Neruda, cantore potente e bohémien

Neruda, cantore potente e bohémien

23.09.2023
di Dante Liano

La potente poesia di Pablo Neruda evoca alberi preistorici abbattuti dall’eterna pioggia primordiale, nebbie e raggi di sole come canne spente, tra i verdi e i marroni delle umide foreste tropicali del Cile meridionale. Evoca suoni misteriosi in lontananza, come inquietanti, oscuri, ossessionanti tonfi di mazza, e il fruscio di nebbiosi uccelli del sud, che si posano sui rami o sulle felci con gocce di rugiada primaverile. Evoca una fitta vegetazione, ma non giungle, bensì foreste di alberi torreggianti i cui nomi derivano dalle popolazioni originarie, mapuches fieri e orgogliosi, orfani di Caupolicán e della sua altera ribellione e nipoti in un certo senso di Don Alonso de Ercilla, le cui rime erano testimonianza di barbarie e resistenza. Araucarie, carrubi, querce, coigües, queules, noccioli... sotto l’acqua persistente, profumata di umidità. Terreni tappezzati di foglie fragili, dai colori autunnali, in lenta, languida e persistente decomposizione.

C’è magia in quel paesaggio e magia nell’infanzia di Neruda. Ci si può immaginare il suo robusto padre, impiegato delle ferrovie nella lontana Temuco, ancora più lontana nel 1904, quando il treno era un mezzo di trasporto appena arrivato dalle arcane frontiere del progresso. Magico il treno (lo è sempre per i bambini) e magico l’incontro con la grande poetessa e maestra Gabriela Mistral, nella scuola di Temuco. Lei riconosce la vocazione del ragazzo, ma l’età non permette profezie. Come tanti altri, Neruda si reca a Santiago, la capitale, per gli studi superiori e lì avviene una doppia trasformazione: smette di essere l’anonimo Neftalí Reyes per diventare il più prestigioso Pablo Neruda; e da timido uomo di provincia diventa il timido bohémien sempre vestito di nero, il cui fascino avrebbe dato origine a burrascose storie d’amore e a Veinte poemas de amor y una canción desesperada, un libro letto da milioni di lettori in lingua spagnola. Questo libro contiene versi che generazioni di innamorati hanno ripetuto instancabilmente: “L’amore è così breve / e l’oblio è così lungo”… Per evitare la ripetizione o l’esaurimento, Neruda si rivolge al surrealismo, con libri quasi esoterici come Tentativa del hombre infinito e Residencias I e II.

Pratica il surrealismo in Estremo Oriente, dove viene preso da modesti incarichi diplomatici accettati per viaggiare e uscire dall’ambiente provinciale. In Birmania, la gelosa Josie Bliss minaccia di ucciderlo e Neruda fugge sul primo traghetto, mentre scrive una famosa poesia: Tango del viudo. I progressi della sua carriera diplomatica lo portano a Madrid, dove fa amicizia con i giovani poeti spagnoli della Generazione del ’27, in particolare con Rafael Alberti e Federico García Lorca. Questi poeti non potevano ignorare la forza della poesia classica del Secolo d’Oro, ma nemmeno le nuove ricerche letterarie, dal Simbolismo al Modernismo e alle Avanguardie. La voce potente di Neruda li seduce e lo accolgono come uno di loro. E poi, nel bel mezzo della vita bohémien di una Madrid piena di energia e speranza, la catastrofe. Nel 1936, il generale Franco si solleva contro la Repubblica spagnola e scoppia la guerra civile. Neruda assiste, con stupore e meraviglia, all’assassinio di García Lorca, all’esilio dei suoi amici poeti, al bombardamento della capitale spagnola da parte delle truppe di Franco. In quel momento, lo squisito poeta surrealista si schiera, perché ci sono momenti nella storia di una persona in cui non può restare indifferente. Con indignazione, Neruda cambia tono nella Terza Residenza e scrive: “Venite a vedere il sangue che scorre nelle strade!”.

