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Libri: il mercato dei fuochi d'artificio

21.09.2019

di Giuliano Vigini

Da tempo ci si è accorti che nel mercato del libro in Italia ci sono ataviche anomalie e scompensi che non si è ancora riusciti ad eliminare: a cominciare dalla scarsità di lettori che – come ha ricordato più volte il presidente dell'Associazione italiana editori, Ricardo Franco Levi – rappresenta “un'autentica emergenza nazionale”. Perché è chiaro che, alla radice, non è l'utilizzo crescente di internet o delle tecnologie digitali se i lettori veri – non statisticamente “morbidi” o “inconsapevoli” (quelli che, tanto per intenderci, sfogliano un libro ogni tanto, per così dire “ a loro insaputa”) – restano una minoranza rispetto a gran parte dei Paesi europei e se, proprio per questo, l'editoria non riesce ad avere un più consistente ed equilibrato sviluppo.

Certo, possiamo sempre consolarci ricordando che, nonostante tutto, quella dei libri è la prima industria culturale d'Italia e la quarta in Europa, e che in questi anni si è molto intensificato lo sforzo di associazioni e istituzioni per promuovere una cultura del libro e della biblioteca, ma la realtà ci riporta a una situazione di mercato che – per quanto adesso migliorata (+1,3%) – resta in bilico, disomogenea, concentrata in poche aree commerciali, fatta prevalentemente di fuochi d'artificio, accesi oltretutto da pochi editori: basti pensare che l'80% delle vendite in libreria è attualmente appannaggio di soli 100 editori e che, per realizzare l'altro 20%, bisogna mettere insieme ben 7.568 case editrici!

Se isoliamo dal discorso la narrativa per adulti e per ragazzi, tutto il resto (in particolare la saggistica) si muove con grande fatica. È pur vero che spesso non si viene neppure a sapere che un libro esiste e che in libreria (per mille ragioni, tra cui la mancanza di adeguati rifornimenti, anche di libri molto recenti) sono più i libri che si cercano di quelli che si trovano. Ma il fatto è che, in una società spettacolarizzata, poco attenta ai fondamenti, tutti si adeguano a rincorrere il personaggio mediaticamente conosciuto e reclamizzato, l'attualità che può premiare sull'immediato, l'anniversario che suscita clamore, i temi stringenti del dibattito politico, economico e sociale che fanno parlare per qualche momento (salvo poi trovare, qualche mese dopo, i libri che li riguardano al macero o, sconsolati, in magazzini editoriali già stracolmi).

Il risultato è una precarietà diffusa, che non consente agli editori in genere e ai piccoli in particolare di trovare spazi adeguati ai loro meriti, anche perché, non solo le librerie hanno dovuto essere molto prudenti, ma anche le biblioteche sono venute a mancare come clienti significativi: se infatti prima assorbivano qualche centinaio di copie dei libri importanti e avevano anche un ruolo non secondario nella valorizzazione dei piccoli, oggi queste peculiarità sono scomparse o si sono notevolmente appannate per l'aggravarsi dei problemi economici.

A parte qualche sussulto in qualche mese dell'anno e qualche best-seller che fortunatamente dà nutrimento e ristoro agli editori e ai librai (quando arrivano è come la manna nel deserto), si resta dunque nella permanente attesa di orizzonti più sereni.

      

Giuliano Vigini

Giuliano Vigini è noto come autore di saggi sull’editoria ed esperto di editoria (disciplina che insegna all’Università Cattolica di Milano) e mercato del libro. È membro di vari premi e comitati editoriali. Ha pubblicato anche numerose opere sulla letteratura cristiana antica, moderna e contemporanea. Collabora con giornali e riviste, tra cui il «Corriere della Sera», «Avvenire», «Famiglia cristiana» e «Vita e Pensiero».

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