LE PAROLE DEL FUTURO DEI LAUREATI DELL’UNIVERSITÀ CATTOLICA

LE PAROLE DEL FUTURO DEI LAUREATI DELL’UNIVERSITÀ CATTOLICA

31.12.2022

Nel corso della sessantaduesima edizione del Premio Agostino Gemelli ai migliori laureati dell’Università Cattolica dell’anno 2021, organizzato da Alumni Cattolica - Associazione Ludovico Necchi, ogni premiato è intervenuto raccontando la propria esperienza universitaria attraverso due parole chiave: la prima scelta tra "Le parole del futuro" individuate dalle facoltà durante l’anno del Centenario dell’Ateneo; la seconda individuata in base al senso del proprio percorso. La passione con cui i giovani professionisti le hanno raccontate (qui trovate le clip video) ci ha convinto a condividerne almeno una, selezionando brevi parti dei loro discorsi. Ne viene fuori un mosaico di parole per il 2023 che già cammina sulle loro gambe e apre certamente a un orizzonte che possiamo racchiudere in una sola parola: speranza.


SOLIDARIETÀ
di Carlo Scotto Di Clemente (Facoltà di Giurisprudenza)

Solidarietà è una parola che nasce all'interno del diritto, in particolare del diritto romano, e indica un concetto un po' noioso. Sostanzialmente è il carattere di certe obbligazioni in riferimento alle quali ciascun debitore è tenuto a pagare per l'intero, in solidum come si suol dire. Solidarietà oggi significa molto di più chiaramente. Per la Costituzione la solidarietà è fonte di doveri inderogabili, come recita l’articolo l'articolo 2, con un riconoscimento dei diritti fondamentali dell'uomo sia come individuo – come singolo appunto – sia nelle formazioni sociali in cui non a caso la Costituzione parla di personalità. Quindi in qualche modo in questa norma si ritrova anche la parola persona, scelta dalla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica come “parola del futuro”. La solidarietà di fatto significa aiuto reciproco, aiuto disinteressato, consapevolezza - appunto - di appartenere ad un unico solidum, ad un unico intero.

POTERE
di Matteo Caoduro (Facoltà di Scienze Politiche e Sociali)

Per chi studia scienze politiche il potere è certamente un concetto cruciale. Da sempre assistiamo, e gli ultimi anni purtroppo non fanno eccezione, agli effetti negativi che derivano da un utilizzo del potere per scopi egoistici e personali a discapito del bene comune e della collettività. Alla luce delle sfide che ci troviamo e ci troveremo a vivere nei prossimi decenni – in particolare il contrasto all’emergenza climatica, la correzione a disuguaglianze economiche, sociali e di genere – penso che sia essenziale porre l’accento sul ruolo che l’Università e l’istruzione possano e debbano giocare nell’educare quelle nuove generazioni che si ritroveranno in una posizione di vertice in futuro. Educare a un potere inteso come “prendersi cura degli altri”, senza lasciare indietro nessuno. Un potere culturale non monodirezionale, un potere incentrato sulla cooperazione più che sulla competizione.

INCLUSIONE
di Camilla Scopigni (Facoltà di Economia)

L’inclusione è stata il fil rouge dei cinque anni trascorsi in Università, del mio percorso di studi in particolare, che metteva insieme economia e cultura. L'inclusione è stata il cardine di molte lezioni; ho capito che non può esistere fruizione culturale o istituzione culturale, ma anche servizio culturale, che non sia condiviso, che non sia accessibile a tutti con le stesse condizioni, che non sia dunque inclusivo. Perché la cultura esiste, vive e produce, ma solo se è coniugata al plurale.

CURA
di Giorgio Gallinaccio (Facoltà di Lettere e Filosofia)

Cura è una parola che si intreccia con il mio vissuto personale in quanto durante il mio percorso di studi qui in cattolica è stata diagnosticata a mia madre una neoplasia cerebrale e con grande impegno sono riuscito a laurearmi in tempo per permetterle di assistere alla mia laurea con grande soddisfazione. E quindi nel dolore e nella malattia della morte di mia madre la filosofia e la letteratura sono state un percorso di guarigione. Attraverso le parole di Socrate morente ho ritrovato fiducia e non paura nella morte. E ancora, vorrei ancor dire che i libri, i pensieri, sono per me - e penso per tutti - un porto sicuro nel quale rifugiarsi per ritrovare amore e calma e la letteratura infatti è un ancora di salvezza. Marco Aurelio diceva essere come degli scogli fra le onde scatenate del mare. E le lettere e la filosofia sono elementi incandescenti, elementi vivi, sono la nostra guida nella vita. E nelle ore di maggiore sconforto ritrovavo nei libri e nelle parole degli antichi, nell’amor fati nietzschiano, una cura. I libri come cura della mente, come cura del dolore. E la filosofia deve essere quindi equilibrio come una casa nella quale ritornare, far sempre ritorno dopo le battaglie quotidiane della vita per ritrovare noi stessi. Perché nella filosofia, nella letteratura scorre la scintilla divina dell’amore autentico che è l’aver cura, aver cura del prossimo. E quando la speranza sembra affievolire, ritrovo nei libri, nelle poesie, nella filosofia, la voce di mia madre ancora a guidarmi.