Non solo la sua poesia cambia, ma anche la sua vita. Di orientamento più o meno anarchico, Neruda si iscrive al Partito Comunista, al quale appartengono alcuni suoi amici poeti. Utilizza tutti i mezzi possibili per combattere le forze oscure che sono sorte nella sua amata Spagna. Quando la Repubblica soccombe, il governo cileno gli ordina di organizzare una nave per portare migliaia di esuli repubblicani a Santiago. Non è più il poeta timido e triste dei suoi vent’anni, ma un formidabile organizzatore, che imbarca i rifugiati sulla nave Winnipeg, verso l’America salvifica, dove saranno accolti alcuni dei più importanti scrittori spagnoli. Alberti, a Buenos Aires; Juan Ramón Jiménez, a Porto Rico; Ramón Sender, negli Stati Uniti; Luis Cernuda, in Messico. In un certo senso, Neruda diventa un simbolo del poeta civile, alla maniera di Victor Hugo o Emile Zola.

Siamo negli anni Cinquanta. Neruda è console in Messico e aiuta il muralista David Alfaro Siqueiros a rifugiarsi in Cile, dopo che il pittore aveva tentato di assassinare Trotzky. Di fronte alle pesanti critiche internazionali, Neruda trascorre un periodo di tranquillità in Guatemala, dove viene accolto da Miguel Ángel Asturias, che in seguito diventerà Premio Nobel. Dal Guatemala parte per il Perù e da lì per il Cile. Sono anni eroici, e il suo Canto General del Cile, uno sforzo epico per cantare un paese, diventa Canto General, una monumentale descrizione lirica di tutta l’America, con le accorate “Alturas de Macchu Picchu”. La sua poesia diventa comunicativa, un cesto pieno di metafore e di immagini accessibili e naturali, con la geniale disinvoltura che gli fece improvvisare, tanti anni fa, una gara “al alimón” (alternanza) con García Lorca. La poesia di Neruda diventa essenziale, semplice e, allo stesso tempo, travolgente. Le sue Odi elementari rendono lirici gli oggetti quotidiani, per quanto siano associati al prosaico: cipolle, aglio, un camion di pomodori, anguria, brodo di grongo. Perché non c’è nulla che non sia poetico, sembra dire, o meglio, non sono le cose, in sé, a essere poetiche, ma il linguaggio dominato in profondità che le eleva a quel rango.

La sua vita diventa romanzesca. Negli anni Sessanta è perseguitato dal governo per i suoi accesi discorsi di opposizione al Senato. Fugge a cavallo attraverso l’aspra catena montuosa delle Ande. Si ferma a Buenos Aires, dove Miguel Ángel Asturias è diplomatico, e con il passaporto del guatemalteco (i due sono molto simili) si rifugia a Parigi. Nel 1971 riceve il Premio Nobel. Torna in Cile per sostenere il presidente Allende. Partecipa con tutto se stesso alla costruzione del governo di Unità Popolare. L’11 settembre il generale Pinochet ripete il tradimento di Franco: organizza un colpo di Stato contro Allende, che muore difendendo il palazzo della Moneda. Il 22 settembre Neruda viene a sua volta assassinato per avvelenamento in una clinica privata di Santiago. Sembra incredibile: sono passati 50 anni da tutto questo. Neruda rimane, i suoi versi, i suoi milioni di lettori e la sua costruzione immaginaria dell’America. Leggendolo si ha la conferma: uno dei più grandi poeti del XX secolo.

(photo credit Biblioteca del Congreso Nacional)

Dante Liano

Dante Liano è scrittore e critico letterario guatemalteco, Premio Nazionale della Letteratura del Guatemala Miguel Angel Asturias nel 1991 e finalista del Premio Herralde de Novela nel 1987 e 2002, a lungo professore ordinario di Lingua e letteratura spagnola dell’Università Cattolica dove è tuttora titolare del corso.

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