. Muta l'oggetto di studio, e inevitabilmente almeno in parte il metodo, ma le cosiddette scienze umane sono un ambito privilegiato per educare alla logica, al senso critico, alla valutazione storica, dimensioni che connotano l'utente consapevole delle nuove potenti risorse delle tecnologie. Molti uomini di scienza, che hanno alle spalle studi classici, testimoniano che non solo questi studi non li hanno allontanati dalle scienze cosiddette esatte, ma ne sono stati fonte di motivazione e di metodo.

In questo orizzonte trovo particolarmente importante la Dichiarazione congiunta dei Ministri dell’Istruzione europei volta a rafforzare la cooperazione europea per lo studio del latino e del greco antico, firmata, poche settimane or sono, dai Ministri dell’Istruzione francese, italiano, cipriota e greco.

Vi si legge la piena consapevolezza del fatto che «il latino e il greco antico sono l’eredità viva e caratterizzante della base comune della cultura europea e mediterranea», ma ancor più apprezzabilmente vi si riconosce che «l’apprendimento delle lingue e delle culture dell’antichità, la pratica della traduzione e la comprensione della cultura umanistica permettono di sviluppare i saperi fondamentali e gli strumenti che conducono alla riflessione e alla più ampia conoscenza del mondo e della società moderni, allo spirito critico e al ragionamento». Trovo pregevole il riferimento esplicito all'apprendimento delle lingue, fondamento imprescindibile di ogni studio rigoroso delle culture antiche, e alla pratica della traduzione, in controtendenza con la scelta di escluderli da parte di atenei anche prestigiosi del Nuovo Continente, con la motivazione, visibilmente pretestuosa, di non discriminare chi provenga da contesti sociali disagiati e non abbia potuto accedere alle scuole migliori e ai saperi più complessi.

La Dichiarazione, al contrario,esprime la volontà di «porre gli studi umanistici al centro dei curricoli scolastici, di dimostrare l’attualità e la modernità del latino e del greco antico, di promuoverne il rinnovamento e svilupparne l’insegnamento per contribuire a rafforzare il futuro dell’Unione Europea», anche attraverso il rafforzamento della cooperazione nell'ambito dello studio del latino e del greco antico favorendo partenariati, scambi, mobilità di studenti e docenti. A dar corpo alle intenzioni la decisione di istituire un «gruppo internazionale di esperti di alto livello incaricato di riflettere su una strategia globale e internazionale di promozione e sviluppo del latino e del greco antico e presentare nuove proposte concrete».

Ci auguriamo che la Dichiarazione abbia un ulteriore seguito operativo: quello del sostegno, giuridico ed economico, alla ricerca e alla didattica del greco e del latino. La legislazione scolastica e universitaria, l'attenzione ai programmi e alla loro realizzazione, la disseminazione della cultura classica al di là delle ristrette cerchie di specialisti sono strumenti attraverso cui è possibile non disperdere un patrimonio, fatto di letteratura, arte, documenti, ma anche – e forse soprattutto - di capacità di riflessione e di senso critico. Non tutti dovranno diventare grecisti o latinisti, ma si vorrebbe che tutti fossimo cittadini di una Europa moderna, all'avanguardia nella tecnologia e – proprio per questo - non immemore né incapace di riflessione e di giudizio storico.

Antonietta Porro

Antonietta Porro è professore ordinario di Lingua e letteratura greca e Direttore del Dipartimento di Filologia classica, Papirologia e Linguistica storica all'Università Cattolica del Sacro Cuore. Le sue ricerche hanno per oggetto la lirica greca arcaica, in particolare Alceo, l'esegesi antica di Alceo, Archiloco, Anacreonte, la poesia ellenistica, questioni di lingua letteraria greca; si è occupata anche di storia della tradizione dei testi greci e di alcuni aspetti del teatro greco. Tra le sue pubblicazioni volumi e contributi relativi ai suoi temi di ricerca e traduzioni commentate di Alceo e Demostene. È coautrice di un manuale di letteratura greca.

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