FUTURO
di Agnese Cantù (Facoltà di Scienze della formazione)

Penso che esista una relazione molto significativa tra futuro ed educazione (dal latino educere, ovvero tirar fuori, estrarre). Per il mio percorso di studi, ripongo indubbiamente molta fiducia nell'educazione e sono convinta che possa essere un elemento generativo potentissimo, capace cioè di dar vita a dei cambiamenti significativi e decisivi al punto di aiutarci a costruire, o quantomeno di provare a costruire, un futuro buono. Un futuro a cui tutti – sia le singole persone che la collettività – indipendentemente dal merito, possano guardare con ottimismo, ma soprattutto con speranza.

INNOVAZIONE
di Anita Occhio (Facoltà̀ di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali)

A causa dei recenti cambiamenti climatici è fondamentale tenere in considerazione il possibile sviluppo degli emerging risks – rischi emergenti - tra i quali la possibile trasmissione di resistenza agli antimicrobici all’interno della filiera alimentare. Innovazione è allora la parola chiave su cui concentrarsi. La ricerca, soprattutto nel settore food, si è concentrata negli ultimi anni sul miglioramento di processi produttivi già esistenti. Ad esempio il mio percorso di tesi si è focalizzato su quello che è lo studio di colture microbiche e di estratti di alghe che possono andare ad aumentare il periodo di conservazione degli alimenti. Più nel preciso i batteri lattici naturalmente presenti nei prodotti fermentati di origine carnea possono avere due diverse caratteristiche: oltre ad avere capacità fermentativa possono anche avere una capacità definita bioprotettiva. Quindi grazie alla produzione di alcuni composti questi possono sopravvivere all’interno di determinati ambienti andando a limitare il possibile sviluppo di altri microorganismi dannosi. In un mondo dove il consumatore è sempre più consapevole delle conseguenze delle proprie scelte e dove il concetto di sostenibilità non è solo obiettivo ma è soprattutto necessità, la ricerca universitaria svolge - e svolgerà sempre - un ruolo fondamentale per promuovere la conoscenza e favorire quindi l’innovazione, fondamentale, nel settore food.

IMPERFEZIONE
di Martina Giordano (Facoltà di Medicina e chirurgia)

Per anni mi sono sforzata di essere perfetta, vivendo nella tossica convinzione che se avessi studiato abbastanza, se mi fossi impegnata abbastanza, sarei riuscita ad attenermi a un ideale utopistico di perfezione, di essere il medico infallibile, la summa di tutto il Grey's Anatomy o del Harrison medicina interna insomma. E al quinto anno in realtà si è insinuato il dubbio che forse questa pretesa confermata esame dopo esame forse non era così attendibile. Adesso che lavoro da un anno posso dire che la pretesa della perfezione non è soltanto inattendibile ma è anche dannosa, perché sperarsi perfetti rappresenta un limite. Ed è riconoscendo i propri limiti e interfacciandosi con gli altri che si cresce. Così ogni giorno riesco ad essere un medico non perfetto, ma migliore.

UMILTÀ
di Alessio Triestino (Facoltà̀ di Medicina e Chirurgia, Odontoiatra)

Quando si studia il corpo umano ci si accorge che è un bene supremo, creato sicuramente da Dio e da una mente superiore: dobbiamo allora affrontare il percorso con grande umiltà per scoprirne tutti i segreti, cercando di studiare questa macchina così apparentemente perfetta con rispetto e con la voglia di scoprire di più. Io faccio un lavoro che fa paura a molti e quindi per me curare le persone significa veramente prenderle in cura, curare l'individuo a 360 gradi, un messaggio che dall’Università Cattolica mi è sempre arrivato.

SIMMETRIA
di Marco Barbieri (Facoltà̀ di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali)

Nel senso più generale della parola una simmetria è una trasformazione che lascia un oggetto invariato. Pensiamo di prendere un oggetto, scattare un’istantanea, applicare la simmetria e scattare una seconda istantanea. L'oggetto si è mosso ma le due foto sono indistinguibili. Quindi una simmetria in un certo senso è la ricerca di tutto ciò che si mantiene costante anche quando tutto intorno cambia. E probabilmente questa ricerca è anche la definizione che qualsiasi matematico darebbe di bellezza. E quindi è facile scoprire quando un matematico trova qualcosa di matematicamente bello perché i suoi occhi si illuminano - anche se non state capendo niente - la luce negli occhi è quello che parla della bellezza del risultato.

CURIOSITÀ
di Valentina Selva (Facoltà di Scienze Bancarie, Finanziarie e Assicurative)

La curiosità è l'elemento essenziale affinché il rischio, nucleo attorno cui la professione dell’attuario ruota intorno, diventi veramente opportunità e si abbia una visione completa di ciò che ci circonda. Non possiamo fermarci a quello che vediamo in superficie, non possiamo vedere le cose così come sembrano: bisogna andare nel dettaglio, bisogna scavare e andare a vedere i dettagli, appassionarsi, farsi delle giuste domande, porsi continuamente interrogativi e cercare di capire il perché delle cose. Molte volte non è semplice, però penso che se si ha l'approccio giusto si riesce a cambiare il punto di vista e trovare nuove risposte. In questo modo il rischio diventa veramente un'opportunità e passiamo dalla conoscenza alla competenza.

UNITÀ NELLA DIVERSITÀ
di Giorgia Vailati (Facoltà̀ di Scienze Linguistiche e Letterature Straniere)

Apprendere una lingua straniera significa acquisire un nuovo punto di vista sull'esperienza umana, cambiare la prospettiva da cui osserviamo un determinato fenomeno e anche acquisire un nuovo punto di vista sulla realtà. Non basta oltrepassare i confini nazionali per scoprire una nuova cultura, bisogna addentrarsi e superare potenziali preconcetti che derivano da una visione parziale che abbiamo del mondo. Tutto questo implica uno sforzo enorme, non solo dal punto di vista linguistico ma anche identitario poiché significa smussare le nostre concezioni più profonde anche per accoglierne di nuove. “Unità nelle diversità” è il motto dell'Unione Europea (qui in tutte le lingue) e ci esorta a trovare un punto d'incontro nel pieno rispetto delle singole peculiarità e unicità: un concetto che richiede ambizione, impegno e che non può rimanere un concetto astratto. L’augurio è quindi che impariamo a identificarci non soltanto costruendo dei muri ma dei veri ponti con chi incontriamo.

COMPETENZA
di Andrea Pellegrini (Facoltà di Economia e Giurisprudenza)

Competenza è un sostantivo che si presta a una duplice interpretazione. Può descrivere il sapere di pochi, uno strumento per distinguere chi più sa da chi meno sa e quindi isolare gli uni dagli altri. Tuttavia può avere un'altra accezione: può essere una ricchezza da condividere con gli altri per permettere a tutti di partecipare consapevolmente alle sfide attuali più importanti della società. Il tratto distintivo della mia esperienza universitaria è l'allenamento continuo al pensiero critico. Nel mio caso, come giurista, non fermarmi semplicemente ai segni di una disposizione normativa ma andare oltre, cercare i problemi che stanno dietro essa e cercare di individuare anche gli strumenti migliori per risolverli. Come scriveva Karl Popper: «Non ci sono discipline ma soltanto problemi e l'esigenza di risolverli».

IRRIDUCIBILITÀ
di Marta Sangiovanni (Facoltà di Psicologia)

Nella storia della psicologia sono stati inventati 5 milioni di modelli per classificare i modi in cui le persone soffrono. Tuttavia non credo si possa standardizzare la sofferenza umana sotto forma di modello e in tal modo comprenderla e quasi dominarla. Fare clinica significa entrare in contatto con l'irriducibilità dell'altro e la sua imprevedibilità. Come accade anche nelle relazioni personali di ognuno di noi, è proprio quando si pensa di aver capito l'altro e il suo modo di pensare e di comportarsi che egli sfugge dalle nostre aspettative e dalle caselle nelle quali volevamo rinchiuderlo. Le relazioni nella vita cambiano continuamente non vanno quasi mai come ci saremmo aspettati, e questo è vero anche in ambito clinico ma nel nostro lavoro non è indice di fallimento, anzi, di buon esito.


A cura della redazione

Roberto Righetto, Roberto Presilla, Velania La Mendola e Simone Biundo

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